La questione qui esaminata prende in considerazione l’appello proposto dall’armatore contro un lodo arbitrale relativo all’interpretazione dell’Addendum di un contratto di noleggio in merito alla responsabilità per i costi per il transito nel canale di Suez.

I Fatti

Il 23 ottobre 2009, parte attrice, in qualità di disponent owners (noleggiatore a tempo con la nave a sua disposizione commerciale), noleggiarono la nave GLORY SANYE alla parte convenuta su formulario SYNACOMEX 2000 per un viaggio da Constanza a Djibouti, con a bordo un carico di avena. Parte attrice aveva noleggiato la nave a tempo dai suoi “Head Owners” (i proprietari della nave, o “registered owners”) su formulario NYPE 1946 per un viaggio a tempo, con l’intenzione di passare per Constanza a Djibouti o Port Sudan (‘intention via Constanza to Djibuti o Port Sudan’). Successivamente alla discarica, la nave sarebbe stata riconsegnata attraverso il transito nel Canale di Suez.

Dopo aver caricato a Constanza, la GLORY SANYE arrivò a Djibouti il 20 Novembre 2009. Tuttavia, non fu possibile procedere alla discarica in assenza dei ricevitori del carico, e per questo dovette rimanere ancorata a largo di Djibouti per circa tre mesi.

Le parti raggiunsero un accordo, cristallizzato nell’Addendum n. 1 al contratto di noleggio, per cui il porto di discarica sarebbe stato sostituito con un porto egiziano a sud del Canale di Suez, Ain Sukhna. Nell’Addendum veniva inoltre prevista la Indemnity Clause, per cui gli armatori sarebbero rimasti‘manlevati ed indennizzati con riguardo a tutte le perdite, spese, danni e qualsiasi rischio […] che sarebbe potuto sorgere dalla mancata discarica del carico da parte dei noleggiatori.(‘held harmless and indemnified against all losses, expenses, damages, risk whatsoever and howsoever arising ... from charterer’s faiure to discharge the cargo’).

L’Addendum n. 1 prevedeva, tra l’altro, che i noleggiatori avrebbero dovuto sostenere i costi portuali a Ain Sukhna ed i costi per i bunkers consumati per il passaggio da Djibouti a Ain Sukhna, mentre le controstallie sarebbero rimaste pagabili per tutto il tempo impiegato fino al completamento della discarica.

Successivamente, le parti conclusero un ulteriore Addendum al contratto di noleggio (Addendum n. 2), dove il porto di discarica venne sostituito con un altro porto egiziano, Damietta. Tutti gli altri termini precisati nell’Addendum precedente (n.1) sarebbero rimasti inalterati e in vigore.

Per arrivare a Damietta, la nave avrebbe dovuto transitare lungo il Canale di Suez.

Gli armatori richiesero ai noleggiatori di sostenere le spese per il transito lungo il Canale ai sensi della Indemnity Clause, ma i noleggiatori rifiutarono. Gli armatori sostennero che il transito per la discarica a Damietta costituisse una spesa originatasi dalla mancata discarica a Djibuti dal momento che, una volta che la discarica fosse stata effettuata a Djibuti, la nave non avrebbe effettuato detto transito ai sensi del contratto di noleggio, con relativa assenza di spese. Pertanto, ritenevano che l’ammontare pagato fosse recuperabile ai sensi e per gli effetti della Indemnity Clause.

Nella procedura arbitrale, gli armatori reclamarono i costi per il passaggio nel Canale dai loro noleggiatori come una spesa risultante dalla mancata discarica del carico a Djibouti. Il collegio arbitrale decise che, dal momento che gli armatori avrebbero sostenuto dei costi per il transito nel canale di Suez in ogni modo, anche se la nave fosse stata scaricata a Djibouti, perché gli armatori dovevano riconsegnare la nave agli Head Owners ai sensi del contratto di noleggio a tempo stipulato con loro a Port Said, dette spese non corrispondevano a quanto i noleggiatori avevano accordato avrebbero sostenuto ai sensi dell’Addendum no 1.

La Sentenza

Il giudice concesse l’appello, sostenendo che il collegio avesse errato in diritto. La mancata discarica da parte dei noleggiatori a Djibouti aveva reso necessario che la nave transitasse lungo il canale di Suez e, dunque, sarebbe stato altrettanto necessario incorrere in costi per procedere in tal senso. Pertanto, la spesa del transito nel Canale di Suez corrispondeva a quella cui i noleggiatori avevano concordato indennizzare i disponent owners ai sensi dell’Addendum no 1, ed il collegio aveva errato in decidere altrimenti.

Commento

La sentenza vede l’applicazione letterale da parte della Corte della formulazione utilizzata dalle parti, dal momento che la spesa traeva origine dalla mancata discarica da parte dei noleggiatori a Djibouti, ed essa risultava espressamente coperta dall’Indemnity Clause.

Nell’arrivare a questa conclusione, il giudice rigettò la tesi dei noleggiatori secondo la quale i costi per il transito non sarebbero stati reclamabili come danni.

Le decisione della Corte dimostra un’applicazione letterale del contratto che non tiene conto di fatti che non risultavano noti ad entrambe le parti in costanza di conclusione dell’Addendum, nella fattispecie, il fatto che la nave avrebbe dovuto transitare il Canale di Suez in ogni modo per la sua riconsegna ai Head Owners.

In questo modo, la sentenza favorisce la certezza commerciale, rendendo inutile una disamina di quello che sarebbe successo in futuro dopo la riconsegna della nave.