Con la sentenza n. 2178/2017, pubblicata lo scorso 11 maggio, il Consiglio di Stato (CdS) ha respinto l’appello proposto dalla società Fastweb S.p.A. (Fastweb) avverso la sentenza del Tar Lazio n. 894/2011, che aveva confermato la sussistenza delle violazioni accertate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) con il provvedimento n. 20462/2009 (Provvedimento), relative, in sintesi, alla prospettazione alla clientela di una velocità di navigazione in rete superiore a quella effettiva e alla mancata comunicazione agli utenti della reale velocità di navigazione.

Nella sentenza in commento, il CdS, in primo luogo, ha chiarito che, contrariamente a quanto sostenuto da Fastweb, l’istruttoria innanzi all’AGCM non era stata caratterizzata da alcun deficit informativo; al contrario, il CdS ha ricordato come, in seguito all’avvio del procedimento, era stata trasmessa alla società una richiesta di informazioni al fine di consentire a quest’ultima di illustrare modalità e caratteristiche tecniche del servizio, a cui era seguita una memoria depositata dalla stessa Fastweb.

Il CdS ha, altresì, respinto la censura di Fastweb circa il richiamo (non sufficientemente circostanziato) nel Provvedimento alla nozione generale di “consumatore medio”, ritenendo corrette le valutazioni del giudice di primo grado che aveva inter alia parametrato la scorrettezza della pratica commerciale di Fastweb anche in relazione al particolare tipo di prodotto, caratterizzato da un elevato livello di tecnicità. Peraltro, il CdS ha qualificato come ingannevole l’informazione relativa all’effettiva portata della velocità della connessione pubblicizzata, non ritenendo necessario procedere con una verifica giudiziale, come, invece, auspicato da Fastweb.

Infine, il CdS ha rigettato le argomentazioni di Fastweb in merito alla quantificazione della sanzione effettuata dall’AGCM, ricordando che l’incremento rispetto alla sanzione edittale si spiega con le consistenti dimensioni economiche dell’operatore e con una tendenziale recidiva di Fastweb all’attuazione di pratiche commerciali scorrette.

Infine, il Consiglio di Stato sembrerebbe aver ritenuto irrilevanti, rispetto al caso di specie, le questioni oggetto del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea dello scorso gennaio (ordinanza n. 168/2017, negli stessi termini, seppur con riferimento ‎al settore energetico si veda la Newsletter del 20 febbraio 2017), relative al conflitto di competenze tra autorità (nello specifico, AGCM e Agcom) in materia di pratiche commerciali scorrette.