Ad un anno dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016 (il cd. “Nuovo Codice Appalti”) adottato dal Governo italiano per recepire le Direttive Europee nn. 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, è stato pubblicato il 5 maggio sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il testo del primo correttivo al Nuovo Codice Appalti (di seguito il “Correttivo”).

Il Correttivo – oltre a correggere alcuni refusi ed “errori” di coordinamento tra le previsioni del Nuovo Codice Appalti – si pone come primo obiettivo quello di rilanciare il settore degli appalti pubblici soprattutto nel settore edilizio e delle grandi infrastrutture che rappresentato un tassello importante nell’economia del Paese.

Muovono pertanto in tal senso alcune delle principali novità introdotte dal Correttivo che qui di seguito si vanno ad elencare:

  • è stata eliminata l’obbligatorietà per i concorrenti di possedere il cd. rating di impresa ovvero di quel sistema di qualificazione delle imprese – introdotto dal Nuovo Codice – rilasciato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (“Anac”) sulla base di criteri qualitativi e quantitativi in grado di dimostrare la capacità strutturale e l’affidabilità delle imprese. Il possesso di tale rating dunque sarà solo facoltativo e costituirà al più elemento di valorizzazione del concorrente in sede di procedura: con tutto ciò che ne deriva in termini di apertura alla concorrenza ed eliminazione di barriere alla partecipazione alle procedure di gara;
  • sono stati “allentate” le maglia per l’ottenimento della certificazione SOA (indispensabile per potere eseguire lavori) consentendo alle imprese di comprovare i requisiti scegliendo i cinque migliori anni di attività tra gli ultimi 10 esercizi (ovvero i migliori esercizi nell’ambito degli ultimi 10 anni nel caso di appalti aventi un importo superiore ai 20 milioni di Euro);
  • è stata elevata la soglia per l’utilizzo del criterio del prezzo più basso con la conseguenza che detto criterio di aggiudicazione potrà essere utilizzato dalla Stazione Appaltante (al posto di quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa) per l’affidamento di lavori importo pari o inferiore a Euro 2 milioni (la precedente versione dell’art. 95 del Nuovo Codice Appaltati fissava la soglia in Euro 1 milione): il che consente chiaramene una più rapida gestione delle procedure di gara rispetto ad appalti di valore non particolarmente elevato;
  • è stato introdotto il cd. appalto integrato (che il Nuovo Codice Appalti aveva abolito) consentendo che tale strumento possa essere utilizzato non solo in relazione a tutti i progetti definitivi approvati al 19 aprile 2016 (data di entrata in vigore del Nuovo Codice Appalti), ma anche nei casi di affidamento di contratto in cui l’elemento tecnologico o innovativo delle opere oggetto di appalto sia nettamente prevalente rispetto all’importo complessivo dei lavori (cfr. art. 59);
  • è stata eliminata la facoltà della Stazione Appaltante di valutare, in sede di bando di gara, se consentire o meno il subappalto che dunque è sempre consentito nel limite del 30% del valore complessivo del contratto: ciò in linea con i principi comunitari che imporrebbero addirittura l’eliminazione della soglia del 30% come quantitativo massimo delle prestazioni subappaltabili;
  • sono stati ridotti i tempi per l’emissione del certificati di pagamento da parte della Stazione Appaltante. Più in dettaglio il Correttivo ha introdotto l’art. 113 bis con cui ha imposto alle Pubbliche Amministrazioni di emettere il certificato di pagamento entro 45 giorni dall’adozione dello stato di avanzamento lavoro: ciò con l’evidente auspicio di accelerare le tempistiche dai pagamenti a carico della Pubblica Amministrazione ed evitare quindi che le imprese si trovino “strangolate” da tempi di pagamento che di, fatto, le rendono finanziatrici dei soggetti pubblici.

Peraltro e sempre nell’ottica peraltro di incentivare il mercato edilizio pubblico, il Correttivo ha anche ridotto la possibilità per le Stazioni Appaltanti di ricorrere al cd. contraente generale: strumento, questo, che potrà essere utilizzato solo per interventi di importo superiore a 150 milioni con conseguente maggiore apertura al mercato di tutti gli interventi aventi importo inferiore alla predetta soglia.

Infine, con riferimento allo strumento concessorio e al PPP, il Correttivo ha innalzato dal 30% al 49% la soglia massima del contributo pubblico, con ciò chiaramente “aiutando” l’implementazione tramite tali strumenti contrattuali di quelle opere che “autonomamente” non si sosterebbero e rispetto alle quali l’interesse del privato potrebbe pertanto essere scarso.