E’ illegittimo l’ordine di rimozione dei rifiuti diretto al proprietario incolpevole. La giurisprudenza amministrativa chiarisce, ancora una volta, che non può configurarsi alcuna responsabilità oggettiva in capo al proprietario incolpevole dell’area sulla quale sono stati depositati rifiuti.

Con decisione del 12 aprile 2016 il TAR Toscana ha ribadito che l’articolo 192, comma 3, del TU Ambiente non può essere interpretato nel senso di attribuire una responsabilità oggettiva (con il conseguente obbligo di rimozione dei rifiuti medesimi) in capo al proprietario di un’area nella quale sono stati depositati in modo incontrollato rifiuti.

Secondo la sentenza in parola, “deve escludersi che la norma configuri un’ipotesi legale di responsabilità oggettiva, con la conseguente illegittimità degli ordini di smaltimento dei rifiuti indiscriminatamente rivolti al proprietario di un fondo (o al titolare di diritti reali o personali di godimento relativi ad esso) in ragione della sua mera qualità ma in mancanza di adeguata dimostrazione da parte dell’amministrazione procedente, sulla base di un’istruttoria completa e di un’esauriente motivazione, dell’imputabilità soggettiva della condotta”.

Viene così confermata l’illegittimità degli ordini di smaltimento di rifiuti indiscriminatamente rivolti al proprietario di un fondo in ragione della sua sola qualità, in mancanza di adeguata dimostrazione da parte dell’amministrazione procedente, sulla base di un’istruttoria completa e di un’esauriente motivazione.

In particolare, il TAR Toscana ha evidenziato che “l’art. 192 del d.lgs. n. 152/2006 risulta tutto incentrato su una rigorosa tipicità dell’illecito ambientale, non v’è alcuno spazio per una responsabilità oggettiva, nel senso che – ai sensi dell’art. 192 – per essere ritenuti responsabili delle violazioni da cui è scaturita la situazione di inquinamento, occorre quantomeno la colpa. E tale regola di imputabilità a titolo di dolo o colpa non ammette eccezioni anche in relazione ad un’eventuale responsabilità solidale del proprietario dell’area ove si è verificato l’abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo (cfr. TAR Campania, sez. V, 26 luglio 2012, n. 3635)”.

Ciò anche in base al principio “chi inquina paga” (art. 174, ex art. 130/R, Trattato CE) che impone a chi fa correre un rischio di inquinamento o a chi provoca un inquinamento di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione. che ai fini di configurare una colpa non è sufficiente una generica “culpa in vigilando” (Consiglio di Stato, 8 marzo 2005, n. 935

Nel caso esaminato dal TAR Toscana, l’ordine di smaltimento dei rifiuti non conteneva alcun riferimento in merito alle ragioni alla base della ritenuta responsabile della condotta contestata. Risultava, pertanto, indimostrata l’imputabilità a titolo di dolo o di colpa anche di meri obblighi di controllo e di manutenzione, “condizione alla quale è subordinata, invece, come si è visto, la possibilità di configurazione in capo alla stessa di un obbligo di provvedere alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti ivi abbandonati” (TAR Toscana, 12 aprile 2016, n. 619).