Con la sentenza n. 5450, lo scorso 10 maggio il TAR Lazio (TAR) ha accolto il ricorso proposto dalla Società Abbanoa S.p.A. (Abbanoa), società a partecipazione pubblica totalitaria e unico gestore del servizio idrico integrato in Sardegna, annullando il provvedimento del 16 settembre 2015 con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva irrogato elevate sanzioni alla stessa per presunte pratiche commerciali scorrette.

Nel caso di specie, l’AGCM prospettava i seguenti profili di scorrettezza: (i) l’omissione da parte del professionista di una qualunque forma di comunicazione circa l’entrata in vigore di nuove tariffe (con efficacia retroattiva a far data dal 2011); (ii) la reiterata fatturazione sulla base di consumi presunti, con addebito di servizi non prestati, quali ad esempio, i servizi di depurazione; (iii) la minaccia dell’interruzione del servizio idrico a fronte di fatture contestate o prescritte, nonché in presenza di procedure di conciliazione. Nel corso dell’istruttoria, nell’aprile 2015 l’AGCM comunicava ad Abbanoa un’integrazione oggettiva della comunicazione di avvio del procedimento, con la contestazione di altre pratiche commerciali scorrette consistenti principalmente (i) in richieste di pagamento al nuovo utente delle morosità pregresse (in caso di subentro/voltura); (ii) nelle modalità con cui veniva effettuata la fatturazione; (iii) nella mancata adozione di misure per evidenziare all’utente la presenza di perdite idriche all’interno delle abitazioni; e (iv) nella pubblicità di un numero verde che in realtà era un numero a pagamento.  

Dal momento che le pratiche interessano il settore idrico, a luglio 2015 l’AGCM richiedeva un parere all’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI), ex art. 27, comma 1-bis, del Codice del Consumo. Tale parere perveniva in data 3 settembre 2015 e l’AEEGSI, fornendo una puntuale descrizione del contesto fattuale, riconosceva la correttezza dei comportamenti adottati da Abbanoa alla luce della regolamentazione vigente. In particolare, a detta dell’AEEGSI non erano emerse violazioni da parte di Abbanoa in merito alle comunicazioni all’utenza in ordine alle tariffe applicate. In relazione alle modalità di fatturazione, veniva chiarito che nella disciplina di settore non è rinvenibile alcun obbligo che imponga la fatturazione solo in base ai consumi effettivi. In altre parole, secondo l’AEEGSI, i comportamenti di Abbanoa erano sostanzialmente conformi alla disciplina di settore. Ciò nonostante, l’AGCM chiudeva l’istruttoria, irrogando ad Abbanoa una sanzione complessiva per le diverse condotte contestate pari a circa un milione di euro.  

Su tali basi, il TAR adito ha rilevato l’illegittimità del provvedimento sanzionatorio impugnato dal momento che, senza fornire alcuna motivazione, non ha tenuto in alcuna considerazione il parere reso dall’AEEGSI, contravvenendo sia alle disposizioni del Codice del Consumo che al Protocollo d’intesa tra le due autorità indipendenti in questione. In particolare, i giudici di primo grado hanno ritenuto violato l’art. 27, comma 1-bis, del Codice del Consumo ai sensi del quale, nell’ambito delle istruttorie finalizzate all’accertamento di pratiche commerciali scorrette in settori regolati, l’AGCM è tenuta ad acquisire il parere delle competenti autorità di regolazione. Il giudice di prime cure ha richiamato i principi giurisprudenziali in base ai quali, laddove l’amministrazione procedente intenda discostarsi da un parere acquisito nel corso del procedimento (obbligatorio, facoltativo o semi-vincolante), essa deve fornire una idonea ed adeguata motivazione. Nel caso di specie, l’AGCM non ha offerto alcuna motivazione se non una mera clausola di stile per giustificare la propria scelta di non condividere la posizione adottata dall’AEEGSI, limitandosi ad osservare come le conclusioni rese dalla stessa fossero in sostanza inconferenti rispetto all’oggetto dell’indagine. Alla luce di tali considerazioni, il TAR ha annullato il provvedimento sanzionatorio in questione.  

In altre parole, la causa dell’annullamento non è stata la scelta di non aver aderito ai contenuti del parere dell’AEEGSI, piuttosto di non aver fornito una adeguata motivazione del perché si è optato per tale conclusione.