Niente da fare per Samsung SDI e a Samsung SDI (Malaysia) (insieme, Samsung): la Corte di Giustizia (CdG), con la sentenza dello scorso 9 marzo, ha confermato le sanzioni che erano state loro imposte dalla Commissione europea (Commissione) nel 2012 per aver partecipato, unitamente ad altre sette imprese, ad accordi collusivi nel mercato dei tubi a raggi catodici per schermi di televisori e computer (CRT) nel periodo cha andava dal 1996/1997 al 2006. La Commissione aveva accertato che Samsung SDI aveva partecipato sia direttamente, sia mediante la propria controllata Samsung Sdi Malaysia, a due intese.

La Commissione aveva ritenuto che le imprese indagate avessero fissato i prezzi dei CRT, si fossero ripartite il mercato e i clienti, nonché avessero limitato la produzione ponendo in essere due distinte infrazioni: la prima riguardante i CRT per schermi di computer (CDT) e la seconda relativa ai CRT per schermi TV (CPT). Le imprese partecipanti si sarebbero inoltre scambiate con regolarità informazioni commercialmente sensibili. In particolare, avendo ritenuto che Samsung avesse partecipato ad entrambe le intese, la Commissione aveva irrogato, congiuntamente e solidalmente, a Samsung SDI e a Samsung SDI (Malaysia) un’ammenda di circa 70 milioni per l’intesa sui CDT e, con l’aggiunta di Samsung SDI Germany, anche un’ammenda di circa 80 milioni. Nel 2015 il Tribunale dell’UE (Tribunale) aveva respinto il ricorso presentato dalle tre società e la questione era passata alla CdG, cui si chiedeva l’annullamento della sentenza del Tribunale e delle sanzioni inflitte.

Con la sentenza in commento, la CdG ha respinto l’impugnativa presentata dalle ricorrenti, confermando in toto le sanzioni che le erano state imposte. Tra le altre cose, Samsung aveva provato a sostenere che il Tribunale: non avesse fornito consona motivazione in merito al fatto che le vendite di prodotti non oggetto dei due cartelli avrebbero dovuto essere escluse dal calcolo dell’ammenda del cartello CPT; avesse rigettato senza alcuna valida motivazione il motivo di Samsung secondo cui la collusione richiede la prova del coinvolgimento di almeno due imprese; avesse violato il principio di parità di trattamento; avesse erroneamente preso in considerazione, nel calcolo dell’ammenda del cartello CDT, le vendite interne del gruppo Samsung; nonché avesse erroneamente negato una riduzione dell’ammenda del 50% con riferimento al cartello sui CDT.

La CdG ha rigettato tutti i detti motivi di ricorso: quanto all’argomento dalla Samsung secondo cui le vendite di prodotti che non costituivano oggetto dell’intesa sui CPT avrebbero dovuto essere escluse dal calcolo della relativa ammenda, ha ritenuto che “…la totalità dei CPT era stata oggetto di contatti collusivi che costituivano un’infrazione unica e continuata…”, quindi anche quei CPT non specificatamente oggetto della ripartizione. Peraltro, la CdG ha confermato l’analisi del Tribunale secondo cui i vari comportamenti in esame presentavano tra loro un nesso di complementarità e si inscrivevano quindi in un piano d’insieme unitario, risultando quindi corretta la qualificazione operata dalla Commissione come infrazione unica. Inoltre, la CdG ha ritenuto che non fosse stato violato il principio della parità di trattamento, osservando che un’impresa cui sia stata applicata un’ammenda per la partecipazione ad un cartello non può chiedere l’annullamento o la riduzione di tale ammenda asserendo che un altro partecipante non sarebbe stato sanzionato per una parte o per l’integralità della propria partecipazione alla stessa.

Per quanto riguarda l’intesa relativa ai CDT, la CdG ha in primis evidenziato che il luogo di consegna dei prodotti aveva un impatto sostanziale sul livello delle vendite realizzate dalla Samsung: anche se i prezzi e le quantità di CDT da fornire erano stati negoziati tra la Samsung SDI e Samsung Electronics (principale azionista di Samsung SDI) nella Corea del Sud, i CDT venivano consegnati – per esser poi venduti - dai depositi della Samsung SDI locati nello Spazio Economico Europeo (SEE) direttamente ai depositi della Samsung Electronics, anch’essi collocati nel SEE e quindi per la CdG anche queste consegne dovevano essere considerate vendite effettuate all’interno del SEE. Conseguentemente, per la CdG il Tribunale non aveva errato nel considerare che, ai fini dell’importo delle vendite realizzate nel SEE, occorreva esaminare la totalità delle consegne effettuate nel SEE, anche se le relative negoziazioni erano avvenute fuori dal SEE. Altrimenti, “…un’impresa che ha partecipato all’infrazione dovrebbe semplicemente negoziare le proprie vendite con i propri clienti fuori dal SEE per assicurarsi che tali vendite non vengano considerate ai fini del calcolo di una possibile ammenda, che così risulterebbe di gran lunga ridotta…”. Infine, in punto di riduzione dell’ammenda, la CdG non ha ritenuto che la sanzione fosse stata così inadeguata ed eccessiva da risultare sproporzionata e dunque consentirgli di sostituirsi al giudizio sul punto espresso dal Tribunale.