Con l’ordinanza n. 185 del 22 marzo 2016, il T.A.R. Marche ha proposto il seguente quesito alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: “Se, in riferimento alle previsioni di cui all’art. 191 del TFUE e all’art.2 della direttiva 2011/92/UE, sia compatibile con il diritto comunitario l’esperimento di un procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (ed eventualmente a VIA) successivamente alla realizzazione dell’impianto, qualora l’autorizzazione sia stata annullata dal giudice nazionale per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, in quanto tale verifica era stata esclusa in base a normativa interna in contrasto con il diritto comunitario”.

Il T.A.R. Marche ha, quindi, formulato un quesito di sicuro interesse per tutti quei progetti che possono essere stati autorizzati e/o costruiti, senza la preventiva sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale disciplinata dagli articoli 19 e ss. del d.lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente).

Il caso affrontato dal T.A.R. Marche riguarda un operatore economico che dopo aver ottenuto l’autorizzazione a realizzare ed esercitare un impianto di produzione di energia elettrica da biogas, ha subito l’annullamento, in sede giurisdizionale, della predetta autorizzazione a causa della sua mancata sottoposizione alla verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (cd. screening ambientale).

In seguito al predetto annullamento, l’operatore economico ha presentato la domanda di avvio della procedura di impatto ambientale di cui al combinato disposto dell’art. 23 e segg. d.lgs. 152/06 e dell’art. 12 e segg. della legge Regione Marche 3/12.

All’esito di questo nuovo procedimento, l’amministrazione competente ha espresso il giudizio positivo di compatibilità ambientale con prescrizioni.

Questo provvedimento di verifica di compatibilità ambientale, è stato impugnato da un Comune situato all’interno della territorio provinciale (Macerata) nel quale si trova l’impianto, ritenendo che la valutazione di impatto ambientale “postuma” sarebbe in contrasto con l’art. 191 TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) il quale definisce i principi della politica dell’Unione Europea in materia ambientale e con l’art.2 della direttiva 2011/92/UE (e, in precedenza, l’art.2 della direttiva 85/337/CEE) il quale stabilisce che gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, per i progetti per i quali si prevede un significativo impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un’autorizzazione e una valutazione del loro impatto.

Il T.A.R. Marche, dopo aver sottolineato come nell’ordinamento interno italiano non è attualmente presente alcuna norma che disciplini la valutazione di impatto ambientale cosiddetta postuma, ad impianto realizzato, ha affermato che nella giurisprudenza comunitaria sussistono precedenti che consentirebbero questa possibilità a condizione che essa non offra agli interessati l’occasione di aggirare le norme comunitarie o di disapplicarle.

A tal proposito il Giudice ha richiamato quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia del 3.7.2008, causa C-215/06 Wells, che nella parte finale ha affermato come: “A tale proposito spetta al giudice nazionale accertare se il diritto interno preveda la possibilità di revocare o di sospendere un’autorizzazione già rilasciata al fine di sottoporre il detto progetto ad una valutazione dell’impatto ambientale, conformemente a quanto richiesto dalla direttiva 85/337”.

Sulla base di queste considerazioni e poiché il primo motivo del ricorso introduttivo ha dedotto, per l’appunto, l’impossibilità di esperire la cosiddetta VIA (valutazione di impatto ambientale) postuma, per violazione della normativa comunitaria, il giudice del T.A.R. Marche ha sollevato il quesito sopra descritto ritendo la soluzione della questione interpretativa proposta, necessaria per la soluzione della controversia sottoposta al suo esame.

Appare chiaro che la soluzione della questione interpretativa sollevata dal T.A.R. Marche, potrà avere ricadute importati per tutti quei progetti che, per diverse ragioni, sono stati autorizzati e costruiti in assenza del preventivo assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale.