Dopo il blocco dei servizi forniti dall’applicazione UberPop disposto circa due anni fa dal Tribunale di Milano e l’analogo ordine disposto alla fine di marzo anche dal Tribunale di Torino, con l’ordinanza dello scorso 7 aprile, il Tribunale di Roma (Tribunale) ha ordinato il blocco dei servizi offerti in Italia dal gruppo Uber (multinazionale che permette la fornitura di un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione che mette in contatto diretto passeggeri e conducenti), accogliendo un ricorso presentato in via d’urgenza ai sensi dell’articolo 700 c.p.c. da alcune associazioni di categoria dei tassisti che chiedevano l’accertamento di atti di concorrenza sleale asseritamente posti in essere da Uber-Black e da ulteriori servizi analoghi, con il conseguente blocco o oscuramento del sito internet e della relativa applicazione informatica. Tuttavia, a distanza di una settimana, lo scorso 14 aprile lo stesso Tribunale sembra esser tornato sui propri passi, concedendo in appello ad Uber la sospensione dell’efficacia dell’ordinanza sopra citata: l’applicazione Uber-Black potrà quindi continuare ad operare, almeno fino alla definitiva pronuncia nel merito.

Facendo un passo indietro, le condotte oggetto di contestazione di cui si chiedeva l’inibitoria erano le modalità di esercizio del servizio pubblico non di linea permesse dalle società del gruppo Uber agli autisti da essa organizzati, ossia operatori NCC (noleggio con conducente). Ciò mediante l’utilizzo della piattaforma informatica e la relativa applicazione denominata Uber-Black o le similari applicazioni denominate Uber-Van, Uber-Tour, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect ed Uber-Lux, che si differenziano dalla prima solo per la tipologia di vettura utilizzata dall’autista. Dette condotte, per i ricorrenti, costituivano atti di concorrenza sleale in violazione dell’articolo 2598 n. 3 del c.c..

Giova ricordare che il quadro legislativo di riferimento in ordine alla disciplina degli autoservizi pubblici non di linea per il trasporto di persone è dato dalla legge quadro n. 21 del 1992, parzialmente modificata nel 2009 per indicare in modo più dettagliato le caratteristiche del servizio di noleggio con conducente e introdurre specifiche sanzioni in caso di inosservanza, da parte dei tassisti e degli esercenti di NCC, delle disposizioni in questione. La normativa di settore prevede una serie di limiti per tale attività, in particolare per quella degli esercenti il servizio taxi che operano in regime di licenza. Tra le altre cose rilevano i particolari requisiti per il rilascio della licenza da parte del comune competente, nonché un sistema di tariffe amministrate dalle competenti autorità. Inoltre, il servizio taxi è caratterizzato dall’essere rivolto ad un’utenza indifferenziata, deve avvenire all’interno dell’area comunale e il conducente del taxi può stazionare in luogo pubblico, mentre il servizio NCC si rivolge ad un’utenza specifica, lo stazionamento dei relativi mezzi avviene all’interno di rimesse mentre il corrispettivo per il servizio è concordato tra l’utenza ed il vettore.

Il servizio offerto da Uber si contraddistingue per il fatto che la richiesta del servizio avviene tramite un’applicazione liberamente scaricabile da chiunque possieda uno smartphone e l’unica modalità di pagamento possibile è quella elettronica tramite carta di credito, previa registrazione su sito internet. Uber quindi non costituisce un mero mediatore tra autisti e utenti ma, tramite la gestione di un sistema integrato, organizza e pone in essere l’intera “filiera commerciale”, dall’iniziale strutturazione dell’applicazione informatica all’arrivo a destinazione del passeggero, occupandosi di reclutare i singoli autisti, di raccogliere le chiamate degli utenti inoltrandole agli autisti, di fissare il corrispettivo del servizio (e gli incrementi dello stesso), di ricevere il corrispettivo dagli utenti e poi versarne una quota agli autisti, nonché svolgere le necessarie campagne pubblicitarie. Uber-Black è appunto la piattaforma informatica che consente di mettere in contatto diretto gli autisti provvisti di autorizzazione NCC, che sottoscrivendo il contratto con Uber divengono concessionari di una licenza non esclusiva per poter utilizzare la corrispondente “App Autista”, e coloro che chiedono il servizio. La tariffa è predeterminata da Uber e consiste in una tariffa consigliata che funge da importo predefinito ove il vettore non negozi un importo differente con l’utente (e che Uber si riserva comunque il diritto di modificare in base a fattori relativi al mercato locale).

