Con la sentenza n. 1841/2016, pubblicata in data 11 ottobre 2016, il Tar Lombardia (Tar) ha accolto il ricorso presentato dalla Società italiana per il gas – Italgas S.p.A. (Italgas) avverso la delibera n. 180/2015/E/gas (Delibera) dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI).

Tramite tale delibera, adottata il 23 aprile 2015, l’AEEGSI aveva accolto il reclamo presentato da un venditore di gas nei confronti di Italgas che si era rifiutata di accettare la prestazione di una garanzia finanziaria rilasciata da una società di intermediazione finanziaria (regolarmente iscritta nel registro degli intermediari presso la Banca d’Italia); più precisamente, l’AEEGSI aveva stabilito che Italgas non potesse pretendere dai venditori – a garanzia dei propri crediti relativi al contratto di trasporto – esclusivamente garanzie bancarie o assicurative ma dovesse accettare anche altre tipologie di garanzie “…valutando, caso per caso, la solvibilità del garante…”.

Nella delibera impugnata, l’AEEGSI aveva ritenuto che l’accettazione da parte di Italgas delle sole garanzie bancarie o assicurative potesse risultare in contrasto con il principio di parità di trattamento e del libero accesso alla rete; sul punto, Italgas, nel proprio ricorso, ha replicato, da un lato, fornendo evidenza dell’elevato numero di venditori che utilizzano la propria rete e, dall’altro, dando contezza del fatto che il comportamento consistente nell’accettazione delle sole garanzie bancarie o assicurative era stato posto in essere nel tempo nei confronti di tutti gli utenti, senza operare distinzioni né tantomeno discriminazioni.

Quanto al summenzionato obbligo di valutazione caso per caso della solvibilità del garante (contenuto nella Delibera), il Tar ha rilevato che tale previsione sia da considerarsi sproporzionata rispetto all’esigenza di tutela del libero accesso alla rete e della parità di trattamento degli utenti, in assenza di parametri da seguire nell’effettuare tale valutazione, tenuto conto, peraltro, che una simile attività presupporrebbe il possesso di specifiche conoscenze di natura tecnica estranee alle imprese di distribuzioni e che richiederebbe, quindi, imponenti modifiche organizzative per permetterne un adeguato svolgimento. Al riguardo, il Tar ha inteso distinguere nettamente tra l’attuazione di sistemi sproporzionati rispetto all’obiettivo di tutela da raggiungere e il rifiuto in mala fede di altre forme di garanzia laddove l’apprezzamento della solvibilità risulti a tutti gli effetti agevole o riguardi una forma di garanzia di norma accettata (il cui rifiuto sarebbe, in quel caso, da considerarsi illegittimo).

Il Tar ha accolto, quindi, il ricorso di Italgas (annullando, di conseguenza, la Delibera), ritenendo che l’impresa di distribuzione abbia la facoltà, ma non l’obbligo, di accettare forme di garanzia differenti da quelle bancarie o assicurative. Ciò a prescindere dall’interpretazione del dato testuale del codice di rete di Italgas (approvato dall’AEEGSI) che, in apparente contrasto con la Delibera, sembrava individuare tassativamente (e non solamente a titolo esemplificativo, come sostenuto dalla stessa AEEGSI) le summenzionate due tipologie di garanzie come unico strumento a copertura delle obbligazioni di pagamento connesse al contratto di trasporto.