I Bitcoin, la c.d. “moneta virtuale”, sviluppata attraverso un sistema di crittografia e scambiata attraverso un protocollo di comunicazione basato su software open source e rete peer-to-peer (p2p), sembrerebbe essere sotto l’attenta analisi dell’ Unità di informazione finanziaria per l’Italia (UIF), istituita presso la Banca d’Italia dal gennaio 2008, in attuazione della terza direttiva antiriciclaggio (la 2005/60/Ce).

Nel rapporto 2013 dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Maggio 2014), si legge che l’UIF ha in corso indagini aventi ad oggetto il possibile uso per finalità illecite di tali monete virtuali, con particolare attenzione al rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo attraverso i c.d. Bitcoin.

Tale tema era stato gia’ sollevato dalla Procura di Roma, che ha rimarcato come la moneta virtuale utilizzata per transazioni online non offra chiarezza nella tracciabilità, divenendo quindi facile strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie, e  traffici illeciti. La Procura di Roma quindi ha evidenziato  la necessità di interventi normativi al riguardo.

Sul punto, in data 4 luglio 2014, l’Autorità bancaria europea (ABE) ha pubblicato un documento sulle monete virtuali (EBA Opinion on ‘virtual currencies’ EBA/Op/2014/08), che – oltre a lanciare un monito alla istituzione finanziarie di non comprare, vendere, e detenere moneta virtuale, in attesa di una specifica regolamentazione in merito – ha sollevato alle Autorità Europee la questione della necessità dell’adozione di una regolamentazione adeguata in materia di monete virtuali, anche alla luce di alcuni punti essenziali delineati dalla stessa Autorità bancaria.

In sintesi, per l’ABE e’ importante che il tema delle monete virtuali sia affrontano, in ambito Europeo, in modo strutturato, con una regolamentazione specifica, anche con l’impegno congiunto della Banca Centrale Europea (ECB) e dell’ Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).