Ciò detto, il Tribunale ha rilevato in primo luogo la sussistenza di un’attività concorrenziale tra le parti, in quanto entrambe dirette ad effettuare un servizio di trasporto non di linea avente come potenziali destinatari la medesima platea di consumatori distribuiti nel medesimo ambito territoriale. Inoltre, ha rilevato che per Uber costituisce un indebito vantaggio quello di poter accedere ad un’utenza indifferenziata altrimenti non raggiungibile. Inoltre, tale attività, per il Tribunale è sleale nella misura in cui l’esercizio del servizio, secondo le modalità sopra descritte, conferisce agli autisti Uber un’ulteriore posizione di indebito vantaggio (i) rispetto ai taxi, in quanto non devono soggiacere a tariffe predeterminate dalle competenti autorità proponendo prezzi più competitivi, (ii) rispetto agli NCC in quanto non hanno alcun legame alla rimessa da costituire nel comune ove è richiesta l’autorizzazione, con conseguente maggiore facilità nell’intercettare le esigenze dell’utenza nel comune di pertinenza. In sintesi, per il Tribunale, dette condotte costituiscono un illecito sviamento di clientela a danno di coloro che esercitano il servizio taxi o NCC.

Riguardo invece alle dedotte violazioni degli artt. 102 e 106 TFUE, il Tribunale ha rilevato che la normativa nazionale in questione (i) non è in contrasto con la disciplina comunitaria, che (ii) non limita “la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori” in quanto non impedisce per se l’utilizzazione di nuove tecnologie per il servizio di NCC, e che (iii) non favorisce “posizioni di privilegio e monopolio”, mentre “gli autisti Uber” svolgendo la loro attività “in contrasto” con la stessa normativa, si mettono in una posizione di “indebito vantaggio” rispetto ai tassisti. Pertanto, con l’ordinanza in commento, il Tribunale “accertata la condotta di concorrenza sleale”, ha inibito a Uber “di porre in essere il servizio di trasporto pubblico non di linea con l'uso della app Uber Black” e di applicazioni analoghe, “disponendo il blocco di dette applicazioni con riferimento alle richieste provenienti dal territorio italiano, nonché di effettuare la promozione e pubblicizzazione di detti servizi sul territorio nazionale”. Inoltre, il Tribunale ha fissato anche una penale di 10 mila euro “per ogni giorno di ritardo nell'adempimento” del blocco “a decorrere dal decimo giorno successivo” alla pubblicazione della sentenza.

Come è nomale in questi casi, Uber ha immediatamente presentato reclamo avverso l’ordinanza, reputandola in contraddizione con le linee guida europee in materia di apertura al mercato dei trasporti ed al recente decreto c.d. Milleproroghe, che ha ribadito la non vigenza del necessario rientro in rimessa per gli NCC. Il Tribunale, in sede di reclamo, ha quindi accolto la domanda di sospensiva richiesta da Uber, decretando un quantomeno temporaneo nulla osta ad Uber-Black per continuare la propria attività.

L’ordinanza in commento alimenterà sicuramente il fervente dibattito esistente sia sulle criticità giuridiche sollevate dalla sharing economy, in grado di offrire servizi innovativi che tuttavia sollevano “delicate interferenze” con i servizi tradizionalmente offerti e con la relativa disciplina regolamentare, sia sulla validità, in tale rinnovato scenario, in particolare dell’istituto della licenza, che potrebbe risultare anacronostico dinanzi a soluzioni proposte dalle nuove tecnologie che aprono possibilità di business un tempo inesistenti.

Non resta che vedere quale sarà l’epilogo di questa battaglia legale tutt’altro che scontata.