Il caso in questione, in cui HFW ha agito con successo per la parte convenuta, dimostra l’importanza di aderire alle regole di Procedura Civile laddove una disputa venga trattata dinanzi alla High Court.

Gli armatori della LNG GEMINI (parte attrice), avevano richiesto il rimborso dai noleggiatori (parte convenuta) per i costi sostenuti in relazione al sistema di carico della nave, a seguito di una presunta contaminazione di un carico di LNG, caricato dai noleggiatori. Durante la controversia che ne è derivata, gli armatori non erano riusciti a dimostrare la responsabilità dei noleggiatori, e la Corte dispose che anche se avessero dimostrato la responsabilità, non sarebbero comunque riusciti a dimostrare il quantum. Tale mancanza era stata in parte dovuta alla mancata osservazione delle regole di procedura civile con riguardo alla fase istruttoria.

La Corte ha, infatti, nell’esercizio dei suoi poteri generali di gestione del caso, la facoltà di controllare le questioni relative alle prove. Le regole procedurali specificano all’articolo CPR 1.4, che la Corte debba attivamente gestire i casi al fine di conseguire il prioritario obiettivo di consentire ai tribunali di occuparsi dei casi in modo giusto ed a costo proporzionato. La regola procedurale CPR 32 concede alla Corte specifici poteri per controllare la prova, incluso quello di dare indicazion circa l’estensione e la forma della prova che verrà ammessa come tale. Detti poteri sono più comunemente esercitati durante la cosiddetta fase della Case Management Conference (CMC), dove la Corte decide quali questioni potranno essere oggetto di prova fattuale o consulenza tecnica, e l’estensione degli obblighi di divulgazione delle parti. La consulenza tecnica è solamente ammissibile, a seguito di concessione del permesso della corte ai sensi della regola procedurale CPR 35.4.

Ulteriore consulenza tecnica/prova senza conoscenza diretta

Parte attrice ha notificato una relazione tecnica supplementare basata sulle opinioni espresse da un collega dell’autore della relazione medesima. La Corte accettò la richiesta pervenuta da parte convenuta per cui a tale prova non si sarebbe dovuto dare alcun peso, dal momento che si trattava di una prova su fatti relativamente ai quali il perito scrivente non aveva conoscenza diretta, e che in ogni caso la prova non si sarebbe potuta considerare come ulteriore consulenza tecnica, dal momento che parte attrice non aveva avuto il permesso di addurla. Il parere del collega del perito venne ritenuto come inammissibile.

Divulgazione tardiva

Poco prima dell’udienza, e dopo che i documenti preparati per l’udienza medesima erano stati concordati, parte attrice ne divulgò di nuovi, e cercò di introdurli come ulteriori faldoni documentali per l’udienza.

Parte convenuta inviò a parte attrice un preavviso ai sensi delle regole procedurali CPR 32.19, richiedendole di provare l’autenticità del nuovo materiale divulgato. Da parte attrice non vi fu alcun tentativo di dimostrare l’autenticità della nuova documentazione o di spiegare i motivi della divulgazione tardiva. Parte convenuta negò l’accordo alla modifica dei documenti per includere nuovo materiale.

La Corte non incluse la nuova documentazione sulla base del fatto che era stata tardivamente divulgata e che la sua autenticità non era stata provata ai sensi della regola procedurale CPR 32.19.

Prova fattuale tardiva

Parte attrice non depositò alcuna prova fattuale a supporto della propria posizione con riguardo al quantum fino all’ultimo giorno lavorativo prima del processo, ed alla dichiarazione testimoniale che venne notificata erano allegati documenti che erano stati tardivamente divulgati e veniva fatto riferimento alla prova senza conoscenza diretta. Non venne data alcuna motivazione al ritardo della prova fino al primo giorno del processo, quando l’avvocato di parte attrice indicò che la necessità di provare il quantum era stata semplicemente sorvolata.

La Corte concesse la prova sul quantum ma solo con riferimento alla documentazione che era stata inizialmente divulgata, ed escluse la prova che faceva affidamento su materiale che era stato divulgato poco prima del processo, sulla base del fatto che parte convenuta non aveva avuto tempo di visionarla. Inoltre, stabilì che parti della dichiarazione testimoniale contenessero questioni alla base della relazione peritale che parte attrice non aveva avuto il permesso di addurre come prova. La Corte fece altresì riferimento all’assenza di spiegazione adeguata con riferimento al ritardo della prova.

Parte attrice rispose a questa argomentazione richiedendo alla Corte di posticipare la considerazione delle problematiche relative al quantum ad una data successiva, così che parte convenuta avesse tempo per preparare la propria prova sul quantum. La richiesta venne rigettata.

Commento

Ciò che scaturisce dal caso in questione è l’importanza di attenersi strettamente alle regole procedurali, incluse le direzioni pratiche ad esse annesse. Fino a poco tempo fa, vi poteva essere stata una tendenza ad assumere che si potesse solitamente porre rimedio ad errori procedurali e che, nonostante tali errori potessero portare ad ordinanze negative con riguardo ai costi, potessero raramente avere effetto sull’esito sostanziale del caso. Sulla base di questo importante precedente, tale supposizione non può più essere posta in essere.