“Quanto cibo sprechiamo nelle nostre case?” è il titolo dell’incontro che si terrà presso gli spazi di Expo Gate il prossimo 7 luglio in occasione del quale verrà presentato il Rapporto 2014 sullo spreco alimentare domestico realizzato da Waste Watchers, il nuovo osservatorio nazionale istituito nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’Università di Bologna per indagare le cause degli sprechi alimentari e promuovere policy di comportamento virtuoso per favorirne la riduzione concreta.  Il Rapporto, ormai giunto alla sua terza edizione, illustrerà le cause dello spreco alimentare, analizzate su base statistica anche in relazione a reddito e status sociale delle famiglie italiane ponendo in relazione stile di vita, abitudini alimentari e tendenza allo spreco, e indicherà alcune proposte di comportamento per prevenirlo e ridurlo.

La presentazione del rapporto è solo una delle tante iniziative promosse contro lo spreco alimentare in occasione di Expo 2015 che ci è sembrato utile segnalare in relazione alle nuove tendenze del diritto alimentare e dei rifiuti. Fondamentale in questo contesto, infatti, è la stesura della Carta di Milano, presentata il 28 aprile 2015.  Prendendo ispirazione dal Protocollo di Kyoto, il documento milanese dovrebbe essere sottoscritto nel corso di Expo 2015 da parte dei paesi aderenti all’esposizione universale i quali ci si aspetta si assumano l’impegno di garantire la sicurezza alimentare a nove miliardi di persone nel mondo entro il 2050 e di promuovere stili di vita sani e pratiche agricole sostenibili. La bozza del documento è stata completata ed è già disponibile online sul sito http://carta.milano.it/en/ per gli italiani).

Ma la tematica non è certo nuova: la sensibilizzazione sul diritto all’alimentazione e sullo spreco alimentare affrontate dal rapporto Waste Watchers e dal Protocollo di Milano è iniziata in Italia nel 2013 quando Andrea Orlando, ex Ministro dell’Ambiente, raccogliendo l’invito della Commissione Europea ad affrontare il problema dello spreco alimentare all’interno del Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (PNPR) di cui all’art. 180, comma 1 bis del d. lgs. 152/2006, con decreto n. 358 del 13 dicembre 2013, ha istituito la task force n. 5 “Analisi ed elaborazione di modelli per la riduzione degli sprechi alimentari” all’interno del “Gruppo di studio per l’individuazione di strategie e priorità politiche”, allo scopo di delineare un Piano Nazionale per la Prevenzione degli Sprechi Alimentari (PINPAS) che comprendesse gli aspetti e le misure di prevenzione degli spechi alimentari nel quadro delle misure di prevenzione dei rifiuti e, più in generale, nel contesto delle politiche e delle strategie comunitarie in materia di sviluppo sostenibile.  La non corretta gestione della filiera alimentare, secondo Orlando, fa sì che il cibo “divent[i] rifiuto, con enorme spreco di risorse naturali, perché per produrre una mela o un pezzo di pane si muovono mezzi e si usano concimi, acqua e suolo e poi tutto questo si rovescia nel suo contrario cioè in un rifiuto”.

Attraverso il PINPAS – la consulta cui è composta ad oggi da più di 240 membri provenienti da circa 140 diverse organizzazioni, rappresentativi di tutti i diversi anelli della filiera (agricoltura, industria alimentare, distribuzione, ristorazione, consumo domestico e gestione dei rifiuti) – l’Italia affronta per la prima volta in modo organico il problema degli sprechi alimentari.

Secondo la relazione del Senato recante l’aggiornamento del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, il PINPAS si è reso necessario a causa della complessità della filiera agro-alimentare, caratterizzata da un numero importante di attori e da una forte interdipendenza tra i diversi anelli e anche in virtù delle connessioni intercorrenti tra gli aspetti della materia ambientale e dei rifiuti, quello della biodiversità, quello dell’accesso al cibo e della sicurezza alimentare.

