Il 15 settembre 2016, la Commissione Europea (Commissione) ha pubblicato la relazione preliminare dell’indagine settoriale sul commercio elettronico avviata nel maggio 2015. L’indagine, che si colloca all’interno della strategia per il mercato unico digitale, che ha tra i suoi obiettivi il consentire un migliore accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e ai servizi, ha quale fine quello di permettere alla Commissione di individuare eventuali problemi di natura concorrenziale nei mercati europei dell’e-commerce. I primi risultati dell’indagine, che fanno seguito a quelli pubblicati nel marzo del 2016 sul tema del geoblocco, sono basati sui dati, raccolti dalla Commissione, di circa 1800 imprese attive nel mercato europeo in questione e sull’esame di circa 8000 contratti di distribuzione.

Innanzitutto, i risultati preliminari hanno evidenziato l’elevato grado di trasparenza del mercato, anche sul versante dell’offerta, con la maggioranza dei distributori che, anche attraverso l’uso di software specializzati, monitora i prezzi dei concorrenti, evidentemente in quanto ne tiene conto ed eventualmente per reagire alle loro variazioni. Inoltre, nell’ultimo decennio, a causa dell’apertura di molti negozi online da parte degli stessi produttori, molti distributori si sono trovati a competere con i loro stessi fornitori.

Con riguardo alle specifiche pratiche, la relazione preliminare evidenzia come siano aumentate le restrizioni contrattuali all’interno dei contratti di distribuzione. Nonostante tali clausole possano essere, in alcuni casi, giustificate, la Commissione solleva alcune perplessità con riguardo ad accordi di distribuzione che prevedono clausole contrattuali che escludono la vendita online per alcuni prodotti o la possibilità per i distributori di operare esclusivamente online (senza pertanto avere almeno un negozio fisico).

Inoltre, la maggioranza dei distributori che hanno preso parte all’indagine ha evidenziato che i loro contratti sono affetti da almeno una clausola potenzialmente in grado di avere effetti sulle modalità di vendita. Le più comuni si riferiscono a forme di raccomandazione o di restrizione sui prezzi ma sono state rilevate anche restrizioni contrattuali per l’offerta su siti di comparizione dei prezzi e limitazioni alle vendite transfrontaliere. Quest’ultime limitano la possibilità per i distributori di servire consumatori in altri Stati membri e prevedono l’applicazione di misure di c.d. geo-blocco. Secondo la Commissione, tali pratiche impediscono ai consumatori di poter usufruire di una scelta più ampia e di prezzi più bassi e, pertanto, non appare inverosimile pensare che queste clausole saranno l’oggetto dell’attenzione dell’autorità comunitaria.

Da ultimo, la Commissione si concentra sui fornitori di contenuti digitali e la disponibilità delle licenze da parte dei detentori di diritti d’autore sui contenuti. Come già evidenziato con la pubblicazione dei primi risultati sul tema del geoblocco nel marzo 2016, la grande maggioranza degli accordi di licenza è limitata al territorio di un unico Stato membro. Inoltre, la Commissione ha sollevato alcune perplessità anche sulla durata –particolarmente lunga- degli accordi di licenza. Infatti, secondo la Commissione, tale durata costituirebbe una barriera all’ingresso per un fornitore di contenuti digitali interessato ad entrare nel mercato, che tuttavia potrebbe avere difficoltà ad accedere a quei diritti che sono oggetto di lunghi accordi di esclusiva tra i suoi concorrenti e i titolari dei diritti stessi.

La relazione preliminare è ora sottoposta a una consultazione pubblica, dove le parti interessate possono inviare osservazioni e sollevare ulteriori questioni. Nel primo trimestre del 2017 è prevista la pubblicazione della relazione finale.

E’ bene ricordare che, nella prassi della Commissione, la conclusione di una indagine conoscitiva rappresenta solamente la fase ricognitiva di possibile criticità, alla quale tipicamente fanno seguito una o più azioni di enforcement diretto: le imprese sono avvertite.