In data 24 giugno 2019 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata nella Causa C-619/18, Commissione europea contro Repubblica di Polonia, sul ricorso con cui la Commissione aveva richiesto alla Corte di dichiarare che, da un lato, abbassando l’età di pensionamento dei giudici componenti il Sąd Najwyższy (Corte Suprema, Polonia), ivi compresi quelli in carica nominati prima del 3 aprile 2018 e, dall’altro, attribuendo al Presidente della Repubblica il potere discrezionale di prorogare la funzione giudiziaria attiva di tali giudici al di là dell’età di pensionamento di nuova fissazione, la Repubblica di Polonia era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in base al combinato disposto dell’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, Trattato sull’Unione Europea (TUE) e dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ( “Carta”).

Il 3 aprile 2018 la Polonia aveva adottato una nuova legge che abbassava l’età pensionabile dei giudici della Corte Suprema da 70 a 65 anni, da applicarsi alla data di entrata in vigore della legge e da riferirsi anche ai giudici nominati in precedenza. Ritenendo la nuova legislazione incompatibile con il principio di indipendenza della magistratura e, in particolare, con il principio di inamovibilità dei giudici, il 2 luglio 2018 la Commissione Europea aveva avviato con urgenza un procedimento di infrazione nei confronti della Polonia.

Il 14 agosto 2018 la Commissione aveva inviato alla Polonia un parere motivato, con invito ad adottare le misure necessarie per conformarvisi. Avendo ricevuto una lettera in cui lo Stato polacco concludeva per l’inesistenza delle asserite infrazioni, in data 2 ottobre 2018 la Commissione aveva instaurato l’azione di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia, con una domanda di misure provvisorie volte a sospendere l’applicazione della normativa controversa. Tale domanda era stata accolta dalla Corte con ordinanza del 17 dicembre 2018.

Con il proprio ricorso, la Commissione ha dedotto due ordini di censure relative alla violazione degli obblighi di cui all’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, TUE in combinato disposto con l’articolo 47 della Carta. In primis, essa ha contestato il fatto che la nuova legge sulla Corte Suprema, in violazione del principio di indipendenza e di inamovibilità dei giudici, preveda l’applicazione dell’abbassamento dell’età di pensionamento anche ai giudici nominati prima della sua entrata in vigore. In secondo luogo, la Commissione ha contestato il conferimento al Presidente della Repubblica, in violazione del principio d’indipendenza dei giudici, del potere discrezionale di prorogare a due riprese, ogni volta per una durata di tre anni, la funzione giudiziaria attiva dei giudici della Corte Suprema, al di là dell’età di pensionamento di nuova fissazione.

Prima di esaminare il merito, la Corte ha preliminarmente valutato l’applicabilità e la portata dell’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, TUE. Innanzitutto, la Corte ha ricordato come esso, concretizzando il valore dello Stato di diritto affermato all’articolo 2 TUE, affidi ai giudici nazionali e alla Corte stessa il compito di garantire la piena applicazione del diritto dell’Unione in tutti gli Stati Membri nonché la tutela giurisdizionale spettante ai singoli anche in forza di tale diritto. Pertanto, spetta agli Stati Membri prevedere un sistema di rimedi e di procedimenti che garantisca un controllo giurisdizionale effettivo. Proseguendo, la Corte ha precisato come, sebbene l’organizzazione della giustizia negli Stati Membri rientri nella competenza nazionale, nell’esercizio di questa essi siano tenuti a rispettare gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione ed in particolare, appunto, l’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, TUE. Di conseguenza, ogni Stato Membro deve garantire che gli organi facenti parte del suo sistema giurisdizionale nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione soddisfino i requisiti di una tutela giurisdizionale effettiva. Nel caso di specie, la Corte Suprema polacca può essere chiamata a pronunciarsi su questioni legate all’applicazione o all’interpretazione del diritto dell’Unione e, in quanto organo giurisdizionale, essa è parte del sistema polacco dei rimedi nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione. Per tale ragione, risulta di primaria importanza preservarne l’indipendenza in conformità all’articolo 47, secondo comma, della Carta.

Per quanto riguarda la prima censura, la Corte ha rilevato come il requisito dell’indipendenza delle autorità giurisdizionali non solo richieda che l’organo eserciti le sue funzioni in piena autonomia, senza essere soggetto a vincoli gerarchici o di subordinazione nei confronti di alcuno e senza ricevere ordini o istruzioni da alcuna fonte, ma anche che esso si mantenga equidistante dalle parti della controversia e dai loro rispettivi interessi. Componente essenziale dell’autonomia e libertà dei giudici è la loro inamovibilità, che implica che essi possano continuare a esercitare le loro funzioni finché non abbiano raggiunto l’età obbligatoria di pensionamento o fino alla scadenza del loro mandato, qualora quest’ultimo abbia una durata determinata, con eccezioni possibili solo a condizione che ciò sia giustificato da motivi legittimi e imperativi, nel rispetto del principio di proporzionalità. Nello specifico, il requisito di indipendenza impone che le regole relative al regime disciplinare e, dunque, all’eventuale revoca di coloro che svolgono una funzione giurisdizionale, offrano le garanzie necessarie per evitare qualsiasi rischio che un regime organizzativo venga utilizzato a fini di controllo politico sul contenuto delle decisioni giudiziarie. Questa preoccupazione sussiste, nel caso di specie, a motivo della riforma contestata.

