Con la segnalazione inviata il 10 marzo scorso al Parlamento, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha nuovamente auspicato un intervento del legislatore in materia di servizi di trasporto non di linea (ossia, il servizio taxi). L’intervento dell’AGCM fa seguito all’accordo preliminare concluso il 21 febbraio scorso tra il MIT e i rappresentanti delle principali sigle sindacali di categoria, che prevede la stesura entro un mese di uno schema di decreto interministeriale al fine di adottare misure volte a impedire l’esercizio abusivo del servizio di taxi e di noleggio con conducente (NCC), nonché di uno schema di decreto legislativo di riordino della legge quadro n. 21/1992 che regola i servizi di trasporto pubblico non di linea.

L’attività di advocacy dell’AGCM in materia non è una novità, dato che dopo il primo intervento (addirittura del 1995) si sono susseguite diverse segnalazioni, alcune recepite anche nel DDL Concorrenza (ancora tuttavia in discussione in Parlamento). Inoltre, di recente l’AGCM ha aperto due istruttorie per possibile violazione del divieto di intese restrittive della concorrenza nei confronti delle principali cooperative e società di gestione del servizio radio taxi rispettivamente di Roma e Milano (si veda Newsletter del 30 gennaio 2017).

Tornando alla segnalazione in commento, l’AGCM si è concentra su tre punti particolari:

- l’equiparazione tra servizio taxi e servizio noleggio con conducente;

- l’ingresso di nuovi servizi di mobilità non di linea a forte contenuto tecnologico;

- la previsione di strumenti di compensazione per l’effetto dell’apertura del mercato.

Con riguardo al primo punto, l’AGCM, ribadendo quanto già affermato in precedenti segnalazioni, ha affermato che una riforma del settore non può che passare tramite l’eliminazione di quelle disposizioni che limitano su base territoriale l’attività degli operatori NCC. Inoltre, l’AGCM ha suggerito criteri – validi su base nazionale - che leghino il numero delle licenze ad un’analisi della domanda effettiva dei servizi. Qualora non fosse prevista la possibilità di rilasciare un’autorizzazione su base nazionale, l’AGCM ha affermato come sia necessaria l’introduzione di forme di potere sostitutivo in caso di inerzia delle amministrazioni. Infine, l’AGCM ha auspicato una maggiore flessibilità operativa a favore dei gestori del servizio taxi, tramite l’eliminazione dei vincoli relativi al cumulo di più licenze, la possibilità di offrire servizi integrativi (quale, ad esempio, l’uso collettivo dei taxi), nonché la possibilità di attuare politiche autonome dei prezzi delle corse, all’interno di una cornice tariffaria determinata solo nel suo massimo.

L’AGCM si è pronunciata anche con riguardo ai servizi che utilizzano piattaforme digitali per connettere gli autisti con la domanda finale. Secondo l’AGCM, questi nuovi servizi producono importanti benefici concorrenziali per i consumatori finali, alla luce della maggiore facilità di fruizione del servizio di mobilità, migliore copertura della domanda e riduzione dei costi dell’utenza. L’AGCM ha ribadito di vedere con favore non solo i servizi che utilizzano autisti professionisti (ad esempio, UBER Black) ma anche servizi quali UBER Pop (attualmente vietato a seguito di alcune decisioni del Tribunale di Milano) nei quali la app mette in contatto domanda e autisti non professionisti. L’AGCM ha quindi auspicato l’adozione di una regolamentazione minima in materia, con la creazione di un “terzo genere” di fornitori di servizi non di linea, oltre a taxi e NCC.

Da ultimo, l’AGCM si è espressa sull’eventualità di introdurre sistemi di compensazione a favore degli attuali titolari di licenze, opportuni (sebbene tecnicamente di dubbia giustificazione) a seguito dell’(auspicata) apertura e allargamento del mercato in questione, che potrebbe comportare la perdita del valore commerciale delle stesse. L’AGCM ha peraltro in primo luogo affermato che non vi è “…alcun diritto acquisito ad una eventuale compensazione…”, in quanto le licenze taxi sono state rilasciate dalle amministrazioni comunali non a titolo oneroso ma tramite concorso pubblico per titoli. Tuttavia, facendo atto di realismo, l’AGCM ha riconosciuto che l’eccessivo contingentamento delle licenze e il mancato rilascio di nuove hanno portato alla creazione di un mercato secondario, del tutto de-regolamentato, che ha fatto acquistare alle stesse un valore economico (spesso) molto elevato.

Nonostante le premesse, l’AGCM ha affermato che “…la possibilità di successo delle auspicate riforme in senso proconcorrenziale del settore della mobilità non di linea sono strettamente legate all’adozione di misure idonee a limitare quanto più possibile l’impatto sociale dell’apertura del mercato…”. Per tale motivo, l’AGCM ha suggerito diverse forme di compensazione di natura monetaria, tra le quali, ad esempio, la dazione della differenza tra un valore della licenza preso a riferimento e il valore di mercato al momento della cessazione dell’attività, sempre che quest’ultima avvenga entro un periodo di tempo limitato dall’avvio del processo. Al fine di reperire le risorse necessarie per finanziare tale interventi, l’AGCM ha suggerito la possibilità di costituire un apposito fondo statale, da finanziare, ad esempio, tramite il pagamento di fee d’ingresso per tutte le autorizzazioni NCC, mediante l’introduzione di forme di contribuzione da parte delle piattaforme digitali ovvero con l’utilizzo di maggiori introiti fiscali (derivanti anche da una modifica dell’attuale regime fiscale agevolato per i tassisti, i quali ad oggi sono esentati dall’obbligo di emissione dello scontrino fiscale a fine corsa).

Non resta che attendere se le misure pro-concorrenziali suggerite, per l’ennesima volta, dall’AGCM (oltre che dal Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale, si veda la Newsletter del 9 gennaio 2017), verranno recepite dal Governo e dal Parlamento.