Si attende solamente la pubblicazione della ratifica sulla Gazzetta Ufficiale, perché l’accordo sul Tribunale Europeo Unificato per i Brevetti entri in vigore per l’Italia a tutti gli effetti.

Di fatto, lo scorso 18 ottobre, il Senato (e prima ancora la Camera dei Deputati) ha approvato l’accordo sul Tribunale Europeo Unificato per i Brevetti (con 161 favorevoli, 30 contrari e 7 astenuti). Pertanto, l’Italia diventa il 12° paese europeo ad aver ratificato l’UPCA (Unified Patent Court Agreement).

A questo punto il raggiungimento del numero minimo dei 13 paesi, necessari per far partire di fatto il Tribunale Unificato, diventa ormai imminente. Tuttavia, manca ancora la ratifica di Germania e Gran Bretagna (la Francia ha già dato la propria adesione) essendo necessario che tra “i 13” vi siano anche questi tre paesi che andranno a formare la Divisione Centrale del Tribunale.

In ogni caso, dando per scontato che la Germania presto aderirà all’UPCA, il vero punto interrogativo rimane la Gran Bretagna che, dopo il voto a favore della Brexit, non è ancora uscita dall’Unione Europea (per l’adesione all’UPCA è necessario che gli stati facciano parte dell’Unione Europea). Di recente, il Primo Ministro inglese Theresa May ha dichiarato che vorrebbe iniziare le trattative per l’uscita formale dall’UE prima della fine di Marzo 2017. Tuttavia, L’Europa ha risposto che tali trattative non sono cosa facile in quanto potrebbero cambiare totalmente i diritti degli Inglesi. Sembrerebbe, quindi, che il negoziato per l’uscita dell’UK debba necessariamente ottenere l’approvazione del Parlamento Europeo (il che potrebbe aumentare ulteriormente la durata di questo periodo di incertezza), ma la questione è ancora in fase di disputa.

In ogni caso, al momento, gli inglesi potrebbero ratificare l’UPCA e poi, al termine dei negoziati con Bruxelles (che probabilmente dureranno anni), si dovrà trovare una soluzione alternativa.

È in questo panorama che l’Italia si sta “mettendo in mostra” puntando ad inserirsi tra UPCA e Brexit (essendo quarta per numero di Brevetti Europei depositati tra il 2012 ed il 2013 dopo Germania, Francia e Gran Bretagna) ed ha già proposto Milano come sede per la divisione centrale del Tribunale Unificato al posto di Londra.

Quest’ultima ipotesi sarebbe molto auspicata sia da parte di chi lavora nel mondo dei brevetti nel nostro paese sia da parte delle aziende italiane titolari di privative industriali. Infatti, oltre alla vicinanza, sarebbe possibile discutere le cause legali, almeno in primo grado, in lingua italiana con un notevole risparmio di extra-costi. Nello specifico la Corte italiana si occuperebbe dei casi di natura chimica incentivando le aziende italiane che operano, ad esempio, nel settore farmaceutico, a depositare nuovi brevetti e a difenderli a livello europeo, senza contare i successivi sviluppi economici che deriverebbero da tutto ciò.

Tuttavia, il presidente dell’EPO Benoît Battistelli tende a tenerci con i piedi per terra avendo di recente riferito che, a suo modo di vedere, Londra ratificherà comunque l’accordo per il Tribunale Europeo Unificato dal momento che ha forti interessi a farlo. Questo evento darebbe il via ad un periodo “transitorio” al termine del quale Londra dovrà trovare una via di accordo extra-UE per rimanere nell’UPCA. Nel frattempo l’Italia si sta dando da fare e a breve anche il nostro Codice di Proprietà Industriale verrà modificato in linea con quanto previsto dall’UPCA appena ratificato in modo da mettere ogni cosa in regola. Inoltre, in una recente nota della Giustizia, si legge che il Ministro Andrea Orlando avrebbe già trovato non solo una possibile “location” milanese per la sede Italiana del Tribunale Unificato, ma anche i finanziamenti per un’eventuale ampliamento della stessa.

In altre parole, se Milano dovesse subentrare a Londra, gli spazi sono pronti. Ci rimane solamente da sperare che la corsa dell’Italia abbia successo.