Il 22 marzo scorso la Commissione europea ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di direttiva (la Proposta) volta a consentire alle autorità antitrust dei vari Stati membri (le AAN) di avere gli strumenti minimi per poter applicare in maniera più efficace la legislazione dell’UE posta a tutela della concorrenza.

La Proposta prende le mosse dal fatto che anche le AAN (oltre alla Commissione) sono competenti ad applicare direttamente il diritto antitrust dell’UE. All’uniformità del diritto sostanziale applicato, tuttavia, non si è accompagnata – secondo la Commissione – un’adeguata convergenza dei poteri attribuiti alle AAN. Ciò, in taluni casi, si sarebbe tradotto in un under-enforcement delle norme antitrust dell’UE. La Proposta è volta a risolvere tali criticità, intervenendo essenzialmente nelle seguenti aree:

- attribuzione a ciascuna AAN di un grado adeguato di autonomia e indipendenza (in proposito, la Proposta prevede alcune garanzie specifiche, ad esempio in tema di licenziamento dei funzionari), nonché delle risorse finanziarie ed umane necessarie allo svolgimento delle loro funzioni;

- attribuzione di poteri d’indagine che permettano a ciascuna AAN di accedere a informazioni relative a un potenziale illecito antitrust indipendentemente dal supporto (fisico o digitale) su cui sono archiviate, nonché – e questa sarebbe una novità importante anche in Italia – di effettuare ispezioni anche presso il domicilio privato dei dipendenti (naturalmente, sempre previa autorizzazione di un giudice dello Stato Membro interessato);

- previsione di sanzioni proporzionate e con maggior effetto dissuasive. In particolare, la Proposta prevede che la sanzione massima non possa essere inferiore al 10% del fatturato globale delle imprese interessate, in linea con la situazione esistente ai sensi del reg. 1/2003 per quanto riguarda l’azione diretta della Commissione ovvero con la disciplina prevista dalla legge n. 287/1990 in Italia. Deve inoltre essere possibile imporre sanzioni alle società controllanti, nonché alle aventi causa, di quelle direttamente convolte nell’illecito, in modo da evitare che sia possibile sfuggire a eventuali ammende mediante una ristrutturazione societaria;

- maggior coordinamento e convergenza dei programmi di trattamento favorevole (c.d. leniency programmes) in modo da incentivare le imprese a denunciare l’esistenza di cartelli illegali, nonché la previsione di strumenti volti a tutelare i dipendenti da sanzioni personali (anche di natura penale – fattispecie che in Italia si verifica in ipotesi molto limitate, per lo più legate alle turbative di gare pubbliche) in caso di cooperazione da parte di tali dipendenti nell’ambito di un programma di trattamento favorevole per le imprese.

Realisticamente, l’iter di approvazione della Proposta comporterà con tutta probabilità modifiche e integrazioni su richiesta del Parlamento europeo e degli Stati Membri (che debbono approvarla a maggioranza qualificata) e richiederà diversi mesi (ad esempio, la c.d. Direttiva Danni in tema di risarcimento dei danni da illecito antitrust, attuata solo di recente, fu proposta dalla Commissione a giugno 2013 e fu definitivamente approvata a novembre 2014). Inoltre, allo stato è previsto che, dal momento di entrata in vigore della direttiva adottata in base alla Proposta, gli Stati Membri avranno a disposizione due anni per adeguare il proprio ordinamento a quanto ivi previsto.

Ciò detto, la Proposta rappresenta di un’importante indicazione di un probabile sempre più aggressivo enforcement a livello nazionale. Sebbene in Italia quanto previsto nella Proposta sia già in larga parte attuato e, pertanto, il suo carattere riformatore incide maggiormente sulla situazioni in altri Stati Membri, la portata di possibili novità quali ad esempio la sopra ricordata possibilità di procedere a ispezioni antitrust presso i domicili privati non sono da sottovalutare.