Geoblocking, consegne transfrontaliere e tutela del consumatore: questi sono i tre pilastri su cui si basa il pacchetto di misure che la Commissione europea (Commissione) ha presentato per promuovere le strategie del mercato unico digitale e migliorare il settore dell’e-commerce. In data 25 maggio 2016, la Commissione ha pubblicato tre nuove proposte di regolamento ed una comunicazione sulle piattaforme online (rivelatesi un driver di innovazione e di nuove forme di business in grado di rivoluzionare le dinamiche del mercato), come preannunciato nella propria strategia per la creazione di un mercato unico digitale lanciata lo scorso maggio 2015.

Andando con ordine, nella comunicazione sulle piattaforme online la Commissione ha delineato un approccio mirato in cui gli ambiti di intervento comprendono: (i) la predisposizione di norme comparabili per servizi digitali comparabili, con eventuale semplificazione e riduzione dell'ambito di applicazione e della portata della normativa vigente; (ii) l'obbligo per le piattaforme online di comportarsi in modo responsabile: l'attuale regime di responsabilità degli intermediari previsto dalla direttiva sul commercio elettronico dovrebbe essere mantenuto e la Commissione valuterà nella seconda metà del 2016 la necessità di predisporre apposite linee guida sulla responsabilità delle piattaforme online; (iii) la cooperazione transfrontaliera nell'applicazione delle norme, per cui la Commissione inviterà le piattaforme online a riconoscere diversi tipi di sistemi di identificazione elettronica sicura (eID); (iv) un'iniziativa per il libero flusso dei dati, prevista per la fine del 2016, che faciliterà il passaggio e la portabilità dei dati fra diverse piattaforme online e servizi di cloud computing; e (v) un contesto imprenditoriale equo e favorevole all’innovazione, per cui la Commissione svolgerà un'indagine sulle questioni sollevate nella consultazione pubblica da imprese e fornitori che interagiscono direttamente con le piattaforme (tra cui preoccupazioni per le clausole vessatorie, per l’accesso a importanti banche dati e la generale mancanza di trasparenza). Su tale base, la Commissione deciderà, entro la prima metà del 2017, se è necessario un ulteriore intervento dell’UE in questo settore.

Per quanto riguarda invece il pacchetto di iniziative legislative, la proposta di regolamento sul geoblocking, ossia la possibile limitazione nell’accesso a contenuti web in base alla posizione geografica dell’utente, prevede una normativa che impedisce qualsiasi tipo di discriminazione dei consumatori in termini di prezzi, vendite o condizioni di pagamento, a meno che questa non sia oggettivamente giustificata per ragioni di specificità nazionali (come ad esempio l’IVA o altre disposizioni legali di pubblico interesse). In particolare, si prevede che il venditore online non possa impedire l’accesso al proprio sito sulla base della residenza dell’utente, obbligando il consumatore a fornire il consenso per l’eventuale re-indirizzamento sulla versione del sito specificamente dedicata ad un altro Stato membro, e imponendo al titolare del sito di mantenere disponibile ed accessibile la versione originaria del sito al consumatore che ha espresso il consenso al re-indirizzamento.

Inoltre, la proposta di regolamento sui servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi intende aumentare la trasparenza, diminuendo i prezzi, delle tariffe, con particolare riferimento a quelle applicate ai consumatori e alle piccole imprese. Nei piani della Commissione il regolamento proposto incoraggerà la concorrenza, consentendo ai dettaglianti di beneficiare di consegne meno costose e di condizioni di restituzione più agevoli. Tale proposta integra le iniziative di autoregolamentazione adottate dagli operatori postali per migliorare la qualità e la praticità dei servizi di consegna transfrontaliera dei pacchi.

Infine, la proposta di revisione del regolamento sulla cooperazione a tutela dei consumatori prevede maggiori poteri conferiti alle autorità nazionali per far rispettare i diritti dei consumatori. In particolare, le autorità nazionali saranno in grado di: (i) verificare se i siti effettuano operazioni di geoblocking o impiegano condizioni discriminatorie; (ii) ordinare l’immediata rimozione ai siti web che ospitano truffe; e (iii) richiedere informazioni dai registri dei domini e dalle banche dati per rilevare l’identità del professionista eventualmente responsabile di una violazione. In caso di violazioni a livello europeo, la Commissione potrà coordinare azioni comuni con le autorità nazionali competenti per porre fine a tali pratiche. La Commissione sta inoltre pubblicando orientamenti aggiornati sulle pratiche commerciali scorrette per chiarire l’applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali scorrette ai nuovi modelli di business online, tra cui le piattaforme online. Gli orientamenti riveduti comprendono altresì due insiemi di principi di autoregolamentazione concordati dagli stakeholder: uno afferente gli strumenti di confronto per conformarsi alla direttiva e l’altro sulle pratiche commerciali scorrette afferenti dichiarazioni ambientali fuorvianti e infondate.

Le iniziative in commento risultano un importante passo effettuato dalla Commissione per migliorare la regolamentazione esistente in un settore, quello dell’e-commerce, in costante sviluppo. Le imprese, grazie agli spazi lasciati dalla Commissione all’autoregolamentazione, potranno esplicare il proprio potenziale di crescita predisponendo formule commerciali che sfruttino la flessibilità che la Commissione stessa sembra voler mantenere. Adesso le tre proposte legislative dovranno passare il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, ma il dado sembra ormai tratto: il compimento, quantomeno sulla carta, del mercato unico digitale si fa ancora più vicino.