È giuridicamente inesistente l'avviso di accertamento emesso digitalmente prima del 2018. Questo il principio di diritto emesso dalla Commissione tributaria provinciale di Salerno in una innovativa sentenza destinata a fare molto rumore. Gli uffici delle Entrate, infatti, si sono approcciati alla novità digitale in maniera piuttosto confusa, tanto che sono molti gli atti formati digitalmente appunto prima del 2018, allorquando il dlgs 217/2017 ha esteso l'obbligo digitale anche agli atti accertativi. Il rischio per l'Agenzia è che se l'interpretazione della Ctp di Salerno fosse confermata, tutti questi atti verrebbero travolti automaticamente e potrebbero essere annullati anche in fase esecutiva. Ma andiamo con ordine.

La pronuncia ha avuto a oggetto un avviso di accertamento per maggiore Irpef conseguente al disconoscimento di cosiddetti costi da reato ex lege 537/1993.

Il contribuente (difeso dallo Studio De Berti Jacchia Franchini Forlani) ha impugnato l'accertamento lamentando l'insussistenza dei presupposti di applicazione della legge 537/1993, ma ha altresì contestato l'inesistenza giuridica dell'avviso erariale per inapplicabilità del dlgs 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale, Cad) alla materia fiscale.

La Commissione campana ha accolto il ricorso con una motivazione molto precisa. Dal punto di vista fattuale è stato rilevato che l'atto impugnato è stato sottoscritto digitalmente, stampato e notificato a mezzo posta unitamente a una dichiarazione, sottoscritta in originale nell'atto recapitato, di conformità di quello analogico notificato all'originale digitale conservato nei server dell'Agenzia accertatrice. Il collegio, tuttavia, ha ritenuto tale forma invalida in quanto estranea al paradigma legislativo, in quanto l'ufficio ha trascurato l'art. 2, comma 6, Cad che contiene importanti eccezioni alla facoltà-obbligo per la pubblica amministrazione di formare digitalmente i propri atti: esso, infatti, esclude l'applicazione del Cad a tutti gli atti emessi ne «l'esercizio delle attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale». Tale eccezione comporta l'impossibilità di emettere avvisi di accertamento digitali, in quanto questi rappresentano proprio il culmine dell'attività di controllo fiscale e, anzi, ne costituiscono l'atto tipico per eccellenza. L'avviso di accertamento digitale, pertanto, è stato dichiarato giuridicamente inesistente.

Si tratta della prima pronuncia che interpreta il significato dell'espressione «attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale» contenuta nell'art. 2, comma 6 Cad, definendo così, almeno in ambito fiscale, i limiti dell'obbligo di digitalizzazione degli atti amministrativi. Non solo. La Commissione ha anche omesso di considerare le modalità di notifica dell'atto, come pure altre pronunce hanno fatto annullando gli avvisi digitali soltanto se notificati con strumenti non digitali. Ciò perché il problema della notifica di un atto appartiene a un piano diverso e successivo rispetto a quello della sua formazione, tanto che l'avviso esiste a prescindere dalla sua notifica e i vizi di questa non ne inficiano l'esistenza; e perché l'art. 23 Cad ammette esplicitamente l'equiparazione delle copie analogiche dei documenti informatici laddove a queste sia apposto il contrassegno di cui al comma 2-bis. Perciò non appare corretto sostenere la validità degli atti digitali a seconda di come sono stati notificati.