Con suo provvedimento adottato il 19 aprile, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato sanzioni per un totale di circa 66 milioni di euro a Sky Italia (Sky), RTI, Mediaset Premium, Lega Calcio (Lega) e Infront, società consulente della Lega, per aver partecipato a un’intesa restrittiva della concorrenza nel settore dei diritti audiovisivi assegnati per la diffusione delle partite del Campionato di serie A delle stagioni 2015-2018.

Sin dalla comunicazione di avvio del procedimento, l’attenzione dell’AGCM si era concentrata sulle presunte irregolarità nella procedura di assegnazione di tali diritti nel contesto di una gara organizzata dalla Lega (si veda a tal proposito la Newsletter del 25 maggio 2015). Nello specifico, nonostante Sky fosse risultata assegnataria dei principali pacchetti oggetto della gara (ossia i pacchetti A e B, contenenti rispettivamente i diritti esclusivi alla diffusione su piattaforma satellitare e sul digitale terrestre delle partite delle otto squadre principali), la delibera con cui la Lega comunicò l’esito della procedura di gara assegnava a Sky solo il pacchetto A, mentre i pacchetti B e D (quest’ultimo contenente i diritti esclusivi per la diffusione delle partite disputate dalle squadre con minor seguito) risultavano assegnati a RTI/Mediaset Premium.

Dalle risultanze istruttorie è emerso che Sky, a seguito del ritardo nell’assegnazione dei pacchetti aggiudicati, inviò un atto di intimazione alla Lega per invitarla a dare attuazione ai risultati della gara. La Lega, invece, sostenne che le leggi in materia e in particolare il d.lgs. n. 9/2008 le vietassero di assegnare i pacchetti A e B allo stesso operatore. In realtà, il divieto contenuto in tale decreto ha ad oggetto la totalità dei pacchetti, la quale non può essere assegnata a un unico operatore.

Sulla base dell’asserita non assegnabilità di entrambi i pacchetti, la Lega e Infront avrebbero promosso e organizzato delle negoziazioni tra Sky e RTI/Mediaset Premium al fine di assicurare a quest’ultima l’assegnazione del pacchetto B. Nonostante in un primo momento le parti non riuscissero a raggiungere un accordo in quanto Sky avrebbe voluto ottenere in cambio i diritti del 50% delle partite di Champions League detenuti da RTI/Mediaset Premium, grazie alla mediazione di Infront le negoziazioni si conclusero come segue: Sky ottenne l’assegnazione del pacchetto A, mentre RTI/Mediaset Premium si vide assegnare i pacchetti B e D, concedendo il pacchetto D in sub-licenza a Sky. Tale accordo fu suggellato da un atto scritto, nel quale Sky si impegnava a non dar seguito al contenzioso.

In sintesi, Sky e RTI/Mediaset Premium avrebbero posto in essere una grave intesa restrittiva della concorrenza sostanziatasi nella spartizione del mercato. Il ruolo di promotori dell’intesa, invece, sarebbe stato rivestito dalla Lega e dal suo advisor Infront. Inoltre la Lega, soggetto organizzatore della gara, avrebbe consentito l’attuazione dell’intesa recependola nella sua delibera d’assemblea, venendo meno al suo dovere di assegnare i diritti a seguito di procedure competitive.

Secondo l’AGCM tale accordo tra soggetto aggiudicatore, società consulente e due partecipanti alla procedura di assegnazione avrebbe alterato l’esito della gara, sostituendola con una soluzione concordata e ostacolando la concorrenza sia attuale sia futura.

Per questi motivi, l’AGCM ha ritenuto di imporre una sanzione di 51 milioni di euro a RTI/Mediaset Premium, di 9 milioni di euro a Infront, di 4 milioni di euro a Sky e di circa 2 milioni di euro alla Lega.