Le due note case di moda hanno permesso alla Corte di Cassazione di pronunciarsi e ribadire alcuni punti fermi in tema di giudizio di confondibilità tra marchi.

La prima Sezione della Corte di Cassazione ha emesso la sentenza n. 23981/2015 depositata lo scorso 24 novembre a chiusura di un contenzioso avviato da Lotto contro Max Mara per accertare – tra l’altro – la violazione da parte di quest’ultima per via dell’uso di un segno costituito da una doppia losanga e ritenuto confondibile con un segno identico registrato dalla Lotto come marchio.

La Corte di Cassazione ha confermato il giudizio della Corte di Appello di Torino, che, a sua volta, aveva confermato il giudizio di primo grado del Tribunale di Torino, in cui era stata esclusa la confondibilità tra i marchi.

Per quanto di interessi ai fini di questa breve nota, la Corte di Cassazione due importanti e fondamentali concetti in tema di tutela e valutazione della confondibilità tra marchi.

In primo luogo, la Corte ha confermato che “Il giudizio sulla confondibilità fra i marchi d’impresa è, [..] il risultato di una valutazione complessiva e sintetica che deve tenere unitariamente conto di tutti gli elementi caratterizzanti i marchi che si contrappongono, avuto riguardo all’impressione d’insieme suscitata nel consumatore medio. Ciò, tuttavia, non impedisce, quale mezzo al fine di quel giudizio, l’esame delle singole componenti strutturali dell’uno e dell’altro segno distintivo, ove risultino rilevanti per affermare od escludere la confondibilità, in quanto svolgano in concreto un ruolo determinante nell’orientare la scelta del consumatore, investendo parti ed elementi che richiamino la sua attenzione ed abbiano perciò funzione individualizzante”.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che il giudice d’appello avesse correttamente escluso, in base ad un’indagine non astratta ma “ma correlata in concreto alla maggiore o minore possibilità di discriminazione del prodotto da parte della clientela”, che il segno simile a quello della Lotto utilizzato da Max Mara potesse implicare un rischio di associazione tra segni e quindi confondere i consumatori.

Inoltre, in risposta al terzo motivo di ricorso, la Corte ha evidenziato che la Corte di Appello di Torino ha sì tenuto in considerazione la natura di “marchio forte” del segno di Lotto – ossia un segno che “si caratterizza per una maggiore incisività rispetto alla tutela del marchio debole, poiché rende illegittime le variazioni, anche se rilevanti ed originali, che lascino sussistere l’identità sostanziale del nucleo ideologico in cui si riassume l’attitudine individualizzante” –  ma che, ciononostante, ha escluso la confondibilità con il segno di Max Mara ” in ragione del fatto di essere rappresentato da una fantasia grafica originale per il complesso articolarsi dei differenti elementi geometrici, idonea ad escludere la confondibilità agli occhi del consumatore medio”.

In altri termini, il marchio di Max Mara non riprendeva il nucleo ideologico del marchio di Lotto e pertanto non era con esso confondibile.