In data 27 maggio 2021, il Presidente del Tribunale dell’Unione Europea ha disposto la cancellazione della Causa T121/21, Suez/Commissione, ponendo così la parola fine alla controversia relativa all’acquisizione della Suez S.A. (“Suez”) da parte della Veolia Environnement S.A. (“Veolia”). 

Questi i fatti. 

In data 30 agosto 2020, la Veolia aveva annunciato l'intenzione di acquisire la Suez, suo principale competitor nel mercato francese dell'approvvigionamento idrico, attraverso una procedura in due fasi, che prevedeva i) in un primo momento, l'acquisto del 29,9% delle azioni della Suez possedute dalla Engie S.A. (“Engie”), operazione completata il 6 ottobre successivo, e quindi, ii) un'offerta pubblica di acquisto (“OPA”) sulle restanti azioni della Suez. In data 16 ottobre 2020, la Suez si era rivolta alla Commissione Europea sostenendo che Veolia aveva violato l'obbligo di standstill ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, del Regolamento sulle concentrazioni

dando così luogo ad una pratica di gun jumping2 . Secondo la Suez, infatti, poiché le due fasi dell’operazione costituivano un'unica concentrazione mediante la quale la Veolia aveva cercato di acquisirne il controllo, quest’ultima avrebbe dovuto ottenere l'autorizzazione dalla Commissione anche prima di attuare la prima di esse. 

Pur riconoscendo che le due fasi dell'acquisizione perseguivano il medesimo obiettivo economico ed erano interdipendenti, dato che l'acquisto del 29,9% delle azioni della Suez non avrebbe avuto luogo senza la successiva OPA, con la Decisione C(2020) 8969 final del 17 dicembre 20203 la Commissione aveva respinto le tesi della Suez accertando che, in realtà, non si era verificata alcuna pratica di gun jumping. Più particolarmente, secondo la Suez, la prima fase dell'operazione non costituiva un'offerta pubblica, né tantomeno le due fasi, complessivamente considerate, potevano essere qualificate come una serie di transazioni che coinvolgono diversi venditori; di talché, l'applicazione dell’esenzione di cui all’articolo 7, paragrafo 2 del Regolamento sulle concentrazioni4 ne amplierebbe la portata ben oltre le intenzioni del legislatore. 

Secondo la Commissione, tuttavia, non vi era motivo per escludere dall'ambito di applicazione dell'articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento le operazioni volte ad acquisire il controllo del target da più venditori, attraverso sia una transazione sui titoli di questa, che un'offerta pubblica. Inoltre, sarebbe contraddittorio ritenere che le due fasi dell’operazione costituiscano un'unica concentrazione per poi decidere di assoggettarle a due regimi distinti. Poiché, infatti, l'accertamento di un'unica concentrazione implica che essa debba essere valutata nel suo insieme, o le due fasi dell’operazione complessivamente considerate hanno violato l'obbligo di standstill, dando luogo ad una pratica di gun jumping, oppure risulta applicabile l'esenzione prevista dall'articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento. Propendendo per la seconda ricostruzione, la Commissione aveva pertanto deciso che, nonostante la prima fase dell’operazione non potesse essere qualificata né come un'offerta pubblica né come una serie operazioni su titoli, l’esenzione dall'obbligo di standstill troverebbe comunque applicazione nel caso concreto. Questa interpretazione trovava conferma nella decisione del Tribunale nella Causa Marine Harvest del 2017, secondo cui è possibile che l’acquisizione di una partecipazione di minoranza, che non conferisce il controllo dell’impresa oggetto dell’operazione, seguita da un’offerta pubblica di acquisto, possa far parte di una concentrazione unica rientrante nell’ambito di applicazione dell’articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento sulle concentrazioni5

In data 25 febbraio 2021 la Suez aveva impugnato dinanzi al Tribunale, per chiederne l’annullamento, la decisione della Commissione deducendo due motivi. Più particolarmente, con il primo motivo la Suez sosteneva, da un lato, che la Commissione non aveva rispettato i requisiti di cui all'articolo 296 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE)6 adottando una decisione la cui motivazione non consentiva di comprendere le ragioni che l'avevano indotta a ritenere applicabile la deroga automatica di cui all’articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento sulle concentrazioni e che, dall’altro, tale decisione era viziata da una contraddizione di motivazione quanto all'applicabilità dell'articolo 7, paragrafo 1, del Regolamento all'acquisizione di una partecipazione del 29,9% del capitale del target. Con il secondo motivo, la Suez sosteneva che la Commissione aveva violato l'articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento i) nel ritenere che l'eccezione ivi prevista dovesse applicarsi all'insieme della concentrazione unica prevista dalla Veolia, ii) nell’affermare che tutte le operazioni giuridiche che costituiscono una concentrazione unica dovessero essere necessariamente soggette allo stesso regime ai sensi di tale articolo, e iii) nell’applicare l'eccezione de qua ad un acquisto privato di titoli da un unico venditore. 

In data 14 maggio 2021, tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo ai sensi del quale la Veolia pagherà 20,5 euro per ogni azione Suez, per un totale di 13 miliardi di euro, dando così vita ad un nuovo colosso della transizione ecologica del valore di circa 37 miliardi7 . Ciò ha condotto la Suez a rinunciare al proprio ricorso richiedendo la cancellazione della causa instaurata dinanzi al Tribunale.

La decisione della Commissione rappresenta un unicum. Si tratta, infatti, del primo caso di applicazione dell’esenzione di cui all’articolo 7, paragrafo 2, del Regolamento sulle concentrazioni alla prima fase di un’operazione che comporta l’acquisto di una quota di minoranza seguito da un’OPA e si pone in apparente contrasto con la decisione della Corte di Giustizia nella Causa Marine Harvest (in cui, tuttavia, quest’ultima aveva già assunto il controllo della Morpol ASA tramite l’acquisto di una partecipazione pari a circa il 48,5% del suo capitale sociale, cui aveva fatto seguito un’offerta pubblica obbligatoria di acquisto)8 e, più in generale, in controtendenza rispetto ad una prassi decisionale e ad una giurisprudenza recente particolarmente restrittiva in tema di pratiche di gun jumping.