Il 16 maggio 2017 il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) Giovanni Pitruzzella ha presentato la relazione annuale sull’attività svolta dall’Autorità nel 2016.

La relazione sottolinea come l’enforcement antitrust abbia registrato una crescita sia in termini di sanzioni complessive – per un totale di 306 milioni di euro– sia di numero di procedimenti. Nel corso del 2016 e dei primi mesi del 2017 vi sono stati, infatti, 13 procedimenti per intese, 9 per abusi, 73 per il controllo delle concentrazioni e 145 per la tutela del consumatore. La relazione inoltre sottolinea come l’AGCM valorizzi l’effettività del principio di difesa, anche mediante una distinzione marcata tra l’attività di indagine degli uffici e quella di decisione svolta dal Collegio. Ciò sarebbe dimostrato dal numero dei procedimenti chiusi senza l’irrogazione di sanzioni o l’accettazione di impegni, in crescita dal 4% nel settennato precedente al 14% in quello attuale. Aumenta anche l’attività di advocacy diretta a promuovere la concorrenza, con 105 segnalazioni adottate in relazione alle restrizioni della concorrenza derivanti da normativa esistente o dai progetti normativi e 23 pareri ai sensi dell’art. 21-bis l. 287/1990. Si osserva poi un rafforzamento anche del quadro istituzionale, con la recente adozione del Decreto Legislativo n. 3/2017, che ha recepito la direttiva europea sul private enforcement, e la recente proposta di direttiva europea sul consolidamento del ruolo delle Autorità nazionali nell’applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE.

La relazione poi, prima di affrontare nello specifico i principali risultati dell’azione antitrust nell’anno trascorso, si concentra su una panoramica del contesto economico-politico, e sulle relative implicazioni nei confronti della concorrenza. Dopo decenni di apertura dei mercati, infatti, tale trend sembra ora messo in discussione sia dalla politica che dall’economia, che sempre di più propendono per soluzioni protezionistiche e di chiusura dei mercati, con una conseguente compressione della concorrenza. In questo contesto di “stress” dei mercati, con rilevanti conseguenze sul piano politico e sociale, si innestano tuttavia una serie di innovazioni che hanno caratterizzato l’azione antitrust nell’ultimo anno.

Una prima novità consiste nella riscoperta della fattispecie dell’abuso per prezzi eccessivi, prevista dalla normativa europea ma raramente rinvenibile nella prassi delle Autorità. Tale pratica diventa particolarmente nociva laddove l’impresa in oggetto gode di posizioni privilegiate sul mercato, che quindi non riesce a reagire, e laddove la domanda dei prodotti è anelastica, come nel caso dei farmaci “salvavita”. Proprio in questo settore l’AGCM ha condannato la multinazionale Aspen per aver venduto dei farmaci antitumorali a prezzi aumentati dal 300% al 1500%, senza che ciò fosse giustificato da spese di ricerca. Inoltre, la relazione ricorda un altro caso su tale fattispecie di abuso, riguardante gli impegni presentati da Enel nell’ambito di un procedimento in cui si contestavano aumenti ingiustificati di prezzi dell’energia ai consumatori finali, con riferimento alle politiche di offerta dell’impianto di Brindisi.

Una seconda novità rilevante consiste nella tutela del contraente debole contro gli abusi di dipendenza economica. Tale strumento, anch’esso poco utilizzato nella prassi, è stato applicato dall’AGCM in materia di ritardi dei pagamenti nei confronti delle piccole e medie imprese, come nel caso delle sanzione erogata alla società Hera per l’illiceità di una clausola nei capitolati di fornitura che prevedeva il pagamento entro un termine di 120 giorni dal ricevimento della fattura. Vengono inoltre ricordati gli importanti interventi a tutela del consumatore debole contro pratiche commerciali scorrette di particolare impatto sui mercati. Per esempio la Banca Popolare di Vicenza è stata sanzionata per aver obbligato i clienti cui veniva concesso un finanziamento a sottoscrivere obbligazioni convertibili per coprire gli aumenti di capitale. Inoltre, tale strumento è stato utilizzato nel caso di pratiche aggressive di ampio impatto sociale, come messaggi pubblicitari fuorvianti e tecniche scorrette di teleselling.

Un ultimo ambito di innovazione che ha caratterizzato l’azione antitrust dell’ultimo anno è quello della tutela del consumatore e della concorrenza con riguardo ai mercati digitali. Sebbene si riconosca che esistono altri strumenti più importanti delle politiche di concorrenza per la promozione dell’economia digitale, la relazione sottolinea come l’AGCM si sia mossa lungo alcune specifiche direttrici. In particolare, tra le altre, rilevante è stata la vigilanza sulle dinamiche dell’economia dei Big Data: a tal riguardo, sono state ritenute aggressive alcune condotte di WhatsApp relative al trasferimento dei dati degli utenti da Facebook, reso sostanzialmente obbligatorio senza che l’utente potesse prestare consenso, e alla vessatorietà di alcune clausole nei termini di utilizzo di Messenger. Inoltre, si ricordano le sanzioni irrogate a Samsung per pratiche scorrette, secondo cui l’ottenimento di sconti sui prodotti era subordinato al consenso del trattamento dei dati dell’acquirente a scopo di marketing. Sempre nell’ambito dei mercati digitali, l’Autorità si è impegnata nella promozione dello sviluppo della reta a banda ultra-larga e nel superamento degli ostacoli regolatori alla sharing economy, specialmente con l’utilizzo dei propri poteri di advocacy nei confronti dei decisori. Rilevante è anche l’impegno per la tutela del consumatore nei mercati dell’e-commerce, nell’ottica dello sviluppo di tale settore del commercio e dell’accrescimento della fiducia degli utenti. Tra i casi rilevanti si ricordano in particolare le sanzioni nei confronti di Ticketone, per pratiche commerciali scorrette nella vendita online di biglietti per concerti.

In conclusione, il Presidente auspica un rinnovato dialogo tra le Autorità a livello globale, per coordinare gli interventi e promuovere la cultura della concorrenza, che rappresenta un passo importante per salvaguardare la globalizzazione e l’apertura, spingendo, però, verso una progressiva riduzione degli elementi di distorsione dei mercati.