Per l’Avvocato Generale Kokott (AG) una delle sanzioni più alte nella storia dell’enforcement della Commissione europea (Commissione) per un cartello dovrebbe essere confermata dalla Corte di Giustizia (CdG). Davanti al giudice dell’Unione Europea di ultimo grado è infatti attualmente pendente il procedimento avverso la decisione della Commissione che aveva sanzionato la società Pilkington per 357 milioni di Euro nel 2008. Le conclusioni rassegnate lo scorso 14 aprile dall’AG per la causa suggeriscono alla CdG di confermare la decisione della Commissione in relazione alle modalità di calcolo della sanzione imposta a Pilkington.

Ripercorrendo brevemente i fatti, nel 2008 la Commissione aveva sanzionato alcune imprese, tra cui Pilkington, per un’intesa attuatasi tra il 1998 ed il 2003 nel mercato dei vetri per auto, avente ad oggetto il coordinamento dei prezzi e delle forniture ed atta a mantenere la stabilità della posizione di ciascuna impresa nel mercato rilevante. Pilkington aveva impugnato la decisione della Commissione dinanzi al Tribunale dell’UE (Tribunale) e successivamente, dato il rigetto delle proprie doglianze, presentato appello dinanzi alla CdG. Le questioni che venivano poste all’attenzione di quest’ultima riguardano in particolare (i) l’errore che sarebbe stato commesso dal Tribunale nell’interpretazione degli Orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende del 2006 (Orientamenti), nella misura in cui esso aveva ritenuto che la Commissione fosse legittimata a tenere conto, in sede di determinazione del pertinente valore delle vendite, anche di quelle compiute sulla base di contratti aventi data anteriore al periodo dell’infrazione e che non erano state rinegoziate durante il periodo dell’infrazione. Dato che siffatte vendite non avrebbero potuto essere influenzate dall’infrazione, Pilkington riteneva che fosse stato illegittimo tenerle in considerazione in sede di determinazione dell’importo base dell’ammenda; (ii) l’errore che sarebbe stato commesso dal Tribunale nel ritenere che l’importo finale dell’ammenda non eccedesse il tetto massimo del 10%, in quanto il tasso di cambio appropriato per calcolare detto limite edittale non sarebbe il tasso di cambio medio della Banca Centrale Europea (BCE) relativo all’esercizio finanziario precedente quello in cui è stata adottata la decisione, bensì il tasso di cambio applicabile il giorno in cui è stata adottata la decisione (per Pilkington ciò avrebbe condotto ad un valore del 10% del fatturato molto più basso e dunque avrebbe implicato che la sanzione impostagli sarebbe stata di circa 40 milioni oltre il limite edittale); (iii) l’errore che sarebbe stato commesso dal Tribunale per violazione dei principi di parità di trattamento e di proporzionalità.

L’AG ritiene che tutti siffatti motivi non meritino accoglimento in quanto, in relazione al motivo sub(i), contrariamente a quanto sostenuto da Pilkington, ai fini del calcolo della sanzione deve essere considerato l’intero fatturato prodotto nel mercato rilevante. Infatti, con argomentazioni non sempre convincenti, l’AG ritiene che qualora si escludessero alcuni elementi che sono poi confluiti nel valore del fatturato complessivo, si “…ridurrebbe artificialmente l’effetto economico del cartello…” e ciò sarebbe “diametralmente” contrario alla ratio degli Orientamenti. Più lucidamente, l’AG sottolinea comunque che una siffatta analisi richiederebbe uno sforzo sproporzionato alla Commissione, che dovrebbe verificare l’eventuale manipolazione di ogni singola transazione commerciale. Quanto al motivo sub (ii), ovvero circa il corretto tasso di cambio da utilizzare ai fini del calcolo del tetto massimo del 10%, l’AG ha ritenuto giusto utilizzare il tasso medio della BCE relativo all’esercizio finanziario precedente quello in cui è stata adottata la decisione. E ciò in quanto tale tasso “…riflette in modo migliore la realtà economica…” dell’anno di riferimento. Inoltre, le fluttuazioni del tasso di cambio sono un rischio che ogni impresa si assume, mentre, per l’AG, applicare un “…tasso nuovo a dati che riflettono un periodo ormai concluso finirebbe per essere come comparare le mele con le pere…”. Infine, in relazione al motivo sub (iii), l’AG ha ritenuto che, dato che il metodo di calcolo utilizzato dalla Commissione era stato lo stesso per tutti i partecipanti al presunto cartello, anche se il fatturato totale degli altri partecipanti derivava da un più vasto rangedi prodotti rispetto a Pilkington, questa aveva beneficiato dal cartello in modo proporzionalmente corrispondente. Pertanto, il “peso” maggiore della sanzione imposta a Pilkington rispetto al suo fatturato totale rispetto agli altri partecipanti non può di per sé implicare una disparità di trattamento o una sproporzionalità della sanzione.

Sarà dunque interessante vedere se la CdG concorderà con quanto espresso dall’AG o se invece riterrà di dover correggere l’impostazione adottata dalla Commissione (e avallata dal Tribunale) su alcuni aspetti problematici, la cui importanza non dovrebbe essere sottostimata. La loro soluzione in un senso o nell’altro potrebbe infatti implicare notevoli differenze per le imprese quanto all’importo della sanzione che potrebbero trovarsi costrette a pagare.