Spesso accade che software e hardware vengano offerti in vendita sottoforma di bundle e acquistati contestualmente dagli utenti, soprattutto se il software corrisponde al sistema operativo che dovrà “girare” sull’hardware.

La Sezione III Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 4390/2016 ha confermato che l’acquisto del software e dell’hardware, pur nell’ambito di un cosiddetto bundle,  non è regolato da un unico contratto ma da due distinti negozi giuridici: un contratto di compravendita e un contratto di licenza d’uso (più noto come EULA).

In particolare la Suprema Corte ha confermato la sentenza del Tribunale di Catania, che a sua volta aveva in parte riformato la sentenza del GDP del capoluogo etneo, che aveva condannato la società Hewlett Packard a rimborsare ad un consumatore € 114,00 a fronte del mancato interesse da parte di quest’ultimo  a concludere il contratto di licenza EULA che regolava l’uso del software “Windows Vista Home Premium” acquistato unitamente al notebook “Compaq” prodotto da HP.

La questione è essenzialmente basata sull’interpretazione della clausola dell’EULA applicabile a Windows Vista che così testualmente prevedeva: “Utilizzando il software, il licenziatario accetta le presenti condizioni. Qualora il licenziatario non le accetti, non potrà utilizzare il software e dovrà contattare il produttore o l’installatore per conoscere le modalità di restituzione allo scopo di ottenere il rimborso del prezzo”.

Il consumatore appunto non ha inteso utilizzare il software, non ha accettato l’EULA e ha contattato HP – in qualità di produttore – per ottenere il rimborso del prezzo del software offrendo la sua restituzione.

Come detto la Corte di Cassazione ha rigettato in toto il ricorso di HP e, per quanto qui di interesse, si evidenzia che secondo l’interpretazione della Suprema Corte:

  1. HP è stata correttamente considerata produttrice dell’hardware e quindi soggetto a cui avrebbe dovuto rivolgersi il consumatore in caso di richiesta di rimborso relativo al software;
  2. L’obbligazione di HP, relativa al rimborso richiesto dai consumatori che acquistavano l’hardware unitamente al software, discendeva dall’accordo a monte tra HP e Microsoft e più in particolare dal fatto che HP “inserendo nei suoi computer le condizioni di licenza d’uso dei software Microsoft, nell’esercizio della sua autonomia contrattuale, ha assunto l’obbligo espressamente posto a carico del produttore, di effettuare la prestazione ivi contemplata nei confronti degli acquirenti dei suoi prodotti ove ha preinstallato il software, terzi che sono pienamente individuabili proprio nei soggetti acquirenti dei due beni tecnicamente scindibili ed unitariamente posti in commercio, secondo la libera scelta di politica commerciale di HP”;
  3. Non va accolta la tesi di HP sulla inscindibilità del prodotto hardware rispetto al software. In merito a ciò la società ricorrente aveva sostenuto che ai fini di un valido esercizio del diritto al rimborso il consumatore avrebbe dovuto chiedere il rimborso dell’intero prezzo corrisposto (sia per il software sia per l’hardware) e restituire non solo la componente software ma anche quella hardware, posto che HP aveva “inteso concepire software ed hardware come “un prodotto singolo inscindibile” (come del resto evidenziato “sulla confezione e nel materiale pubblicitario del computer”)”. Sul punto la Cassazione ha ribadito quanto stabilito nella precedente sentenza n. 19161/2014 e in particolare che “l’acquisto di un notebook non obbliga ad accettare il sistema operativo preinstallato e qualora l’acquirente, all’avvio dell’hardware, manifesti il suo rifiuto alla licenza d’uso del predetto sistema e del suo software applicativo, il mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto di licenza d’uso e non sul negozio di compravendita del computer, dovendosi ritenere che, tra la vendita del prodotto hardware e la licenza d’uso del sistema operativo, non sussista un collegamento negoziale ove manchino elementi idonei a dimostrare la volontà delle parti di concludere entrambi i negozi allo scopo di realizzare un ulteriore interesse pratico, causa concreta dell’intera operazione negoziale, unitario ed autonomo rispetto a quello proprio di ciascuno di essi. Ne consegue che l’acquirente del notebook, qualora non aderisca alle condizioni predisposte unilateralmente per l’accesso al sistema operativo e al software applicativo, rifiuta il perfezionamento del contratto di licenza d’uso ad essi relativo, senza che ciò incida sulla già perfezionata compravendita del computer”.