Il caso in questione contempla l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 67 dell’Arbitration Act 1996, da parte di Transgrain Shipping BV, di un lodo a favore di Deiulemar Shipping Ltd relativo all’applicazione di clausole arbitrali ed all’identità degli arbitri.

I Fatti

Deiulemar Shipping Ltd, parte convenuta, era noleggiatore della ELENI P, in sub-noleggio a parte attrice. Il contratto di sub-noleggio medesimo prevedeva l’arbitrato, ma includeva due serie di disposizioni arbitrali che risultavano essere discordanti tra di loro: la clausola 75, infatti, specificava che dovesse costituirsi un collegio composto da due arbitri ed un terzo, ‘umpire, tenuto ad emettere un lodo da solo nel caso di dissenso tra i primi due; le clausole arbitrali BIMCO, invece, specificavano tre arbitri. La clausola 75, prevedeva, inoltre, che laddove una parte avesse dato inizio all’arbitrato ma l’altra non avesse nominato un arbitro nel termine di 20 giorni, la prima avrebbe potuto procedere alla sua nomina per conto della seconda.

Tra maggio e dicembre 2010, la nave venne sequestrata dai pirati.

Tale evento diede origine ad una controversia tra le parti, e Transgrain iniziò un arbitrato contro Deiulemar. Successivamente, e più di 20 giorni dopo la nomina di Transgrain, Deiulemar dichiarò di aver nominato un arbitro, ma la modalità e forma usata per la nomina indicava che stessero per dare inizio ad un nuovo arbitrato. Transgrain, in risposta, comunicò di aver nominato un arbitro per Deiulemar.

Il collegio arbitrale ritenne che le clausole arbitrali appropriate fossero le clausole BIMCO e che gli arbitri di Transgrain e Deiulemar fossero stati validamente nominati.

Queste le argomentazioni di Transgrain:

  1. che la clausola 75 fosse la clausola arbitrale appropriata;
  2. che la nomina dell’arbitro di Deiulemar era stata inefficace, dal momento che quest’ultima aveva nominato un arbitro per un nuovo procedimento arbitrale; ed, infine
  3. che il principio di estoppel impediva a Deiulemar di negare che la clausola 75 trovasse applicazione.

La sentenza

La sentenza venne emessa a favore di Deiulemar, per i seguenti motivi:

  1. Se vi fosse stata una scelta intenzionale della clausola 75 e non delle clausole BIMCO, ci si sarebbe aspettati dalle parti che quest’ultime avrebbero eliminato dal contratto di noleggio ogni riferimento alle clausole BIMCO medesime. Dal momento che questo non ebbe luogo, le parti avevano incorporato due serie di regole arbitrali discordanti tra loro, ma senza comprenderne l’incongruenza. Entrambe le disposizioni facevano riferimento all’arbitrato da condursi ai sensi delle regole della London Maritime Arbitrators Association, che a loro volta suggeriscono l’applicazione delle clausole BIMCO. Pertanto, se le clausole BIMCO costituivano lo standard del settore, ciò rappresentava un’indicazione molto forte che le parti, nel contemplare che l’arbitrato sarebbe stato condotto dai membri dell’Associazione sopra menzionata, intendessero applicabili le stesse clausole BIMCO. Inoltre, le clausole BIMCO contemplavano sia l’arbitrato che la mediazione, e ci si aspetta che, solitamente, le parti valutino i benefici di una mediazione. La contraddizione sarebbe stata risolta a favore delle clausole BIMCO. Pertanto, il regime arbitrale applicabile richiedeva la presenza di un collegio composto da tre arbitri;
  2. La nomina dell’arbitro di Deiulemar non doveva essere vista come la nomina in un nuovo procedimento cui quest’ultimi avevano dato impulso. Transgrain aveva dato inizio alla procedura arbitrale, nominato il suo arbitro ed aveva invitato Deiulemar a nominare il proprio. Deiulemar aveva seguito la procedura apparentemente non apprezzando che Traingrain avesse già iniziato l’arbitrato. Tuttavia, non ci potrebbe essere stato alcun senso o scopo per le parti nell’avere due arbitrati tra le stesse parti sulla medesima questione. Attraverso un’analisi oggettiva della condotta di Deiulemar, risulta che questi stessero nominando il loro arbitro nella procedura arbitrale con Transgrain ai sensi del sub-noloeggio. Bisogna considerare la sostanza della nomina: non doveva essere vista come inefficace semplicemente perché, come questione di forma, la nomina avrebbe dovuto dare inizio ad un arbitrato piuttosto che rispondere ad un arbitrato già iniziato. Pertanto, le parti avevano ciascuna nominato un arbitro, e questi arbitri avevano nominato un terzo arbitro. Detta nomina, pertanto, risultava valida ed efficace;
  3. Le argomentazioni di Transgrain circa l’estoppel non erano state considerate dal collegio arbitrale; si trattava di una questione che doveva essere considerata dal collegio piuttosto che dalla Corte. In ogni caso, anche se le basi dell’estoppel fossero state stabilite, questo non avrebbe supportato la posizione di Trangrain. Un estoppel non potrebbe costituire un accordo (si veda a tal proposito la decisione nel caso SmithKline Beecham Plc v Apotex Europe Ltd [2006] EWCA Civ 658, [2007] Ch. 71). Pertanto, un estoppel sussistente tra le parti non avrebbe potuto rientrare nella giurisdizione degli arbitri.

Commento

Questo caso corrisponde ad un esempio pratico di quanta attenzione ed importanza debba essere data alla redazione del contratto, date le problematiche che due articoli in contrasto tra loro possono materialmente creare. É interessante notare come sia stata data preferenza alle clausole arbitrali standard di BIMCO, considerate un modello nel settore, avendo esse non solo il sostegno del LMAA, ma anche i grandi vantaggi della mediazione delle parti commerciali, in aggiunta all’arbitrato. L’approccio della Corte è stato molto pragmatico, e più basato sulla sostanza che non sulla forma. Alla luce di quest’approccio, bisognerebbe valutare la posizione molto attentamente prima di contestare la giurisdizione di un collegio arbitrale in base ad una tesi molto tecnica, dati i ritardi e costi che tale contestazione potrebbe comportare.