Con il Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, recante Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgente”, il Legislatore è tornato sulla disciplina delle Start -Up Innovative – definite come imprese che hanno quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore technologico – introducendo nuovi criteri, meno restrittivi per la costituzione delle stesse e per l’accesso alle agevolazioni finanziarie.

L’Italia ha codificato, per la prima volta, le Start-Up Innovative, con il Decreto Legge n. 179/2012, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, convertito con modificazioni dalla Legge 17 dicembre 2012, n.221, introducendo cosi’ misure dirette a favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, al fine di contribuire allo sviluppo di nuova cultura imprenditoriale, alla creazione di un contesto maggiormente favorevole all’innovazione.

Le disposizioni sopra citate che regolano le Start-Up Innovative, cosi’ come poi integrate dal Decreto Ministeriale del 21 febbraio 2013, sono state ispirate al Rapporto “Restart, Italia!”, elaborato da una Task Force istituita nell’aprile 2012 dal Ministero dello Sviluppo Economico, al fine di portare innovazione e sviluppo, trasversale, in tutta l’economia nazionale.

Le Start-Up Innovative, quindi, sono state concepite per essere soggette a un regime giuridico agevolato che ne favorisce :

  • La dilazione degli obblighi di apporto di capitale in occasione di perdite;
  • L’incentivazione verso dipendenti, collaboratori e consulenti nonché flessibilità dei rapporti di lavoro;
  • La riduzione dei costi di gestione e di accesso ad agevolazioni fiscali;
  • L’incentivazione a favore di terzi ad investire in startup innovative;
  • Le regole di governance e assetti societari volti a dare maggiori garanzie agli investitori;
  • L’automatismi nei controlli fiscali;
  • La non applicazione procedure concorsuali diverse dal concordato per la ristrutturazione del debito;
  • l’accesso a forme di finanziamento innovative.

Ora, con il recente Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, il Legislatore ha dettato nuove prescrizioni in favore delle Start – Up Innovative, (i) abrogando l’obbligo della prevalenza di soci persone fisiche nella compagine sociale nei primi due anni di avvio della startup, con ciò consentendo fin da subito l’ingresso ad investitori istituzionali; (ii) riducendo la quota di minima di ricerca e sviluppo al 15%, e non più al 20%, (iii) ed estendendo l’accesso alle imprese con almeno 2/3 della forza lavoro costituita da persone in possesso di una laurea magistrale, non quindi necessariamente del dottorato di ricerca, e alle società titolari di un software originario registrato presso la SIAE.

Detto Decreto Legge, inoltre, segue di pochi giorni il provvedimento del Ministro dell’Economia e delle Finanze (Decreto del 23 aprile 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2013), con cui sono stati stabiliti i criteri e le modalità semplificate di accesso al Fondo centrale di garanzia, di cui all’art. 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Il suddetto Decreto Legge ha previsto, infatti, che:

  • le Start-Up Innovative possano accedere gratuitamente, in via prioritaria e secondo modalità semplificate, alla garanzia sul credito bancario concessa dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese;
  • la garanzia può coprire fino allo 80% del credito ottenuto ed è concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati;
  • 2,5 milioni di euro l’importo massimo garantito per ogni startup e assegna alle richieste di garanzia riferite a tale tipologia di impresa priorità nell’istruttoria e nella presentazione al Fondo.