Con la sentenza nella causa C-492/14, la Corte di Giustizia europea (CdG) si è pronunciata in via pregiudiziale sulla compatibilità di una normativa regionale che limita a livello territoriale la gratuità della distribuzione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili.

La decisione della CdG si innesta nell’ambito di un giudizio in cui la Essent Belgium NV (Essent), società che fornisce nelle Fiandre energia elettrica - prevalentemente prodotta da fonti rinnovabili importata dai Paesi Bassi, aveva presentato domanda innanzi al tribunale di primo grado belga per ottenere il risarcimento dei danni di natura extracontrattuale da parte della Vlaas Gewest (Regione fiamminga), che aveva adottato una normativa regionale che aveva ristretto la concessione della gratuità della distribuzione di energia prodotta da fonti rinnovabili in base a criteri essenzialmente geografici.

In particolare, la menzionata normativa locale, a seguito di diverse modifiche, aveva da ultimo disposto la gratuità della distribuzione limitatamente “…all’elettricità fornita ai clienti finali collegati ad una rete di distribuzione situata nella Regione fiamminga e prodotta da una fonte energetica rinnovabile, […], in un impianto di produzione che immette direttamente la propria elettricità in una rete di distribuzione situata in Belgio…”.

Alla luce di tale previsione Essent era stata, quindi, esclusa dal regime di distribuzione gratuita con riferimento alla rete di distribuzione situata nelle Fiandre, in quanto importatrice dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili da uno Stato differente dal Belgio (come detto, i Paesi Bassi).

La CdG è stata chiamata dal giudice del rinvio a pronunciarsi sulla compatibilità di una siffatta normativa regionale rispetto al diritto comunitario applicabile (in particolare, oltre ai principi generali riconosciuti nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, le direttive n. 2003/54/CE, 96/92/CE e 2001/77/CE). A tal riguardo, appare opportuno rammentare che, in particolare la direttiva 2001/77/CE, ha riconosciuto l’esigenza di un maggiore incentivo all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.


La CdG ha evidenziato in primo luogo che il diritto dell’Unione non ha inteso realizzare un’armonizzazione completa in materia di incentivazione alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, lasciando, pertanto, agli Stati membri discrezionalità sulla selezione dei meccanismi volti, per l’appunto, all’incoraggiamento dell’incremento della produzione di tale elettricità (certificati verdi, esenzioni o sgravi fiscali, ecc.). Secondo la CdG, tuttavia, le soluzioni adottate in tal senso all’interno dei singoli Stati membri devono risultare appropriate e proporzionate agli obiettivi perseguiti nonché compatibili con il corretto funzionamento del mercato interno, nel rispetto, in particolare, delle norme europee poste a tutela della concorrenza e della libera circolazione delle merci.

Proprio su questi aspetti si concentra la decisione in commento della CdG che richiama la copiosa giurisprudenza sul rispetto del principio di uguaglianza e non discriminazione (ex multis, C-17/03 VEMW e a. del 7 giugno 2005; C- 127/07 Arcelor Atlantique e Lorraine e a. del 16 dicembre 2008). Peraltro, è soprattutto con riferimento al rispetto del principio di proporzionalità che la CdG giunge a definire la normativa fiamminga in commento incompatibile con il diritto dell’Unione, chiarendo in maniera chiara – e meritevole di una citazione completa - che “…stante tale carattere al tempo stesso indiretto, incerto e aleatorio, e poiché esistevano, inoltre, altri mezzi quali, ad esempio, la concessione di certificati verdi, i quali, dal canto loro, contribuiscono in maniera certa ed effettiva al perseguimento dell’obiettivo di accrescere la produzione di elettricità verde senza, in particolare, pregiudicare l’instaurazione del libero accesso dei terzi alle reti di distribuzioni in condizioni non discriminatorie previsto segnatamente all’articolo 20, paragrafo 1, della direttiva 2003/54, come una delle misure essenziali per il completamento del mercato interno dell’energia elettrica, occorre constatare che normative regionali come quelle di cui al procedimento principali non soddisfano le condizioni derivanti dal principio di proporzionalità e che il pregiudizio che esse arrecano al suddetto libero accesso e alla libera circolazione delle merci non può, di conseguenza, essere giustificato da detto obiettivo”.

Finalmente una chiara presa di posizione della CdG su un tema, quello delle restrizioni territoriali all’interno dell’area europea, di particolare rilievo in questo periodo.