Con la decisione dello scorso 20 settembre, la Commissione europea (Commissione) ha sanzionato per € 6.015.000 la società austriaca Altstoff Recycling Austria (ARA) per aver abusato della sua posizione dominante sul mercato della gestione dei rifiuti di imballaggio.

La decisione in commento mette un punto fermo nell’ambito di un lungo procedimento istruttorio - avviato nel luglio 2011 e intervallato dalla comunicazione delle risultanze istruttorie da parte della Commissione ad ARA nel luglio 2013 e dalle successive repliche di quest’ultima - volto all’accertamento dell’abuso di posizione dominante posto in essere da ARA nel periodo intercorrente da marzo 2008 ad aprile 2012 sul mercato della gestione dei rifiuti di imballaggio austriaco.

Dalle evidenze istruttorie, era emerso, infatti, che ARA avesse realizzato un’infrastruttura nazionale di raccolta che le consentiva di trovarsi in posizione dominante nella fornitura dei servizi a valle di raccolta e riciclo dei rifiuti agli utenti domestici: per poter fornire tali servizi, infatti, i concorrenti di ARA erano costretti ad accedere a quest’unica infrastruttura non replicabile, prevista ai sensi di una legge nazionale austriaca. La condotta abusiva accertata nei confronti di ARA era consistita, in particolare, nell’impedire ai propri concorrenti di entrare o espandersi sul mercato attraverso il rifiuto all’accesso alla propria infrastruttura.

La decisione in commento assume rilievo con riferimento alle modalità di calcolo della sanzione irrogata dalla Commissione, il cui importo è stato ridotto del 30% a fronte della cooperazione di ARA nel corso del procedimento istruttorio. In cambio di tale riduzione dell’ammenda, ARA si è offerta, in particolare, di riconoscere la violazione commessa, nonché di attuare un rimedio strutturale volto alla cessione di una parte della propria infrastruttura di raccolta dei rifiuti domestici, favorendo, quindi, l’accesso alla stessa infrastruttura e permettendo l’ingresso di nuovi concorrenti sul mercato.

È interessante osservare come la Commissione sia giunta all’applicazione di uno strumento per certi versi assimilabile al settlement nella decisione relativa ad una violazione ex art. 102 TFUE, la prima dall’introduzione del Regolamento 1/2003 (come ricorda la Commissione, simili forme di cooperazione erano state considerate nelle decisioni dei casi Hilti del 1987, Tetra-Pak del 1991, Nintendo del 2001).

Nei casi di cartelli, la cooperazione è la condizione necessaria per l’utilizzo di strumenti quali i programmi di clemenza o la procedura di settlement. Al contrario, fino ad ora, con riferimento alle violazioni della normativa antitrust diverse dai cartelli, l’unica forma per riconoscere un comportamento cooperativo di un’impresa era rappresentato dalla chiusura del procedimento senza infrazioni ma con l’accettazione di impegni (ex art. 9 del Regolamento 1/2003); tuttavia, non sempre tale strumento risulta essere quello più idoneo (ad esempio, quando l’illecito antitrust è già terminato, o quando la Commissione intenda comunque accertare la violazione e comminare una sanzione ai sensi dell’art. 7 del Regolamento 1/2003).

Proprio per illustrare il ragionamento seguito nel caso di specie, in aggiunta alla press release recante la notizia della decisione in parola, la Commissione ha pubblicato una short note sulla riduzione delle sanzioni per cooperazione (in casi di infrazioni antitrust differenti dai cartelli), da cui si evince che la Commissione ha inteso inserirsi in questo spiraglio di “vuoto normativo” rimasto aperto per valorizzare i comportamenti cooperativi nell’ambito dell’accertamento di violazioni antitrust (diverse dai cartelli), giustificando una siffatta quantificazione della sanzione sulla base di quanto stabilito al paragrafo 37 delle Linee guida della Commissione sulle Sanzioni del 2006, il quale prevede che “…nonostante i presenti orientamenti espongano la metodologia generale per la fissazione delle ammende, le specificità di un determinato caso o la necessità di raggiungere un livello dissuasivo possono giustificare l'allontanamento da tale metodologia o dai limiti fissati al punto 21”.