In data 15 febbraio 2022, il Fővá rosi Törvényszék (Corte di Budapest; il “giudice del rinvio”) ha presentato una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia in merito al divieto di un’operazione di concentrazione in un settore ritenuto strategico per gli interessi nazionali, ponendo in luce il possibile conflitto tra il diritto dell’Unione e la normativa di uno Stato Membro sugli investimenti stranieri. 

La vicenda riguarda l’acquisizione della totalità delle partecipazioni di una società, la «Janes és Tá rsa» Szá llí tmányozó , Kereskedelmi és Vendéglá tó Kft. (“Janes”)1 da parte di un investitore estero, la Xella Magyarország Épí tőanyagipari Kft. (“Xella”)2 . Quest’ultima aveva stipulato un contratto di compravendita in data 29 ottobre 2020, inviandone la notifica al Ministro dell’Innovazione e della Tecnologia in conformità alla “Legge LVIII del 2020 sulle norme transitorie relative alla cessazione dello stato di emergenza e sulla crisi epidemiologica”. 

Poiché il Ministro aveva vietato l’operazione, la Xella si era rivolta al giudice del rinvio, il quale aveva dichiarato che il Ministro non si era attenuto alle norme procedurali né aveva adempiuto l’obbligo di motivazione ad esso incombente, annullandone la decisione e ordinandogli di avviare un nuovo procedimento. Con la sua nuova decisione, tuttavia, il Ministro aveva confermato il suo veto poiché, a suo giudizio, l’acquisizione della Janes era finalizzata a consentire ad un’impresa di uno Stato terzo di ottenere un’influenza in una società fondamentale per la sicurezza e la prevedibilità dell’estrazione e dell’approvvigionamento di materie prime. In sostanza, il veto veniva giustificato con l’esigenza di non ridurre il numero di imprese strategiche appartenenti ai cittadini ungheresi e di evitare un vulnus agli interessi nazionali. 

Di conseguenza, ritenendo che la decisione del Ministro costituisse una pratica amministrativa contraria all’articolo 65 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE)4 , la Xella si era rivolta nuovamente al giudice del rinvio che, alla luce della necessità di interpretare la normativa dell’Unione rilevante in materia, aveva deciso di sospendere il procedimento e di rivolgere alla Corte di Giustizia due questioni pregiudiziali. 

Con la prima questione, il giudice del rinvio chiedeva se, alla luce dei considerando 4 e 6 del Regolamento (UE) 2019/452 e di quanto previsto dall’articolo 4, paragrafo 2, del Trattato sull’Unione Europea (TUE) , l’articolo 65, paragrafo 1, lettera b), TFUE debba essere interpretato nel senso che include la possibilità di adottare una disciplina come quella di cui agli articoli 276, punti 1 e 2, lettera a), e 283, paragrafo 1, lettera b), della Legge LVIII del 2020.

Con la seconda questione, invece, il giudice del rinvio chiedeva se la mera circostanza che la Commissione abbia svolto una procedura di controllo delle concentrazioni, abbia esercitato le proprie competenze e abbia autorizzato una concentrazione relativa alla catena di proprietà di un investitore estero indiretto osti all’esercizio del potere decisionale ai sensi del diritto dello Stato membro applicabile. 

In realtà, la questione del rapporto complesso tra la normativa nazionale in materia di investimenti esteri diretti (Foreign Direct Investment, FDI) ed il Regolamento europeo sulle concentrazioni (EU Merger Regulation, EUMR ) era già emersa nell’ambito dell’acquisizione del controllo esclusivo della AEGON Hungary Holding B.V., della AEGON Hungary Holding II B.V., della AEGON Poland/Romania Holding B.V. e della AEGON Turkey Holding B.V. (congiuntamente "Aegon")8 da parte del Vienna Insurance Group AG Wiener Versicherung Gruppe ("VIG") .

Più particolarmente, in data 6 aprile 2021 il Governo ungherese aveva posto un veto all’operazione ritenendola in grado di minacciare i legittimi interessi dell'Ungheria. Per contro, la Commissione aveva autorizzato l’operazione il 12 agosto 2021, giudicando in data 21 febbraio 2022 il veto del Governo ungherese in contrasto con l’articolo 2110 dell’EUMR, in quanto i) esistevano diversi dubbi sul fatto che misura del governo fosse effettivamente volta a tutelare i legittimi interessi dell'Ungheria, ii) non era chiaro come l'acquisizione delle filiali ungheresi della Aegon da parte della VIG rappresentasse una minaccia per un interesse fondamentale della società, dato che entrambe le parti erano compagnie assicurative europee già presenti in Ungheria, e iii) il veto aveva limitato il diritto della VIG di effettuare una transazione transfrontaliera e le autorità ungheresi non erano riuscite a dimostrare come la misura fosse giustificata, adeguata e proporzionata11 . Muovendo da tali premesse, la Commissione aveva ordinato al Governo ungherese di revocare il veto entro il 18 marzo 2022, al fine di evitare l’avvio di una procedura di infrazione. Pertanto, il Governo aveva revocato tale misura e in data 23 marzo 2022 la Aegon aveva ufficializzato la cessione delle sue attività ungheresi alla VIG.

I casi Aegon e Xella potrebbero rappresentare un punto di svolta in materia di FDI, poiché la Commissione ha fornito degli utili chiarimenti sulla legittimità delle prassi nazionali a tutela dei loro interessi strategici al fine di evitare sia un’eccessiva discrezionalità nelle misure applicabili da parte dei governi, sia possibili frizioni con le norme del diritto dell’Unione. Infatti, l’articolo 21 dell’EUMR lascia agli Stati Membri la possibilità di adottare misure adeguate per tutelare i loro legittimi interessi, a condizione che siano compatibili con il diritto europeo, fermo restando che eventuali misure diverse da quelle a tutela dell'interesse pubblico, della pluralità dei media e delle norme prudenziali devono essere comunicate alla Commissione prima di essere attuate.

Tuttavia, la vicenda non è ancora conclusa e la palla passa ora ai giudici europei, che potrebbero anche decidere di stringere le maglie delle regolamentazioni in materia di FDI per garantire in futuro investimenti con minori fattori di rischio.