Con una recente sentenza depositata lo scorso 27 giugno il Tribunale di Milano (Tribunale) si è pronunciato in punto di ammissibilità dell’eccezione di c.d. passing on (trasferimento del sovrapprezzo pagato) nel contesto di un’azione promossa da Swiss International Air Lines (SIA) contro Società esercizi aeroportuali (SEA - concessionaria esclusiva per la gestione unitaria degli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate) per la ripetizione dei corrispettivi eccessivamente gravosi per i diritti aeroportuali applicatile da SEA senza alcuna giustificazione oggettiva.

In particolare, SIA sosteneva che SEA le avesse applicato nel periodo marzo 2002 – aprile 2009 le tariffe per i diritti aeroportuali per il traffico extracomunitario anziché quelli previsti per i voli interni alla Comunità europea. Tale condotta, a detta dell’attrice, avrebbe dunque sia violato gli obblighi imposti dall’Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea del 21 giugno 1999 (entrato in vigore il 1 giugno 2002), sia avrebbe costituito un abuso di posizione dominante posto in essere da SEA. Di contro, SEA sosteneva di aver regolarmente applicato la normativa nazionale vigente al tempo, senza alcuna discriminazione tra i vettori comunitari e quelli svizzeri (come è SIA), ma operando una distinzione unicamente in funzione della destinazione dell’aeromobile.

Il Tribunale ha in primo luogo ricordato che il principio sotteso al quadro normativo applicabile in materia di diritti aeroportuali è che tutti i corrispettivi regolamentati (i.e. corrispettivi per l’accesso agli spazi aeroportuali, all’utilizzo delle infrastrutture, etc.) devono essere determinati sulla base del criterio di orientamento ai costi e che a far data dal 1 giugno 2002, ai fini della determinazione dei diritti aeroportuali, la Svizzera doveva essere considerata destinazione del tutto equiparabile a quelle comunitarie. Inoltre, ha ricordato che SEA, nella misura in cui detiene il monopolio legale delle infrastrutture aeroportuali degli scali in questione, riveste una posizione dominante su tutti i mercati rilevanti. Conseguentemente, SEA avrebbe dovuto al contrario applicare a SIA le tariffe infra-comunitarie e pertanto avrebbe posto in essere un illecito sia sotto il profilo del rispetto delle normative comunitarie, sia sotto il profilo di abuso di posizione dominante, in quanto la sua condotta sarebbe risultata ingiustificatamente discriminatoria nei confronti di SIA nella misura in cui le erano state applicate condizioni oggettivamente diverse e che non trovavano alcuna giustificazione nei costi sostenuti da SEA.

Tuttavia il Tribunale, pur riconoscendo la violazione delle disposizioni di legge e del divieto di abuso di posizione dominante ed il conseguente diritto di SIA all’integrale restituzione di quanto pagato in eccesso dal 2002, ha rigettato la domanda di restituzione di quanto indebitamente pagato a SEA in accoglimento dell’eccezione dipassing on presentata da quest’ultima. Infatti, il Tribunale ha osservato che l’ipotetica reintegrazione avrebbe potuto condurre ad un ingiustificato arricchimento di SIA in quanto essa aveva già recuperato quanto eventualmente pagato in eccesso dai passeggeri dei voli interessati in sede di emissione del biglietto aereo. Infatti, dagli atti del giudizio sarebbe risultato evidente che il costo del biglietto aereo incorpora tutti i costi del vettore, compresi i diritti di imbarco, di approdo e decollo. Pertanto, posto che l’accoglimento della domanda di ripetizione di SIA avrebbe comportato un ingiustificato arricchimento di SIA e si sarebbe risolto in un “danno punitivo” per SEA, il Tribunale ha ritenuto di accogliere integralmente l’eccezione di trasferimento/traslazione formulata da quest’ultima.

La sentenza in commento risulta particolarmente interessante per aver “consacrato” l’ammissibilità dell’eccezione di passing on a livello nazionale (dopo una serie di pronunce che ne avevano rilevato solo la potenziale configurabilità) nelle more dell’attuazione della Direttiva in materia di risarcimento danni patiti in conseguenza di illeciti antitrust in sede civile (Direttiva 2014/104/UE), che invece la prevede espressamente. Sembra che a livello giurisprudenziale, come già occorso con la pronuncia della Cassazione n. 11564/2015 di circa un anno fa (si veda la Newsletter del 6 luglio 2015), i giudici si stiano facendo “pionieri” dell’applicazione delle disposizioni contenute nella Direttiva, stavolta bilanciando il diritto al risarcimento dei soggetti che hanno patito un danno da illecito antitrust con la necessità di evitare che l’ipotetica reintegrazione si risolva in un ingiustificato arricchimento.

La sentenza in commento sembra voler aprire le porte alle difese di quelle imprese convenute in sede civile che vedono richiedersi un risarcimento da soggetti che si trovano in una posizione intermedia nella filiera produttiva, ma che in realtà potrebbero in concreto non aver patito alcun danno causalmente connesso all’asserita infrazione antitrust per aver già scaricato “a valle” l’eventuale sovrapprezzo pagato. Resta invece meno chiaro il ruolo degli acquirenti indiretti, quantomeno, per la materia antitrust, all’effettiva attuazione della Direttiva citata.