E’ valida ed immediatamente efficace la rinuncia alla domanda di concordato effettuata prima dell’udienza ex art. 173 LF ed ostativa alla dichiarazione di fallimento.

La Corte d’Appello di Milano, con sentenza n. 4133/2015, prende posizione su un tema particolarmente dibattuto relativo all’applicabilità o meno dell’art. 306 c.p.c. all’atto di rinuncia della domanda di concordato preventivo della debitrice.

È difatti controverso sia in dottrina che in giurisprudenza se la rinuncia alla domanda di concordato preventivo da parte della debitrice sia rimessa alla piena ed esclusiva volontà della debitrice – indipendentemente, dunque, dalla sua accettazione – ovvero se l’atto di rinuncia alla domanda di concordato necessiti, al pari della rinuncia agli atti del giudizio, l’accettazione quale condizione necessaria per l’estinzione della procedura concordataria.

La sentenza in commento muove dal reclamo ex art. 18 L.F. proposto dalla fallita la quale contesta la nullità della dichiarazione di fallimento dichiarata in accoglimento della richiesta di fallimento da parte del Pubblico Ministero.

Nel caso specifico, a seguito del deposito della domanda di concordato preventivo da parte della debitrice e della conseguente ammissione alla procedura concordataria, il Tribunale, su richiesta dei Commissari Giudiziali, apriva il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato preventivo.

Prima dell’udienza ex art. 173 L.F. la debitrice rinunciava alla domanda di concordato preventivo e depositava un secondo ricorso exart. 161, sesto comma, L.F.

Il Tribunale, preso atto della rinuncia alla procedura di concordato presentata e previa dichiarazione di inammissibilità della seconda di concordato, dichiarava il fallimento della debitrice.

La debitrice contesta dunque che il Tribunale anziché prendere atto dell’intervenuta rinuncia al concordato preventivo e, quindi, dell’avvenuta estinzione della procedura concordataria – con il conseguente venir meno della legittimazione speciale ex art. 173 L.F. del Pubblico Ministero – aveva invece pronunciato ex officio la declaratoria di fallimento ed, in ogni caso, in assenza dei presupposti necessari per la dichiarazione di fallimento.

Con la sentenza in esame, la Corte d’Appello di Milano ha statuito che “la rinuncia alla domanda [di concordato preventivo], diversamente dalla rinuncia agli atti, non richiede l’adozione di forme particolari ed è immediatamente efficace senza accettazione delle controparti (al di là della difficoltà di configurare nella specie una controparte interessata alla prosecuzione della procedura concordataria) determinando il venir meno del potere-dovere del giudice di pronunciare e avendo il provvedimento del Tribunale, che ne prende atto, natura meramente ricognitiva della volontà manifestata dalla parte”.

Secondo la Corte, dunque, la rinuncia alla domanda di concordato preventivo rientrerebbe nell’esclusiva disponibilità della debitrice comportando, conseguentemente, l’automatica estinzione della procedura concordataria senza che tale atto necessiti di particolari formalità per la produzione dei suoi effetti.

Di qui l’inevitabile corollario che l’accettazione della controparte non rappresenterebbe condizione necessaria per l’estinzione del concordato preventivo.

La Corte meneghina si pone pertanto in aperto contrasto con quella parte della giurisprudenza che subordina la dichiarazione di estinzione della procedura all’accettazione della rinuncia presentata dalla debitrice (tra le altre, Tribunale di Parma, 2 ottobre 2012 – Pres. Piscopo – Est. Rogato, in Il Caso) inserendosi invece nel solco tracciato dalla giurisprudenza orientata verso un sempre maggiore riconoscimento dell’automatica estinzione della procedura concordataria a seguito della rinuncia alla domanda di concordato preventivo da parte della debitrice (App. Venezia, sent. n. 2760/2014 e Cass. civ., sez. III, 14 novembre 2011, n. 23749).

Ne consegue pertanto che, dovendosi ritenere estinta la procedura concordataria a seguito della rinuncia alla domanda di concordato preventivo depositata, la sentenza di fallimento emessa a seguito della rinuncia da parte della debitrice prima dell’udienza ex art. 173 L.F. deve ritenersi nulla (ed essere se del caso revocata) in ragione del venir meno ex tunc dei presupposti dal quale traeva origine la procedura di concordato preventivo (ovvero, la domanda di concordato) e non potendo la procedura concordataria proseguire in assenza della relativa domanda della debitrice ovvero in ragione dell’impossibilità della dichiarazione di fallimento d’ufficio.