Il PINPAS ambisce a produrre soluzioni concrete ed efficaci in termini di riduzione alla fonte della quantità di cibo che finisce tra i rifiuti sul breve, medio e lungo periodo.  Il traguardo è raggiungere entro il 2020 una riduzione del 5% dei rifiuti per unità di Pil per quanto riguarda i rifiuti urbani, del 10% per quanto riguarda i rifiuti pericolosi e del 5% per quelli speciali.  La prevenzione degli sprechi alimentari, infatti, certamente può determinare una diminuzione nella produzione dei rifiuti, ad esempio attraverso una riduzione della frazione umida presente nei rifiuti domestici da perseguire attraverso misure di sensibilizzazione dei consumatori e nelle scuole, da raggiungere anche attraverso sistemi di etichettatura dei prodotti alimentari.  Dall’altro lato si deve ambire ad una riduzione dei rifiuti alimentari non pericolosi assimilabili agli urbani prodotti nelle mense, ristoranti, bar, hotel, mercati ortofrutticoli ed esercizi commerciali, attraverso la definizione di specifici accordi volontari finalizzati all’adozione di “buone pratiche antispreco” come la donazione dei prodotti invenduti o delle eccedenze di pasti cotti.

Un contributo, sia pur indiretto e – potremmo dire – curioso all’affermarsi delle pratiche antispreco è pervenuto anche dalla Cassazione Penale che, un anno fa, ha deciso che il “doggy bag” (e cioè la possibilità di portare con sé gli avanzi del proprio cibo) è un diritto di tutti: i ristoratori dovranno quindi attrezzarsi – come i propri colleghi anglosassoni fanno già da anni – per consentire ai clienti di portarsi via quanto rimasto in tavola alla fine del pasto.  La Corte ha, infatti, annullato la precedente condanna per ingiuria inflitta ad un turista il quale, vedendosi negata la possibilità di portare via gli avanzi del proprio pasto dal titolare della struttura alberghiera dove soggiornava, non si è risparmiato dalle aspre critiche alla struttura ricettiva. Secondo i giudici (Cassazione Penale, Sez. V, sentenza n. 29942 del 27 maggio 2014), il divieto di portare con sé il cibo avanzato – verosimilmente destinato a diventare rifiuto – costituisce un “fatto ingiusto” e la reazione sopra le righe del turista è stata ritenuta non punibile.

Con particolare riferimento invece alla possibilità di riutilizzare le eccedenze alimentari nei punti vendita, si va finalmente verso una semplificazione normativa che dovrebbe diventare operativa entro l’anno.  Lo ha annunciato Andrea Segrè, coordinatore del comitato tecnico scientifico attivato dal Ministero dell’Ambiente per la prevenzione dei rifiuti e dello spreco di cibo.

Dalla Consulta del PINPAS arriva infatti un “Position Paper” per una nuova normativa che favorisca la donazione delle eccedenze e dei prodotti alimentari invenduti, attraverso la semplificazione e armonizzazione del quadro di riferimento (procedurale, fiscale, igienico-sanitario) che disciplina attualmente il settore, consentendo – pare addirittura entro il corrente 2015 – finalmente l’incentivazione delle donazioni.

In arrivo anche un “Diario domestico dello spreco alimentare”, iniziativa che coinvolgerà un campione rappresentativo di famiglie italiane, impegnato nel monitoraggio scientifico del cibo sprecato. A lanciarla, Last Minute Market e la campagna europea “Un anno contro lo spreco”, con il Distal dell’Università di Bologna. Per la prima volta gli italiani conteggeranno il loro spreco effettivo, e questo consentirà di capire quali prodotti alimentari sono maggiore oggetto di spreco all’interno dei nuclei domestici italiani, e perché.

Il Diario registra anche il cibo che viene smaltito attraverso gli scarichi domestici (latte, succhi di frutta o caffè avanzato che si getta nel lavandino) o dato da mangiare agli animali domestici. L’esperimento è stato realizzato nell’arco di una settimana nello scorso mese di aprile 2015 e offrirà indicazioni sull’intervento da realizzare per ridurre gli sprechi domestici. I risultati saranno presentati il 5 giugno 2015, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente.