È di poche settimane fa l’annuncio della Maison Chanel di rinunciare all’utilizzo di pellame esotico per le proprie collezioni a causa della difficoltà di reperire fonti di approvvigionamento sicure in termini di integrità e tracciabilità, conformi ai propri standard etici.

Pitoni, coccodrilli, lucertole, struzzi, sono solo alcuni esempi delle numerosissime specie animali ricomprese nei vari annex alla Convenzione CITES del 1973 sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione e nei relativi allegati al Regolamento (CE) n. 338/97 e n. 865/2006 che ne forniscono il quadro d’implementazione nell’Unione Europea imponendo ai produttori ed utilizzatori di tali materie prime - tra i quali si annoverano le prestigiose maison della moda e del lusso - molteplici obblighi per assicurare il pieno rispetto della fauna e della flora soggette a minacce di estinzione a causa delle attività dell’uomo.

Tali normative vengono peraltro costantemente aggiornate quanto alle relative specie, come si discuterà difatti nella prossima Conference of the Parties fissata a Colombo tra il maggio ed il giugno 2019, presentando altresì molteplici distinzioni sulla base dei paesi di produzione e delle tipologie di riproduzione o allevamento.

Numerosi sono gli obblighi normativi e documentali che gravano su tutti gli attori della catena di approvvigionamento e di utilizzo al fine di accertarsi e comprovare la lecita provenienza delle materie prime utilizzate dalla loro produzione, all’importazione, a livello europeo, nel territorio dell’Unione ed alla successiva detenzione, utilizzo, commercio e riesportazione, transitoria o definitiva.

Il rispetto di tale normativa passa dall’interlocuzione con le autorità doganali ai i ministeri competenti fino ad arrivare alle autorità di polizia deputate ad effettuare i dovuti controlli sul territorio (in Italia demandati al Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri) e sempre maggiori sono le insidie che possono celarsi a livello di certificazioni di origine e relative autorizzazioni e licenze rispetto alle materie prime impiegate.

Oltre al danno d’immagine che potrebbe derivare dall’utilizzo di materiale non che non fosse pienamente tracciato e conforme (le principali maison aderiscono ormai, sotto il profilo etico, ai principi dell’organizzazione no profit BSR in tema di responsible luxury initiative; animal sourcing principles) in Italia, con la legge n. 150 del 1992 la violazione di tali obblighi è assistita da sanzioni penali e rientra a pieno titolo tra i reati ambientali di cui al D.Lgs. 231 del 2001.

È quindi fondamentale per tutte le aziende (grandi e piccole) che utilizzino tali materie prime, attivare una serie di procedure e presidi che consentano non solo il costante aggiornamento delle specie incluse nella normativa ma altresì il corretto adempimento e controllo di tutti gli obblighi normativi e documentali assicurando la completa tracciabilità e conformità delle materie prime utilizzate in ogni loro passaggio attraverso la catena produttiva e commerciale (dall’approvvigionamento della materia prima distinguendo tra gli obblighi in qualità di primo importatore o di successivo acquirente, alla verifica della marcatura se apposta e della corretta compilazione del Registro di detenzione CITES, al successivo stoccaggio e ed utilizzo per la creazione del prodotto finito, fino al loro trasferimento per le attività di commercializzazione od espositive e successiva rivendita al cliente finale) al fine di monitorare costantemente la conformità alla normativa in attuazione dei propri standard etici.