L’agenzia delle Entrate rivede la propria posizione in ordine ai termini di decorrenza della procedura prevista dalla Convenzione n. 90/436/Cee (Convenzione Ue) in materia di prezzi di trasferimento.

Con la circolare 12/E del 8 aprile 2016 si è di fatto nuovamente espressa sul tema dei rapporti tra le procedure amichevoli e il contenzioso interno, in rapporto al novellato articolo 39, comma 1-ter del decreto legislativo 546/1992. Il novellato articolo 39 prevede espressamente la facoltà delle parti processuali di ottenere, su concorde richiesta delle parti, la sospensione del processo quando sia iniziata una procedura amichevole. In proposito, l’Agenzia ha chiarito che tale previsione non modifica i rapporti tra procedure amichevoli e contenzioso interno, ma si inserisce nel quadro previgente, consentendo di escludere in radice che, nelle more della procedura amichevole, intervengano giudicati interni in contrasto con il dispositivo dell’eventuale accordo amichevole, ostativi ad un diverso componimento della questione.

L’aspetto di maggiore interesse per gli operatori si rinviene nella posizione che l’Agenzia assume in ordine alla questione dei termini di decorrenza del biennio iniziale di cui all’articolo 7 paragrafo 1 della Convenzione Ue, nel corso del quale gli Stati devono attivarsi per esperire un tentativo di accordo amichevole prima di instaurare la fase arbitrale e rimettere la questione ad una commissione consultiva.

Secondo l’Agenzia il biennio iniziale della procedura che precede l’eventuale fase arbitrale decorre anche in presenza di un parallelo giudizio interno; il contribuente dovrà rinunciare al ricorso giurisdizionale solo qualora le autorità competenti addivengano ad un accordo che elimini la doppia imposizione, presupposto necessario per l’esecuzione del quale è l’accettazione dei suoi contenuti e la contestuale rinuncia al ricorso ovvero non addivengano ad un accordo e, pertanto, sia necessario esperire la fase arbitrale.

In precedenza, rispetto a tale questione, con la circolare n. 21/E del 5 giugno 2012, l’Agenzia, richiamando il secondo capoverso del paragrafo 1 congiuntamente al paragrafo 3 dell’articolo 7 della Convenzione Ue, aveva concluso che, ove l’istanza di apertura della procedura amichevole fosse stata prodotta anteriormente alla rinuncia al giudizio, il predetto termine di due anni sarebbe decorso solo a partire dalla data della rinuncia al ricorso giurisdizionale.

Tale lettura dell’articolo 7 aveva, tuttavia, destato perplessità, risultando chiaro che il secondo capoverso del paragrafo 1 si riferisse soltanto a giurisdizioni, diverse da quella italiana, che consentono all’autorità amministrativa di derogare a una sentenza definitiva. Sorprendentemente, però, il Mef , nelle comunicazioni ufficiali effettuate nei confronti di contribuenti che hanno instaurato la procedura, ha confermato tale orientamento, non dando avvio alle negoziazioni in mancanza di una previa rinuncia al ricorso da parte degli stessi. È dunque da accogliere con estremo favore la recente posizione dell’Agenzia, che, in perfetta aderenza al dettato normativo, ha rivisto la propria posizione, affermando che, almeno sino alla fase arbitrale, è ben possibile la coesistenza della procedura amichevole e del contenzioso interno anche qualora esso sia stato sospeso in virtù di quanto disposto dal novellato articolo 39.

Non resta dunque che attendere che il Mef faccia proprie le considerazioni espresse dall’Agenzia, modifichi il proprio orientamento ed avvii le consultazioni con gli Stati Ue coinvolti nelle procedure instaurate anche in pendenza di giudizio.