La legge tedesca sulle energie rinnovabili del 2012 (EEG 2012) comportava aiuti di Stato. Questo è il verdetto del nuovo capitolo appena conclusosi nella controversia tra Germania e la Commissione europea (Commissione) sugli aiuti di Stato nel settore energetico. Con la sentenza dello scorso 10 maggio, infatti, il Tribunale dell’UE (Tribunale) ha respinto il ricorso presentato dalla Germania avverso la decisione della Commissione che nel 2014 aveva qualificato come aiuti di Stato il sostegno alle imprese produttrici di elettricità a partire da fonti di energia rinnovabili e la riduzione di una sovrattassa per alcune imprese a forte consumo di energia elettrica, pur avendo ritenuto la maggior parte di tali misure compatibili con le regole del mercato interno.

La legge EEG 2012 prevedeva un meccanismo di sostegno destinato appunto alle imprese che producono elettricità con fonti rinnovabili e a partire da gas da estrazioni minerarie (ossia derivanti dall’estrazione ad esempio del carbone), in grado di garantire a tali imprese un prezzo di vendita dell’energia elettrica superiore a quello di mercato. Per finanziare tale misura, la EEG 2012 prevedeva anche una sovrattassa (sovrattassa EEG) a carico dei fornitori, che a loro volta dovevano versarla ai gestori delle reti di trasmissione interregionale ad alta ed altissima tensione, e che andava a gravare in ultima istanza sui clienti finali. Inoltre, le imprese a forte consumo di energia elettrica potevano sottrarsi parzialmente alla sovrattassa EEG grazie a degli sconti loro concessi dalla EEG 2012 stessa. L’obiettivo era quello di salvaguardare la competitività internazionale delle aziende tedesche, sgravandole di una parte dell’onere per finanziare l’elettricità rinnovabile. Sia il sostegno alle imprese produttrici di energia verde, sia la riduzione della sovrattassa, erano finiti tuttavia sotto il faro della Commissione che, nel 2014, aveva qualificato dette misure come aiuti di Stato, anche se in parte compatibili con il mercato interno (la Commissione aveva imposto quindi un recupero solo parziale).  

Il Tribunale, con la sentenza in commento, ha confermato le conclusioni cui era giunta la Commissione ed ha affermato che la riduzione della sovrattassa EEG per gli energivori conferiva loro “…un vantaggio ai sensi del diritto dell’Unione in materia di aiuti di Stato...”. Secondo il Tribunale, la Commissione aveva ritenuto giustamente che la riduzione della sovrattassa EEG liberasse dette imprese da un onere che di regola avrebbero dovuto sostenere. Le motivazioni sottese a una misura di sostegno, infatti, non possono ritenersi sufficienti a sottrarreper se una simile misura dalla qualificazione come aiuto. Inoltre, la Commissione aveva anche rilevato correttamente che l’EEG 2012 implicava l’utilizzazione di risorse statali. Infatti, i meccanismi previsti dalla EEG 2012 rientravano nel quadro dell’attuazione di una politica pubblica di sostegno ai produttori di elettricità definita dallo Stato. In primo luogo, i fondi generati dalla sovrattassa EEG rimanevano sotto l’influenza dominante dei pubblici poteri, con ciò differenziando il caso di specie dal meccanismo introdotto dalla legge tedesca oggetto di scrutinio nel precedente caso PreussenElektra, in cui l’esistenza di un aiuto di Stato era stata esclusa: i fondi in discussione in detta causa non potevano essere considerati una risorsa statale in quanto non erano sotto controllo pubblico in alcun momento. In secondo luogo, gli importi generati dalla sovrattassa EEG costituivano fondi che comportavano una risorsa dello Stato, assimilabili a una tassa. Infine, le competenze e le funzioni attribuite ai fornitori consentivano di concludere che questi ultimi non agivano liberamente e per proprio conto, bensì in qualità di gestori di un aiuto concesso loro mediante fondi statali, alla stregua di un ente che esegue una concessione statale.  

In conclusione, la sentenza in commento fa presagire una modifica dell’impianto normativo tedesco in tale peculiare settore, sinora basato essenzialmente sugli incentivi finanziati grazie ad una sovrattassa pagata dai consumatori finali di energia. Ad oggi, tuttavia, il quadro dei possibili sviluppi rimane ancora incerto. Non resta che vedere come verranno conclusi gli altri dieci ricorsi, proposti da differenti imprese, attualmente ancora pendenti dinanzi al Tribunale avverso la medesima decisione della Commissione, che erano stati sospesi in attesa della sentenza in commento.