In data 16 maggio 2019 l’Avvocato Generale Hogan si è pronunciato nella Causa C-484/18, Société de perception et de distribution des droits des artistesinterprètes de la musique et de la danse (Spedidam), PG, GF contro Institut national de l’audiovisuel, sull’interpretazione degli articoli 2, lettera b), 3, paragrafo 2, lettera a), e 5 della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione1 .

La domanda di pronuncia pregiudiziale era stata presentata dalla Corte di Cassazione francese, nell’ambito di una controversia tra la Société de perception et de distribution des droits des artistesinterprètes de la musique et de la danse (Società per la riscossione e la distribuzione dei diritti degli artisti interpreti di musica e danza; “Spedidam”) e PG e GF, figli e aventi causa di un batterista jazz di fama mondiale, ZV, e, dall’altro, l’Institut national de l’audiovisuel (Istituto nazionale francese per l’audiovisivo; “INA”), in merito ad una richiesta di risarcimento dei danni per l’asserita lesione da parte dell’INA dei diritti degli artisti interpreti o esecutori detenuti da PG e GF.

PG e GF nel 2009 avevano scoperto che l’INA, l’ente pubblico responsabile della conservazione e della valorizzazione del patrimonio audiovisivo nazionale, aveva reso disponibili sul proprio sito internet, senza la loro autorizzazione, 26 videogrammi e un fonogramma riproducenti interpretazioni ed esecuzioni del loro defunto padre. Di conseguenza, essi avevano intentato un’azione fondata sull’articolo L. 212-3 del Code de la propriété intellectuelle (codice della proprietà intellettuale)2 e chiesto il risarcimento dei danni in qualità di titolari del diritto d’autore e dei diritti connessi in relazione a ciò che, a loro avviso, costituiva una comunicazione non autorizzata, da parte dell’INA, di tali prestazioni artistiche. Quest’ultima si era opposta sostenendo che l’articolo 49, paragrafo II, della Loi n° 86-1067 du 30 septembre 1986 relative à la liberté de communication (“legge sulla libertà di comunicazione”), le consentirebbe di sfruttare gli archivi versando agli artisti interpreti o esecutori, come corrispettivo, una remunerazione forfettaria fissata mediante accordi collettivi conclusi con i sindacati che li rappresentano3

In data 24 gennaio 2013, il Tribunal de grande instance de Paris (Tribunale di primo grado di Parigi) aveva condannato l’INA al risarcimento del danno subito da PG e GF. La decisione era stata successivamente confermata anche dalla Cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi) sulla base del fatto che l’INA non aveva fornito alcuna prova di aver ricevuto l’autorizzazione di cui all’articolo 49, paragrafo II, della legge sulla libertà di comunicazione. A seguito di un successivo ricorso per cassazione in data 14 ottobre 2015, la Cour de cassation aveva annullato la sentenza della Corte d’appello di Parigi, per avere erroneamente ritenuto che l’applicazione del regime di deroga fosse subordinata alla prova dell’autorizzazione dell’artista interprete o esecutore al primo sfruttamento della prestazione artistica, ascrivendo così alla legge una condizione da essa non contemplata. A  seguito di tale sentenza, la Cour d’appel de Versailles (Corte d’appello di Versailles), su ricorso dell’INA, ha respinto le domande di risarcimento ad essa presentate.

Dopo aver esaminato il ricorso proposto dagli aventi causa contro quest’ultima sentenza, la Corte di cassazione ha espresso dubbi sulla compatibilità della legislazione francese con il diritto dell’Unione e sull’interpretazione di varie disposizioni della Direttiva 2001/29, ritenendo in particolare che il regime speciale di cui gode l’INA non rientri in nessuna delle eccezioni e limitazioni ai diritti di cui agli articoli 2 4 e 35 della Direttiva, previste dall’articolo 56 della stessa. Di conseguenza, essa ha deciso di sospendere il procedimento e di chiedere alla Corte di Giustizia, in sostanza, se gli articoli 2, lettera b), 3, paragrafo 2, lettera a), e 5 della Direttiva 2001/29 debbano essere interpretati nel senso che non ostano a che una normativa nazionale, come quella di cui all’articolo 49, paragrafo II, della legge sulla libertà di comunicazione, istituisca, a favore di un soggetto beneficiario dei diritti di sfruttamento sugli archivi audiovisivi, un regime derogatorio che prevede che tali condizioni di sfruttamento delle prestazioni degli artisti interpreti o esecutori e le relative remunerazioni siano disciplinate da accordi conclusi tra gli artisti interpreti o esecutori stessi o le loro organizzazioni rappresentative e tale soggetto beneficiario, in cui si precisano, in particolare, il sistema delle remunerazioni e le modalità del loro versamento.

Nel rispondere alla questione, l’Avvocato Generale Hogan ha innanzitutto rilevato come inizialmente l’INA, viste le difficoltà sorte nello sfruttare taluni archivi audiovisivi delle società nazionali di diffusione radiotelevisiva, si fosse trovata costretta ad ottenere l’autorizzazione scritta dagli artisti interpreti o esecutori o dai loro aventi causa, spesso difficili o addirittura impossibili da identificare e rintracciare. Inoltre, data l’incontestabilità del fatto che quelli addebitati all’INA nel caso di specie costituivano atti di riproduzione e di comunicazione al pubblico ai sensi, rispettivamente, degli articoli 2, lettera b), e 3, paragrafo 2, lettera a), della Direttiva 2001/29, egli ha evidenziato come l’articolo 49, paragrafo II, della legge sulla libertà di comunicazione non rientrasse in nessuna delle eccezioni e limitazioni che gli Stati Membri hanno il diritto di introdurre ai sensi dell’articolo 5 della medesima Direttiva7 .

Sulla base della giurisprudenza Soulier e Doke8 , in cui la Corte di Giustizia aveva stabilito che la tutela che l’articolo 2, lettera a), e l’articolo 3, paragrafo 1, della Direttiva 2001/29 conferiscono agli autori deve avere un’ampia portata, non limitandosi al godimento dei diritti da essi garantiti ma estendendosi all’esercizio dei diritti stessi9 , e che non essendo precisato il modo in cui il previo consenso dell’autore si deve manifestare, tali norme non erano da interpretare nel senso di un consenso da esprimersi necessariamente in forma esplicita (essendone consentita anche la forma implicita10), l’Avvocato Generale ha affermato che una tale interpretazione andrebbe applicata per analogia anche agli articoli 2, lettera b), e 3, paragrafo 2, lettera a), della stessa Direttiva per quanto riguarda gli artisti interpreti o esecutori.

Questa considerazione, in aggiunta alla decisione della Corte nella causa Luksan11, lascerebbe propendere per l’applicazione di una presunzione di consenso anche rispetto ai diritti di sfruttamento di un’opera audiovisiva, quali i diritti di riproduzione e qualsiasi altro diritto di comunicazione al pubblico attraverso la messa a disposizione, soprattutto con riferimento alle riprese audiovisive risalenti nel tempo, di cui oggi potrebbe essere difficile reperire la documentazione pertinente con cui l’autore interprete o esecutore aveva autorizzato lo sfruttamento della propria opera da parte di un terzo. 

Tale presunzione legislativa non può però essere così ampia da pregiudicare concretamente il carattere esclusivo del diritto dei titolari. A differenza di quanto avvenuto nella causa Luksan, infatti, nel caso Spedidam non esistevano precedenti relazioni commerciali tra ZV e l’INA, né tanto meno risultava che l’INA avesse finanziato le riprese delle esecuzioni o interpretazioni in questione. Pertanto, la presunzione legislativa si fonderebbe semplicemente su una concezione allargata dell’interesse pubblico secondo cui era auspicabile che un patrimonio televisivo potesse comunque essere sfruttabile in circostanze in cui l’ottenimento dell’effettivo consenso degli artisti interpreti o esecutori (o dei loro eredi) sarebbe stato eccessivamente difficile o addirittura impossibile da ottenere.

Secondo l’Avvocato Generale Hogan, nella fattispecie, l’articolo 49 della legge sulla libertà di comunicazione sembra disporre un trasferimento a favore dell’INA dei diritti degli artisti interpreti o esecutori sulla base di un consenso implicito. Tuttavia, posto che una legislazione del genere sul diritto d’autore che si fonda su un consenso presunto non deve pregiudicare il diritto esclusivo dell’artista interprete o esecutore, salvo nella misura in cui ciò sia necessario per il raggiungimento dell’obiettivo legislativo, ciò equivarrebbe, date le circostanze, ad un’interferenza sproporzionata con la natura esclusiva dei diritti degli artisti interpreti o esecutori. Non prevedendo una licenza implicita a favore dell’INA, ma piuttosto un consenso implicito al trasferimento dei diritti degli artisti interpreti o esecutori, la legislazione nazionale risulta dunque contraria al diritto dell’Unione per la sua carenza di proporzionalità. 

Di conseguenza, l’Avvocato Generale Hogan ha espresso l’avviso che: “Gli articoli 2, lettera b), 3, paragrafo 2, lettera a), e 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale quale quella prevista dall’articolo 49, paragrafo II, della loi n 86-1067 du 30 septembre 1986 relative à la liberté de communication (legge n. 86-1067 del 30  settembre 1986, relativa alla libertà di comunicazione), come modificata dall’articolo 44 della legge n. 2006-961 del 1° agosto 2006, ove prevede il trasferimento all’Institut national de l’audiovisuel (Istituto nazionale francese per l’audiovisivo) dei diritti degli artisti interpreti o esecutori.”.