Nuovo Regolamento UE n. 655/2014: Sequestro conservativo europeo

Dal 18 gennaio 2017 è applicabile il Regolamento UE 655/2014 (“Regolamento”), che istituisce una procedura per ottenere un’ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti correnti bancari. Lo strumento giunge a completamento di un lungo iter di approvazione iniziato nel 2006 e tenta di dare una risposta al problema del recupero dei crediti transfrontalieri, che secondo le stime coinvolge oltre un milione di piccole imprese con una perdita di circa 600 milioni di euro ogni anno.

Il Regolamento si prefigge l’obiettivo di istituire un titolo uniforme in tutta l’Unione Europea, che non necessiti di exequatur e che consenta di sottoporre a sequestro conservativo i conti bancari detenuti dal debitore in un altro Stato membro, agevolando quindi l’esecuzione e il recupero dei crediti transfrontalieri nelle more dell’attivazione del giudizio di merito.

L’istituto è applicabile per i crediti pecuniari in materia civile e commerciale – tra le esclusioni, si segnala quella per i crediti nei confronti di debitori assoggettati a procedura concorsuale – purché la fattispecie presenti elementi di transnazionalità, e cioè nei casi in cui i conti bancari si trovino in uno Stato membro: (i) diverso da quello di domicilio del creditore, o (ii) diverso da quello dell’autorità competente a concedere il provvedimento. La procedura richiama nei suoi presupposti l’ordinario sequestro conservativo italiano, con alcune particolarità.

Il requisito principale per la concessione dell’ordinanza consiste nell’urgente necessità del sequestro, a causa del rischio concreto che l’esecuzione sia impedita o resa più difficoltosa (periculum in mora). Qualora il provvedimento sia richiesto prima o durante il giudizio di merito, il creditore dovrà inoltre fornire la prova che la sua domanda sarà verosimilmente accolta (fumus boni iuris); in quest’ultimo caso il creditore sarà poi tenuto a iniziare l’azione di merito entro un breve termine, a pena di revoca o inefficacia del sequestro.

Il tratto caratteristico della procedura consiste nella sua tempestività: il Regolamento stabilisce, infatti, che il provvedimento debba essere rilasciato entro 10 giorni lavorativi dalla domanda (5, nel caso sia già presente una decisione giudiziaria sul merito). L’intero procedimento si svolge inoltre senza alcun coinvolgimento del debitore al fine di non pregiudicare “l’effetto sorpresa” del sequestro, di cui egli sarà informato solo successivamente.

Salva la responsabilità per i danni causati al debitore, qualora il sequestro sia richiesto prima o durante il giudizio è previsto che il creditore debba costituire un’idonea garanzia onde evitare l’abuso dello strumento; il giudice potrebbe, in via eccezionale, esentare il creditore dalla garanzia. Tale obbligo non è previsto, invece, nel caso in cui il creditore abbia già ottenuto una decisione giudiziaria, salvo che l’autorità giudiziaria non ritenga la garanzia opportuna in base alle circostanze del caso. Come accade nell’ordinamento italiano il debitore potrebbe chiedere di sostituire il sequestro al rilascio di un’idonea garanzia, salva la possibilità di ricorrere contro il provvedimento di sequestro. Proprio il fatto che il procedimento si svolga inaudita altera parte ha indotto i primi commentatori a parlare di uno strumento di forte tutela delle ragioni creditorie.

Al fine di agevolare il recupero del credito, il Regolamento prevede un importante strumento per il creditore che, a determinate condizioni, potrà richiedere all’autorità giudiziaria informazioni sui conti bancari del debitore e ottenerne l’identificazione, potendosi avvalere dell’ordinanza di sequestro anche nel caso in cui non disponga inizialmente di tali informazioni.

L’ordinanza di sequestro è automaticamente esecutiva, senza necessità di alcuna procedura speciale per il riconoscimento negli altri Stati membri.

Nonostante le critiche che hanno accompagnato l’adozione del Regolamento per il forte squilibrio tra le parti, unite al fatto che il provvedimento non sia applicabile nel Regno Unito e in Danimarca e ai dubbi dottrinali circa la reale portata pratica dell’istituto, il sequestro conservativo europeo segna indubbiamente un passo in avanti nella tutela delle ragioni dei creditori e fornisce alle imprese un ulteriore strumento per conseguire il recupero dei crediti all’interno dell’Unione Europea.