La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2230/2017, conclude definitivamente una vicenda relativa a una presunta pratica anticoncorrenziale nel settore del traghettamento nello Stretto di Messina.

La vicenda trae origine quando Amadeus S.p.A., società di navigazione, avvia una causa innanzi alla Corte d’Appello di Roma, all’epoca giudice in unico grado per le cause in materia di concorrenza, contro Rete Ferroviaria Italiana (RFI), già Ente Ferrovie dello Stato S.p.A., e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), al fine di cercare di attivare un servizio di trasporto mediante traghetto tra i porti di Villa San Giovanni e Messina. Oggetto della richiesta era l’accesso a, e quindi l’utilizzazione di, un determinato scivolo del porto di Villa che era gestito in via esclusiva da RFI in virtù di un atto siglato con l’Ufficio locale Marittimo.

La società attrice lamentava il fatto che RFI utilizzasse in via esclusiva la struttura non solo per operare traghettamenti di vagoni ferroviari (attività per la quale agiva in situazione di monopolio legale) bensì anche di mezzi gommati (attività che interessava anche ad Amadeus S.p.A.), ponendo in essere delle condotte che, a suo avviso, avrebbero configurato un abuso di posizione dominante. L’attrice invocava il proprio diritto di autoproduzione così come tutelato dall’art. 9, l.287/1990 nei casi di monopolio legale. La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 4929/2007, rigettava la domanda di Amadeus per via della mancanza di un monopolio legale nel servizio di traghettamento di mezzi gommati e la conseguente estraneità della situazione rispetto all’ambito di applicazione dell’articolo 9. Con la successiva sentenza, n. 3495/2012, la stessa Corte aveva escluso la sussistenza di una posizione dominante di RFI per via della presenza di un’altra società privata (Caronte & Tourist S.p.A) che, in virtù di una concessione con l’Amministrazione, occupava altri quattro scivoli che, a sua volta, utilizzava in esclusiva.

Amadeus S.p.A. ha quindi deciso di ricorrere in Cassazione avverso tali sentenze, adducendo ben tredici motivi di impugnazione. In particolare, la ricorrente ha contestato il fatto che la Corte d’Appello avrebbe erroneamente escluso il diritto all’autoproduzione anche in un’ipotesi in cui il monopolio legale non derivava da un atto legislativo, ma da provvedimenti amministrativi di rango secondario (quali le concessioni di cui sopra). Secondo la ricorrente, la medesima situazione di monopolio può essere integrata anche nel caso in cui l’esercizio di quella determinata attività sia stato attribuito in via esclusiva a un’impresa privata mediante una concessione amministrativa. Inoltre, la ricorrente ha argomentato che la Corte d’Appello avrebbe errato nell’escludere un abuso di posizione dominante, poiché non avrebbe considerato che tale fattispecie si sarebbe verificata nel caso concreto in virtù di un’intesa restrittiva della concorrenza tra RFI e Caronte & Tourist S.p.A., le quali si sarebbero spartite il mercato dei traghettamenti relativo all’intero Stretto. Per quanto riguarda il mercato rilevante poi, la Corte d’Appello avrebbe comunque erroneamente valutato interscambiabili i porti di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria.

La Corte di Cassazione ha rigettato in toto il ricorso presentato da Amadeus. In merito al diritto all’autoproduzione, la suprema corte concorda col giudice di primo grado ritenendo esclusa innanzitutto l’applicabilità dell’art. 9 per via dell’assenza di un monopolio legale strictu sensu, al riguardo affermando che “…[q]uando non ricorre il caso del monopolio legale, il diritto all’autoproduzione da parte del privato trova il suo fondamento non nella l. n. 278 del 1990, art 9, ma in base al diritto della libertà di iniziativa economica consacrato dall’art. 41 Cost. …”. Osserva il Collegio che nel mercato rilevante non operava soltanto RFI, bensì anche l’altra società privata di cui sopra e che la ricorrente aveva fallito nel dimostrare la presenza di un monopolio di fatto, presupposto fondamentale ad avviso della Suprema Corte, per poter poi contestare la relativa compressione del diritto all’autoproduzione ex art. 41 Cost. Per la stessa ragione, in merito alla possibile configurabilità di un abuso di posizione dominante, la Corte di Cassazione ha ritenuto mancante il presupposto della posizione dominante per l’applicazione dell’art 3, l. 287/1990, per la presenza di un’altra società privata operante attraverso l’utilizzazione di altri quattro scivoli, la quale secondo la Corte impedirebbe una siffatta ipotesi.

Infine, la Corte ribadisce la correttezza dei rilievi della Corte d’Appello secondo la quale non sarebbe possibile ipotizzare un abuso di posizione dominante neanche se si considerasse come mercato rilevante il solo porto di Villa San Giovanni. Ciò detto, la Cassazione, peraltro, ritiene che sia comunque corretta la definizione del mercato operata dalla Corte d’Appello, che include anche il porto di Reggio Calabria nel mercato rilevante.

Se il fatto che una causa in materia di diritto della concorrenza abbia raggiunto la Suprema Corte non può che contribuire allo sviluppo di questa area anche nell’ambito giudiziale, lascia un po’ perplessi come la Corte di Cassazione abbia formulato le sue argomentazioni e la relativa ratio decidendi. E’ auspicabile che questo processo di apprendimento da parte dell’ordinamento giudiziario, che ormai è in corso da 27 anni, abbia una accelerata e che la recente attuazione della meglio nota “Direttiva danni” dell’Unione Europea, avvenuta lo scorso febbraio con il Dlgs. n. 3/2017, possa essere l’occasione per un salto di qualità.