Con la crescita esponenziale del commercio elettronico, è aumentato anche il ricorso da parte delle imprese alla registrazione dei marchi sonori.

Il marchio sonoro può essere costituito da un suono, un jingle, o un motivo musicale, che viene abbinato in commercio al prodotto o al servizio, al fine di contraddistinguerlo e renderlo riconoscibile rispetto ad altri prodotti della concorrenza.

Tra i più noti marchi sonori registrati negli ultimi anni si ricorda quello che distingue l’avvio del sistema operativo Windows e il noto “urlo di Tarzan”, registrato dagli eredi dell’attore che impersonava il celebre personaggio della giungla.

Per essere registrabile il marchio (di qualunque tipo si tratti) deve possedere il requisito della capacità distintiva, ovvero deve essere costituito da un “segno” (che potrà essere una parola, un disegno, una lettera, una cifra, un suono, la forma del prodotto o della confezione di esso, una combinazione o una tonalità cromatica), idoneo a “segnare”, “marcare” il prodotto in questione, differenziando dagli altri.

Il relazione al marchio sonoro, il Tribunale Europeo si è di recente pronunciato (sentenza del 13 Settembre 2016 nella causa T-408/15), dichiarando non registrabile come marchio sonoro un suono somigliante al timbro di una suoneria telefonica e dunque costituito dalla mera ripetizione di un paio di note, assimilabile ad una suoneria standard, in quanto “….il pubblico non sarà in grado, senza previa conoscenza, di identificare tale suoneria come un elemento indicatore di prodotti o servizi provenienti dalla ricorrente.

In sostanza il marchio sonoro in questione sarebbe privo di carattere distintivo e quindi inidoneo a svolgere la propria funzione di marchio.

Il Giudice europeo nel caso considerato, sembra introdurre una distinzione tra suoni “banali”, come tali inidonei a “marcare” e “distinguere” il prodotto e quindi ad essere registrati come marchi, e suoni “originali”, invece idonei a svolgere la funzione di differenziazione propria del marchio.

Infatti, secondo il Tribunale il suono, a causa del carattere banale, si presterebbe ad essere percepito dai consumatori come una mera funzionalità dei prodotti e dei servizi di cui trattasi e non come un’indicazione della loro origine commerciale.

Tale giudizio appare tuttavia formulato non già in seguito ad un esame analitico dei singoli prodotti considerati e della percezione del marchio sonoro in rapporto a ciascuno di essi, ma sulla base della considerazione che il suono, in quanto banale, non si presta comunque a svolgere alcuna funzione distintiva.

L’ordine degli argomenti espressi nella sentenza in commento suscita qualche perplessità; infatti nelle altre tipologie di marchio (denominativo, grafico o di forma) la giurisprudenza ha sempre valutato il carattere distintivo di un marchio sulla base dell’impressione che il consumatore può ricavare in concreto dal marchio medesimo, in quanto abbinato ad uno specifico prodotto. Nel caso specifico invece la valutazione sembra prescindere dal prodotto (o dai prodotti) e si traduce in un giudizio di inidoneità assoluta, che non sembra essere in linea con la ratio e la funzione tipica della norma stessa (art. 7, lett. b), c), d), e)).