Sebbene la Corte abbia riconosciuto il carattere legittimo degli obiettivi generali addotti diretti, da un lato, ad uniformare nell’ambito del pubblico impiego, i limiti di età per la cessazione obbligatoria dell’attività, e, dall’altro, a favorire una ripartizione più equilibrata delle fasce di età, agevolando l’accesso dei funzionari più giovani, in particolare, alla funzione giudicante, nel caso di specie, la Corte dubita che la riforma dell’età di pensionamento dei giudici della Corte Suprema sia stata guidata da tali obiettivi e non già dalla volontà di procedere alla rimozione di un certo gruppo di giudici. Questo sospetto trova conferma nella contemporanea introduzione del potere di proroga del Presidente della Repubblica.

Inoltre, la Corte ha già evidenziato in passato come le disposizioni nazionali che comportino un abbassamento immediato e considerevole del limite di età per la cessazione obbligatoria dell’attività di giudice, senza prevedere misure transitorie atte a tutelare il legittimo affidamento delle persone interessate in carica al momento dell’entrata in vigore di tali disposizioni, non rispettino il principio di proporzionalità. Ne segue che l’abbassamento dell’età di pensionamento ai giudici della Corte Suprema in carica non risulterebbe giustificato da una finalità legittima, ledendo in tal modo il principio di inamovibilità dei giudici, che è intrinsecamente connesso alla loro indipendenza.

In merito alla seconda censura, la Corte ha preliminarmente ricordato come la normativa controversa non riguardi il processo di nomina di candidati all’esercizio di funzioni giudiziarie, e bensì la possibilità, per i giudici in carica, di proseguire l’esercizio delle funzioni al di là dell’età ordinaria di pensionamento. Nonostante spetti agli Stati Membri decidere di autorizzare una tale proroga, essi devono anche in tal caso assicurare che le sue condizioni e modalità non possano pregiudicare il principio di indipendenza. Secondo la Corte, se da un lato la circostanza che un organo quale il Presidente della Repubblica sia investito del potere di concedere o meno tale eventuale proroga non costituisca di per sé riprova di una lesione di tale principio, dall’altro, è opportuno garantire che i requisiti sostanziali e le modalità procedurali che presiedono all’adozione di simili decisioni siano tali da non poter suscitare nei singoli dubbi legittimi in merito all’indifferenza dei giudici rispetto a elementi esterni ed alla loro neutralità rispetto agli interessi contrapposti. Pertanto, è necessario che tali condizioni e modalità siano concepite in modo tale da escludere qualsiasi influenza, tanto diretta quanto indiretta.

Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che i requisiti e le modalità procedurali della nuova legge non risponderebbero a tali esigenze in quanto, in primo luogo, la summenzionata proroga sarebbe subordinata ad una decisione del Presidente della Repubblica di carattere puramente discrezionale e non oggetto di ricorso giurisdizionale. Peraltro, con riguardo al fatto che la nuova legge sulla Corte Suprema prevede che il Consiglio Nazionale della Magistratura sia chiamato a fornire un parere al Presidente della Repubblica prima che questi adotti la propria decisione, la Corte ha riconosciuto che l’intervento di tale organo può, in linea di principio, essere idoneo a rendere più obiettivo il processo di proroga dell’esercizio delle funzioni al di là dell’età ordinaria di pensionamento. Tuttavia, è necessario assicurare che tale organo sia a sua volta indipendente dai poteri legislativo ed esecutivo e dall’autorità alla quale è chiamato a fornire un parere, e che tale parere sia debitamente motivato. La Corte ha osservato che, quando è stato chiamato a fornire simili pareri al Presidente della Repubblica, il Consiglio Nazionale della Magistratura si è limitato a rendere pareri privi di qualsiasi motivazione, o accompagnati da una motivazione puramente formale, non idonei a contribuire a guidare in modo obiettivo il potere discrezionale del Presidente della Repubblica.

Alla luce di quanto sopra, la Corte ha statuito che:

“La Repubblica di Polonia, prevedendo, da un lato, l’applicazione della misura consistente nell’abbassare l’età per il pensionamento dei giudici presso il Sąd Najwyższy (Corte suprema, Polonia) ai giudici in carica nominati prima del 3 aprile 2018, e attribuendo, dall’altro, al presidente della Repubblica il potere discrezionale di prorogare la funzione giudiziaria attiva dei giudici di tale organo giurisdizionale oltre l’età per il pensionamento di nuova fissazione, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell’articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, TUE...”.