Con le sentenze in commento, rese il 16 giugno 2016, la Corte di Giustizia dell’UE (CdG) ha definitivamente respinto i ricorsi presentati in un caso da Evonik Degussa GmbH (Degussa), AlzChem AG (AlzChem) e SKW Stahl-Metallurgie GmbH (SKW); nell’altro da SKW Stahl-Metallurgie Holding AG (SKW Holding), tutti volti all’annullamento della decisione con cui, nel 2009, la Commissione europea (Commissione) aveva accertato, nei confronti dei principali fornitori di carburo di calcio e di magnesio utilizzati nelle industrie siderurgica e del gas (tra cui le ricorrenti), la partecipazione ad una intesa restrittiva della concorrenza. In particolare, la Commissione aveva accertato che tali imprese, tra il 7 aprile 2004 e il 16 gennaio 2007, avevano posto in essere un’intesa unica e continuata avente ad oggetto la ripartizione dei mercati e della clientela, nonché la fissazione di quote e dei prezzi di vendita nell’area dello Spazio Economico Europeo (ad eccezione dell’Irlanda, della Spagna, del Portogallo e del Regno Unito).

La prima delle sentenze in commento riconferma l’estrema difficoltà di vincere la presunzione relativa di cui può avvalersi la Commissione per estendere la responsabilità dell’illecito commesso da una controllata (anche) nei confronti della sua controllante, così da poter imporre una sanzione più elevata, da computarsi sul fatturato della capogruppo. Come noto, secondo costante giurisprudenza della CdG, nelle ipotesi in cui una società controllante detenga, direttamente o indirettamente, la totalità del capitale di una società coinvolta in un illecito antitrust, esiste una presunzione relativa secondo cui tale società controllante esercita un’influenza determinate sulla società controllata totalitariamente. Da ciò, la Commissione può ritenere responsabile anche la società controllante e può, quindi, emanare una decisione che infligga l’ammenda anche nei confronti di quest’ultima, senza necessità di dimostrarne l’effettiva implicazione nelle condotte restrittive. Ciò, in quanto le due società fanno parte di una stessa unità economica e formano una sola impresa ai sensi dell’art. 101 TFUE (v., in tal senso, sentenza del 29 settembre 2011, Elf Aquitaine c. Commissione, C 521/09 P, EU:C:2011:620, punto 56). Sempre secondo costante giurisprudenza, per avvalersi di tale presunzione, è sufficiente che la Commissione dimostri che la totalità, o la quasi totalità, del capitale di una società sia detenuta, direttamente o indirettamente, dalla società controllante. Per converso, per poter ribaltare tale presunzione, la controllante dovrà sottoporre elementi relativi ai vincoli organizzativi, economici e giuridici intercorrenti tra la stessa e la sua controllata, idonei a dimostrare che essi non costituiscono un’unica entità economica, e dunque la condotta autonoma sul mercato da parte della controllata (v., in tal senso, sentenza del 20 gennaio 2011, General Química e a. c. Commissione, C‑90/09 P, EU:C:2011:21, punto 51 e giurisprudenza ivi citata).

Nel caso di specie, la CdG ha avuto modo di chiarire che “…la circostanza che una controllata non si conformi a un’istruzione della propria società controllante non è di per sé sufficiente a dimostrare l’assenza di esercizio effettivo di un’influenza determinante da parte della seconda sulla prima, poiché non è necessario che la controllata applichi tutte le istruzioni della controllante per dimostrare l’esistenza di un’influenza determinante, a meno che l’inosservanza di tali istruzioni non costituisca la regola…”. Ciò, nonostante le ricorrenti, AlzChem e Degussa, ritenute co-responsabili dell’infrazione dal 7 aprile al 1 settembre 2004, avessero dimostrato che la flagrante violazione delle loro istruzioni (i.e., di non porre in essere accordi restrittivi della concorrenza con i propri concorrenti riguardanti i prodotti di desolforazione della ghisa) da parte della società SKW, da esse congiuntamente controllata al 100%, era stata posta in essere in un contesto molto particolare, ossia durante la fase di negoziazione della cessione del 100% del capitale della società SKW a SKW Holding, realizzatasi l’1 settembre 2004.

Con la seconda sentenza in commento, resa appunto sul ricorso spiegato dalla successiva controllante di SKW, ritenuta responsabile e sanzionata in solido per la parte dell’infrazione commessa dal successivo 1 settembre 2004 al 16 gennaio 2007, la CdG ha avuto modo di censurare il giudizio espresso dal Tribunale dell’UE (Tribunale) con la sentenza del 2014. In tale decisione, il Tribunale aveva avallato il rifiuto della Commissione alla richiesta di audizione a porte chiuse della società SKW Holding, al fine di tutelare i diritti di difesa di Degussa. La richiesta della società SKW era stata motivata dalla sua necessità di tutelare i propri segreti aziendali e altre informazioni riservate e, in particolare, a tutelarsi da eventuali rappresaglie che avrebbero potuto essere poste in essere da Degussa, con cui in quel momento la SKW stava negoziando un nuovo accordo di fornitura di carbonato di calcio.

Secondo la CdG, anche se SKW Holding fosse riuscita a dimostrare le proprie asserzioni (ossia, che, anche dopo l’acquisizione del 100% di SKW, quest’ultima continuava a dipendere da Degussa, in quanto quest’ultima forniva a SKW la quasi totalità del carbonato di calcio da essa commercializzato), la Commissione sarebbe stata tenuta ad emettere un’ulteriore comunicazione degli addebiti allo scopo di consentire a Degussa di presentare le proprie osservazioni su tali elementi. Tuttavia, ad avviso della CdG, posto che la ricorrente non ha dimostrato che in mancanza di una siffatta irregolarità il procedimento avrebbe avuto un diverso esito, la CdG ha comunque respinto il motivo. In altre parole, l’eventuale vizio procedimentale non avrebbe potuto comunque inficiare la validità delle conclusioni raggiunte dalla Commissione.