Con un comunicato stampa pubblicato il 4 maggio scorso, la Commissione europea (Commissione) ha reso noto di aver accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati da Amazon.com Inc e dalle imprese ad essa collegate, tra cui Amazon EU S.à.r.l., Amazon Media EU S.à.r.l. e Amazon Digital Services Inc. (insieme, Amazon), in relazione ad un procedimento per un asserito abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 TFUE nel settore della distribuzione al dettaglio di e-books ai consumatori. In particolare, l’interesse della Commissione, che aveva aperto il procedimento nel giugno 2015, riguardava alcune clausole c.d. most-favoured-nation presenti nei contratti conclusi tra gli editori di e-books e Amazon. In forza di tali clausole, gli editori dovevano, tra le altre cose, informare Amazon su termini e condizioni più favorevoli o alternativi offerti a concorrenti e concedere alla stessa termini e condizioni dipendenti, direttamente o indirettamente, dalle condizioni offerte ad un altro rivenditore di e-books.

Più nel dettaglio è possibile inquadrare tali clausole all’interno di due categorie: in una prima categoria rientrano le clausole che prevedevano obblighi di informazione (e, eventualmente, di adeguamento) in capo all’editore, quali quelle di informare Amazon sulle condizioni applicate ad un distributore diverso da quest’ultimo, nonché sul modello commerciale applicato e su eventuali promozioni applicate ad altri rivenditori. Inoltre, in forza di tali clausole, l’editore doveva informare Amazon anche sulle caratteristiche e la disponibilità di e-books proposti ad altri (e diversi) rivenditori.

L’altra tipologia di clausole si riferiva invece ai prezzi. In particolare alcune clausole imponevano all’editore di e-books di proporre ad Amazon qualsiasi prezzo promozionale venisse proposto ad un altro rivenditore. Inoltre, alcune previsioni contrattuali obbligavano l’editore ad offrire ad Amazon un prezzo all’ingrosso che dipendesse –in qualche misura- dal prezzo all’ingrosso/di agenzia offerto ad un rivenditore diverso da Amazon o dal prezzo di rivendita applicato ai consumatori da qualsiasi altro rivenditore diverso da Amazon.

Secondo la Commissione, le disposizioni in materia di informazione erano idonee, tra le altre cose, a ridurre l’incentivo dei fornitori di e-books a finanziare e investire in modelli commerciali diversi e innovativi e a dissuadere dall’accesso e/o espansione rivenditori diversi da Amazon, rafforzandone così ulteriormente la posizione già dominante. Le clausole sui prezzi invece, avrebbero avuto l’effetto, tra gli altri, di ridurre la concorrenza tra rivenditori e di far sì che Amazon potesse ricevere commissioni più elevate dagli editori di e-books. Ciò avrebbe portato, da ultimo, a maggiori prezzi per i clienti finali.

Alla luce delle preoccupazioni sopra evidenziate, il 13 gennaio scorso Amazon aveva proposto una serie di impegni, i quali, dopo essere stati sottoposti al market test, sono stati approvati con la decisione in commento. Con tali impegni, che verranno applicati per un periodo di cinque anni a tutti gli e-books distribuiti in qualsiasi lingua, Amazon si è impegnata a non dare esecuzione alle clausole contrattuali sopra indicate, nonché a non inserirne di simili nei nuovi accordi che verranno sottoscritti. Infine, è stata riconosciuta la possibilità agli editori di recedere dai contratti sottoscritti con Amazon qualora questi includessero clausole che facevano dipendere possibili sconti (da concedere ad Amazon) ai prezzi di rivendita degli e-books da parte di altri rivenditori (c.d. discount pool provision).