Con le sentenze pubblicate il 20 aprile scorso, il TAR Lazio ha annullato il provvedimento con il quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva sanzionato molteplici Casse Raiffeisen e la relativa Federazione (insieme, le Parti) per un’asserita intesa nel mercato dei finanziamenti alle famiglie nella provincia di Bolzano (si veda la Newsletter del 7 marzo 2016). Secondo l’AGCM, le Parti avevano coordinato le rispettive politiche commerciali attraverso uno scambio di informazioni sensibili, avvenuto, tra gli altri, all’interno dei c.d. “Workshop ROI” (eventi organizzati dalla Federazione Raiffeisen a beneficio delle Casse, al fine di elaborare e presentare dati e informazioni utili per la gestione e pianificazione aziendale delle singole Casse). Il coordinamento avrebbe avuto ad oggetto, in particolare, la fissazione del tasso floor (ossia il valore minimo del tasso contrattualmente previsto, sotto al quale l’interesse non può scendere) nei finanziamenti a tasso variabile.

Nelle sentenze in commento, il TAR, nell’accogliere i ricorsi proposti dalle Parti, si è concentrato su tre aspetti principali del provvedimento dell’AGCM. Innanzitutto, i giudici hanno contestato la definizione del mercato rilevante effettuata dall’AGCM, laddove quest’ultima aveva attribuito una dimensione provinciale al mercato del finanziamento alle famiglie. Secondo il TAR, l’AGCM non aveva considerato il fatto che le Casse Raiffeisen sono banche di credito cooperativo che, da un punto di vista regolamentare, devono operare nel rispetto dei principi di mutualità e del localismo. Quest’ultimo impone alle Casse di esercitare la loro attività all’interno di una ben definita zona di competenza territoriale (indicata nei rispettivi statuti sulla base delle indicazioni della Banca d’Italia), solitamente riconducibile ad aree comunali. Inoltre, sempre alla luce di tali principi, l’attività di rischio (che include anche i finanziamenti alle famiglie) può essere svolta a favore di soggetti non residenti entro il limite massimo del 5% del volume di attività della Cassa. In forza di tali limiti, nell’ambito della provincia di Bolzano, la sovrapposizione tra le sfere operative delle varie Casse “…non [è] né generale né completa ma riguard[a] solo determinate parti di territorio e gruppi di due, tre o, al massimo, quattro banche…”. Secondo il TAR, ciò è sufficiente ad “…escludere la configurabilità di un unico mercato concorrenziale nel quale le Casse, presunte parti dell’intesa, operino congiuntamente, e, per l’effetto, di un accordo antitrust tra le Casse medesime…”. Il TAR conclude in maniera decisa il punto affermando, non con qualche volontà di puntualizzazione circa l’operato dell’AGCM, che “…se non c’è concorrenza, non vi può essere accordo anticoncorrenziale…”.

Anche l’asserita sostituibilità delle Casse dal lato della domanda, come affermato dall’AGCM, secondo il TAR ha una rilevanza “meramente virtuale”, dato che, in forza del citato limite del 5%, ogni Cassa ha l’obbligo di rifiutare domande di finanziamento oltre tale limite. Il TAR non ha inoltre condiviso quanto affermato dall’AGCM, secondo la quale il fatto che le banche avrebbero potuto aprire succursali nei comuni limitrofi, le stesse avrebbero potuto ampliare le aree di sovrapposizione, con ciò divenendo quantomeno concorrenti potenziali. Infatti, i giudici hanno affermato, riprendendo le Linee direttrici sull’applicabilità dell’art. 101 TFUE agli accordi di cooperazione orizzontale, che la valutazione di potenziale concorrenza tra le imprese deve basarsi su motivi realistici, “…non essendo sufficiente la mera possibilità teorica di entrare in un dato mercato…”.

Il TAR si è concentrato inoltre sulla (mancanza) di “consistenza dell’intesa”. Infatti, nonostante fosse stata qualificata dall’AGCM come intesa per oggetto, il TAR ha ricordato come sia comunque necessario accertare l’idoneità dell’intesa ad alterare in maniera apprezzabile e rilevante (ossia consistente) il mercato. Secondo il TAR, evidentemente ritenendo non applicabile la c.d. regola degli accordi de minimis di rilievo comunitario, tale idoneità nel caso in commento era “macroscopicamente assente”, dato che le Parti rappresentavano solo il 25-30% del mercato dei finanziamenti nella provincia di Bolzano. Di conseguenza, vi era un significativo numero di banche (la restante parte del mercato) al quale i consumatori potevano rivolgersi, al fine di vanificare gli effetti dell’asserita intesa. Inoltre, il TAR ha ricordato come, alla luce del citato limite del 5%, l’asserita condotta anticoncorrenziale avrebbe potuto in realtà condizionare una quota pari solo all’1-2% del mercato assunto come rilevante.

Infine, il TAR ha accolto un’ulteriore censura delle ricorrenti, le quali affermavano l’irragionevolezza della ricostruzione effettuata dall’AGCM secondo cui, su un totale di 47 Casse Raiffeisen, di cui 42 partecipanti ai Workshop ROI, solo 13 sono state ritenute parte dell’intesa unica e complessa. Secondo le ricorrenti, nonostante una sostanziale assimilabilità di situazioni di fatto, nel provvedimento sanzionatorio non erano state indicate le ragioni per le quali le Casse non considerate parti dell’intesa avrebbero comunque tenuto una condotta simile a quella delle Casse coinvolte nell’asserita pratica concordata. Il TAR ha infatti evidenziato come il fatto che altri operatori adottino lo stesso comportamento economico degli operatori (asseritamente) parti dell’intesa, vuol dire che tale comportamento economico “…è ragionevole in sé in quel mercato e risulta riconducibile […] ad una valida spiegazione economica alternativa…”.

In conclusione, non resta che attendere l’eventuale giudizio del Consiglio di Stato, qualora l’AGCM intendesse impugnare, come probabile, il provvedimento in esame.