La “storia infinita” che vede da oltre un decennio sul banco d’accusa cinque imprese italiane produttrici di tondi per cemento armato (ossia le barre tonde di acciaio nervate utilizzate per rafforzare i pilastri ed altre strutture in cemento armato) per l’Avvocato generale Nils Wahl (AG) dovrebbe concludersi con l’annullamento delle decisioni che sono state loro inflitte dalla Commissione europea (Commissione) per un presunto cartello di fissazione dei prezzi e per aver ripartito la produzione e le vendite nel mercato rilevante dal 1989 al 2000. E ciò in quanto la Commissione avrebbe violato i diritti di difesa delle società ricorrenti.

Queste erano state sanzionate dalla Commissione nel 2002 ai sensi dell’allora articolo 65 del Trattato CECA per aver asseritamente posto in essere un cartello, ma tale decisione era stata poi annullata dal Tribunale dell’UE nel 2007 in quanto alla data di scadenza del Trattato CECA (occorsa poco prima della decisione della Commissione), la Commissione non era più legittimata ad adottare una decisione fondata esclusivamente su una disposizione di tale trattato. Quindi, con decisione del 2009, integrata e completata da una seconda decisione emessa a distanza di pochi mesi dalla prima, la Commissione aveva nuovamente concluso per l’accertamento di una violazione commessa da tutte le imprese già coinvolte nel primo procedimento, o da quelle loro succedute, ed aveva rinnovato le sanzioni imposte con la decisione del 2002 questa volta per violazione delle norme a tutela della concorrenza del Trattato CE. Le imprese avevano quindi chiesto al Tribunale di annullare la decisione del 2009 e di annullare o ridurre le ammende. Ed il motivo comune a tutte le impugnazioni riguardava il rispetto dei diritti di difesa delle ricorrenti e la regolarità del procedimento amministrativo.

L’AG, nelle proprie conclusioni dell’8 dicembre, ha ritenuto che tali motivi siano fondati ed ha suggerito alla Corte di Giustizia (CdG) di annullare sia le sentenze impugnate sia la decisione della Commissione per violazione dei diritti di difesa delle società interessate e per il mancato rispetto delle norme procedurali. In particolare, per l’AG Wahl, la Commissione aveva il potere di accertare e sanzionare, a far data dal luglio 2002, gli accordi tra imprese in settori ricompresi nell’ambito di applicazione del Trattato CECA. Tuttavia, ciò è possibile solo se è stata adottata una decisione a seguito di un procedimento condotto conformemente ai regolamenti n. 1/2003 e n. 773/2004 (relativi all'applicazione delle regole di concorrenza ed ai procedimenti svolti dalla Commissione a norma degli articoli ex 81 e 82 del Trattato CE, oggi 101 e 102 TFUE). Nel caso di specie, la Commissione aveva adottato la decisione del 2009 senza né emettere una nuova comunicazione degli addebiti né tenere una nuova audizione delle parti sulle questioni sostanziali di merito prima che fosse adottata detta decisione.

Peraltro, non poteva tenersi in considerazione la contestazione degli addebiti effettuata prima della decisione del 2002, poiché nel caso di specie, essendo cambiata la base giuridica su cui si fondava la decisione ed attribuendo i regolamenti citati alla Commissione una serie di poteri diversi da quelli che le attribuiva il Trattato CECA prima della sua scadenza (ad esempio, è diverso nei due sistemi il limite massimo delle ammende che la Commissione può infliggere), gli atti che la Commissione aveva compiuto prima del 2002 sulla base del Trattato CECA non possono essere considerati “atti preparatori” ai fini dell’adozione della successiva decisione del 2009, basata sul regolamento n. 1/2003. E posto che la Commissione ha l’obbligo di offrire alle parti destinatarie della comunicazione degli addebiti la possibilità di sviluppare i propri argomenti nel corso di un’audizione (se da queste richiesto), omettendo di emettere una comunicazione degli addebiti supplementare, la Commissione avrebbe sostanzialmente privato le parti del diritto di chiedere tale audizione e di sviluppare dunque i propri argomenti di difesa.

Gli ulteriori motivi d’impugnazione avanzati dalle ricorrenti sono stati ritenuti invece inammissibili o infondati, ad eccezione del motivo sollevato dalla società Ferriere Nord sull’erronea applicazione della circostanza aggravante della recidiva. Secondo l’AG la comunicazione degli addebiti deve consentire ad un’impresa di esercitare pienamente i propri diritti di difesa nonostante la mancanza di un’esplicita menzione della singola aggravante. A tal proposito, per l’AG, la Commissione avrebbe dovuto quantomeno indicare i motivi per i quali riteneva che l’infrazione precedentemente posta in essere dalla società e quella nuova oggetto di indagine costituissero un’“infrazione del medesimo tipo”. La mancanza si qualsiasi indicazione sul punto nella comunicazione degli addebiti avrebbe invece reso molto difficile per la Ferriere Nord esercitare i propri diritti di difesa. Pertanto, nel caso in cui la CdG non accogliesse la conclusione di annullamento integrale delle sentenze e della decisione della Commissione per violazione dei diritti di difesa, l’AG propone alla CdG di ricalcolare l’ammenda inflitta a Ferriere Nord senza tenere conto della circostanza aggravante della recidiva.

Non resta adesso da vedere se la CdG sarà persuasa o meno dalle argomentazioni dell’AG.