“...Gli interessati diversi dallo Stato membro coinvolto nel procedimento di controllo degli aiuti di Stato non hanno il diritto di consultare i documenti del fascicolo amministrativo della Commissione…”, sussistendo “…una presunzione generale in base alla quale la divulgazione dei documenti di un tale fascicolo pregiudicherebbe, in linea di principio, la tutela degli obiettivi dell’attività di indagine…”.

È quanto recentemente stabilito dalla Corte di Giustizia (CdG) che, con sentenza del 14 luglio scorso resa nell’ambito della causa C‑271/15 P, ha confermato la decisione della Commissione europea (Commissione) di negare a Sea Handling l’accesso ai documenti relativi al procedimento di controllo di aiuti di Stato, all’esito del quale la Commissione aveva considerato che gli aumenti di capitale effettuati da SEA S.p.A. a favore della società dalla stessa controllata, e attiva nell’handling aeroportuale presso gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa, costituivano un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno.

Avverso tale ultima decisione Sea Handling aveva infatti proposto ricorso al Tribunale dell’UE, innanzi al quale la causa è tuttora pendente, e, proprio in relazione a tale giudizio, Sea Handling aveva presentato alla Commissione domanda di accesso ad alcuni documenti specificamente individuati – nella specie, si trattava della denuncia, dell’integrazione della stessa, nonché dell’eventuale corrispondenza intercorsa tra la denunciante e la Commissione, giustificando simile istanza con la necessità di esercitare in modo più efficace i propri diritti di difesa nell’ambito del predetto ricorso, il cui termine di deposito sarebbe scaduto di lì a breve.

La Commissione, invero dopo ben oltre tre mesi, negava detto accesso alla Sea Handling in ragione della possibile sussistenza di informazioni commerciali sensibili coperte da segreto aziendale, nonché in virtù del principio generale di riservatezza giustificato dall’esigenza di tutela degli obiettivi dell’attività di indagine, sottolineando come, in pendenza del ricorso avverso la decisione sulla compatibilità dell’aiuto concesso a Sea Handling, il procedimento di indagine poteva essere riaperto.

Simili giustificazioni hanno ora ricevuto l’autorevole avallo della CdG, la quale ha sottolineato come “…il fatto che i documenti di cui era stata chiesta la divulgazione facessero parte del fascicolo amministrativo di un procedimento di controllo degli aiuti di Stato era sufficiente, nella fattispecie in esame, a giustificare l’applicazione della presunzione generale di riservatezza dei documenti relativi a tale procedimento, e ciò a prescindere dal numero di documenti oggetto della domanda [o] se la domanda di accesso abbia identificato precisamente o meno il o i documenti interessati…”, così disattendendo l’eccezione di Sea Handling secondo cui simile presunzione dovesse trovare applicazione solo nell’ipotesi di domande di accesso “globali”, ossia vertenti sull’intero fascicolo.

Inoltre, secondo la CdG, l’esigenza di tutela dell’attività di indagine sottesa all’applicazione di tale presunzione giustificherebbe il diniego di accesso altresì a documenti, quali quelli richiesti da Sea Handling, che non potrebbero più essere completati o modificati a seguito della riapertura di un eventuale procedimento, nonché il rifiuto di accesso parziale a tali atti, posto che gli stessi, per il solo fatto di essere inseriti all’interno del fascicolo istruttorio di un procedimento in materia di aiuti di Stato, sono integralmente coperti dalla presunzione in esame. Al riguardo, la CdG ha infatti richiamato il principio di comparabilità, ai fini del trattamento delle domande di accesso, dei procedimenti di controllo degli aiuti di Stato e quelli di controllo delle operazioni di concentrazione, precisando che “…occorre riconoscere, in ognuno di essi, la sussistenza di una presunzione generale di riservatezza dei documenti ivi afferenti…”.

La CdG ha tuttavia tenuto a precisare il carattere relativo di simile presunzione di riservatezza, che “…non esclude il diritto, per gli interessati, di dimostrare che a un dato documento, di cui è chiesta la divulgazione, non si applichi la presunzione in parola o che sussista un interesse pubblico prevalente alla divulgazione del medesimo…”. Interesse pubblico, questo, la cui sussistenza è stata tuttavia negata dalla CdG nel caso in esame, posto che l’interesse di Sea Handling ad esercitare compiutamente il proprio diritto di difesa non può essere qualificato come “pubblico”.

Difficile, senza dubbio, il bilanciamento operato dalla CdG nel caso in esame, e non necessariamente condivisibile, posta la sostanziale restrizione dell’ambito applicativo di un istituto, quale quello dell’accesso, a cui le imprese sono spesso costrette a ricorrere per esigenze difensive in sede di ricorso avverso provvedimenti della Commissione suscettibili di produrre effetti diretti e considerevoli nei loro confronti. E ciò, soprattutto per le imprese beneficiarie di un aiuto di Stato che in forza di tali provvedimenti sono tenute a restituire gli ingenti importi così ricevuti.

Una porta aperta è stata peraltro lasciata dalla CdG, nella misura in cui la stessa ha riconosciuto agli interessati la possibilità di dimostrare la non applicabilità della presunzione generale di riservatezza allo specifico documento di cui si chiede la divulgazione, senza, tuttavia, precisarne le modalità. Maggiori chiarimenti dovranno quindi essere forniti dai giudici comunitari sul punto.