Concisa e lapidaria la sentenza con cui lo scorso 30 settembre il Tribunale dell’UE (Tribunale) ha rigettato il ricorso presentato dall’operatore portuale croato Trajektna luka Split d.d. (Trajektna), affermando che la Commissione europea (Commissione) ha legittimamente rifiutato di esaminare la denuncia presentata dalla Trajektna per asserito abuso di posizione dominante posto in essere dall’Autorità portuale del porto di Split (ApS) dopo che l’autorità garante della concorrenza croata aveva già esaminato la questione rigettando le medesime doglianze. Per il Tribunale, non sussiste infatti un interesse dell’UE tale da far aprire un simile procedimento istruttorio.

Nel 2013 Trajektna aveva denunciato all’autorità garante della concorrenza croata il possibile abuso di posizione dominante dell’ApS, in quanto essa aveva asseritamente (i) fissato le tariffe per la fornitura dei servizi portuali a livelli illegittimamente bassi, precludendo alla ricorrente di svolgere la propria attività con profitto; (ii) fissato le tariffe per la fornitura di acqua alle navi entro il porto a livelli inferiori rispetto a quanto l’operatore addetto al suo trasporto fosse autorizzato ad addebitare, quindi ponendo Trajektna in una situazione di svantaggio concorrenziale; nonché (iii) richiesto a Trajektna di applicare tariffe molto inferiori per i traffici domestici rispetto a quelli internazionali. L’autorità croata aveva respinto le richieste di Trajektna ed anche la Commissione, cui la stessa aveva trasmesso le medesime denunce, nel 2014 aveva rifiutato di aprire un’indagine (Decisione controversa) in quanto aveva ritenuto che la probabilità di rilevare l’esistenza di un’infrazione fosse estremamente limitata, che l’autorità nazionale fosse il soggetto più idoneo all’analisi della vicenda, e che l’impatto della questione sul mercato interno fosse limitato.

Trajektna aveva dunque presentato ricorso avverso la Decisione controversa, sostenendo che la Commissione avesse violato i propri obblighi in ordine alla trattazione di una denuncia essendosi basata esclusivamente sull’accertamento compiuto dall’autorità croata, che avesse erroneamente valutato l’interesse dell’Unione europea, e che non avesse preso in considerazione tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti.

Il Tribunale ha tuttavia sposato la posizione della Commissione: ha ritenuto infatti che questa non avesse fatto “mero riferimento” a quanto già espresso dall’autorità croata, ma avesse piuttosto effettuato un’analisi della situazione che l’aveva condotta a ritenere che i motivi prospettati da Trajektna fossero insufficienti per aprire un’indagine. Il Tribunale, inoltre, ha ritenuto che la valutazione dell’autorità croata avesse offerto “buoni indizi” per ritenere che la possibilità di rilevare una violazione del diritto dell’UE fosse molto bassa e dunque, posto che le disposizioni nazionali croate riproducevano nella sostanza le norme rilevanti dell’Unione, la Commissione ben poteva adottare il ragionamento dell’autorità nazionale senza ripetere un’analisi già svolta. Del resto, ricorda il Tribunale, non è possibile “utilizzare” il ricorso dinanzi alla Commissione come mezzo di impugnazione avverso una decisione di un’autorità garante della concorrenza nazionale, i cui provvedimenti possono essere impugnati solo dinanzi alle corti nazionali competenti.

Dunque, una porta chiusa in faccia all’operatore croato prima che si potesse entrare nel merito delle accuse mosse dallo stesso sull’asserito abuso di posizione dominante lamentato. Una decisione che sembra in linea con l’attitudine a lasciare ampi poteri e dare affidamento alle autorità nazionali – seppur nell’ottica della miglior collaborazione tra la Commissione e le autorità nazionali stesse - ed agli accertamenti che esse svolgono.