Libera circolazione dei lavoratori, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi hanno determinato un incremento significativo del numero dei cittadini europei interessati dal fenomeno della “mobilità”: le statistiche parlano di 17 milioni di persone che attualmente vivono e lavorano in uno Stato Membro diverso da quello di origine. Praticamente il doppio rispetto allo scorso decennio. 

Le dimensioni del fenomeno hanno, da un lato, dato impulso all’elaborazione di un corpus legislativo europeo volto a tutelare i diritti dei lavoratori interessati e garantire loro pari condizioni di lavoro (di rilievo le direttive 2014/67/UE e 2018/957/UE sul distacco transnazionale e la normativa sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale), dall’altro hanno posto il problema di un’effettiva ed uniforme applicazione di tali norme che “richiede […] una cooperazione e uno scambio strutturati tra le autorità nazionali competenti, oltre a risorse per attività comuni, come l'organizzazione di ispezioni congiunte o la formazione di personale nazionale per la gestione delle controversie transfrontaliere” 1 .

È in questo contesto che la Commissione Europea ha dato avvio ad una serie di proposte ed iniziative tese a favorire la cooperazione amministrativa tra le competenti autorità degli Stati Membri e a facilitare l’applicazione della normativa UE da parte degli stessi, tra le quali assumono particolare rilievo:

- l’elaborazione del Sistema Internal Market information (IMI), uno strumento online multilingue che facilita lo scambio di informazioni tra le autorità pubbliche e la mutua assistenza sulla mobilità dei lavoratori; e

- la proposta legislativa per l’istituzione di una Autorità Europea del Lavoro (ELA) con lo scopo di assicurare l’equa mobilità dei lavoratori nel mercato interno dell’Unione Europea.

Il 14 febbraio 2019 l’iter legislativo per l’istituzione dell’ELA è arrivato ad un punto apparentemente decisivo: il Consiglio ed il Parlamento Europeo, infatti, hanno dato notizia di un accordo, seppur provvisorio, che avrebbero raggiunto su un testo di Regolamento europeo che ne disciplini organizzazione e funzioni.

In quanto Regolamento, si tratterà di una normativa di immediata applicazione negli Stati Membri; le attività della Autorità Europea del Lavoro riguarderanno le norme sul distacco dei lavoratori, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e la legislazione specifica nel settore dei trasporti su strada.

In particolare, l’Autorità si occuperà di: (i) offrire supporto agli Stati Membri nel fornire ai lavoratori ed ai datori di lavoro interessati le informazioni riguardanti i reciproci diritti e obblighi nei casi di mobilità transfrontaliera; (ii) favorire il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati Membri mediante lo scambio reciproco di informazioni nonché l’effettuazione di ispezioni concertate e coniugate per combattere gli abusi, le frodi e il lavoro non dichiarato; e (iii) svolgere un ruolo di mediazione tra gli Stati Membri nel caso di controversie transfrontaliere.

Originariamente, la proposta di Regolamento prevedeva anche la possibilità di un intervento da parte della ELA, su richiesta degli Stati Membri Interessati, per affrontare “perturbazioni del mercato del lavoro su vasta scala o delocalizzazioni e chiusure di imprese che hanno ripercussioni sull’occupazione o portano a licenziamenti collettivi”. Tale possibilità, però, non sembra essere richiamata dall’accordo raggiunto tra il Consiglio ed il Parlamento Europeo il 14 febbraio scorso. La sua inclusione tra i compiti della Autorità resta, pertanto, dubbia.

L'accordo sarà ora presentato al Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio (Coreper) per la necessaria approvazione e successivamente sarà sottoposto al voto definitivo del Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria.