Con le conclusioni dello scorso 21 luglio nella causa C-162/15 P, l’Avvocato Generale (AG) Szpunar si è espresso sulla portata della tutela che deve essere concessa alle informazioni provenienti da dichiarazioni rese al fine di beneficiare del trattamento favorevole nelle sanzioni antitrust, nell’ambito della pubblicazione delle decisioni della Commissione Europea (Commissione) in materia di cartelli.

I fatti all’origine della controversia riguardano la decisione adottata dalla Commissione nel maggio 2006 relativa al cartello sul perossido di idrogeno e perborato. La ricorrente del caso in commento, Evonik Degussa GmbH (la ricorrente), aveva partecipato a tale infrazione ma aveva beneficiato della totale immunità delle ammende in virtù del programma di clemenza.

Con una lettera inviata nel novembre 2011, la Commissione comunicava alla ricorrente l’intenzione di pubblicare una nuova versione non riservata, più dettagliata, della decisione sul perossido di idrogeno e perborato. Di conseguenza, la Commissione chiedeva alla ricorrente di esprimersi sulla riservatezza delle informazioni contenute nella nuova versione. La ricorrente si era opposta alla pubblicazione, ritendo che la nuova versione non riservata più dettagliata contenesse informazioni riservate o segreti aziendali. La Commissione non aveva tuttavia accolto tale richiesta e aveva pubblicato la nuova versione della decisione, eliminando tutte le informazioni che consentivano di individuare, direttamente e o indirettamente, la fonte delle informazioni trasmesse con il programma di clemenza, nonché i nomi dei collaboratori della ricorrente. La ricorrente proponeva quindi ricorso presso il Tribunale UE (Tribunale), richiedendo l’annullamento della decisione controversa. Il Tribunale aveva tuttavia integralmente respinto tale domanda.

Nella sua opinione relativa alla causa in commento, l’AG si è espresso su diverse questioni.

Innanzitutto, l’AG si è pronunciato sulla portata del controllo del consigliere auditore, che era stato adito dalla ricorrente durante il procedimento. L’AG, confermando quanto dichiarato dal Tribunale, ha affermato che il consigliere auditore è competente solo su questioni relative alla riservatezza e non su tutte le obiezioni presentate dalle parti relative alla pubblicazione, comprese quelle concernenti i principi generali di diritto, quali il legittimo affidamento e la parità di trattamento.

Con riguardo alla questione centrale del caso in commento, l’AG se da un lato ha affermato la necessità che la Commissione eserciti una certa cautela nella pubblicazione delle informazioni ottenute nel quadro del programma di clemenza, dall’altro ha ribadito che la tutela della riservatezza non riguarda tutte le informazioni in quanto tali. Infatti, l’AG ha continuato affermando che il richiedente il trattamento favorevole deve essere consapevole del fatto che “…le informazioni trasmesse nel quadro della sua cooperazione costituiranno un importante fonte di informazioni e che saranno ampiamente utilizzate dalla Commissione per constatare e descrivere i fatti, anche nella versione non riservata della decisione…”. Pertanto, ad eccezione delle citazioni dirette delle dichiarazioni e delle altre informazioni che consentono di individuare la fonte, l’AG ha ritenuto che un’impresa non possa validamente opporsi alla pubblicazione, nella decisione della Commissione, delle informazioni relative all’infrazione contenute nella sua dichiarazione effettuata al fine di beneficiare del trattamento favorevole.

Infine, l’AG ha formulato alcune osservazioni di ordine generale sul sistema di divulgazione delle prove istituito dalla direttiva 2014/14/UE in materia di azioni di risarcimento del danno derivante da illeciti antitrust, nonostante questa sia stata adottata successivamente ai fatti del procedimento. Tale direttiva impone la tutela assoluta delle dichiarazioni effettuate al fine di beneficiare del trattamento favorevole contro la divulgazione nelle azioni per il risarcimento del danno, ad esclusione delle informazioni preesistenti le quali, invece, possono essere divulgate.

L’AG ha affermato che “…la tutela assoluta delle dichiarazioni effettuate al fine di beneficiare del trattamento favorevole non impone il medesimo livello di tutela alle informazioni di fatto sull’infrazione che sono in esse contenute, nel contesto della pubblicazione delle decisioni della Commissione…”. Infatti, “…l’accesso del pubblico alle informazioni relative ai fatti integranti l’infrazione è un elemento essenziale delle azioni per il risarcimento del danno, in quanto consente ai terzi lesi di informarsi sullo svolgimento dell’intesa e facilita l’accertamento dei fatti relativi alla sussistenza e alla portata della responsabilità, nei confronti di tutti i partecipanti ad essa…”. L’AG ha concluso dicendo che gli interessi dei richiedenti il trattamento favorevole sono comunque tutelati da altri strumenti, quali quelli che limitano la loro responsabilità in solido, considerati meno lesivi degli interessi dei terzi danneggiati.

Resta ora da vedere come si pronuncerà la Corte di Giustizia su una questione che ha rilevanti implicazioni proprio sull’utilizzo di tale programma da parte delle imprese.