Con la sentenza resa lo scorso 12 maggio, il Tribunale dell’UE (Tribunale) ha respinto il ricorso proposto dalla società Trioplast Industrier AB (Trioplast), attiva nella produzione di borse industriali, avverso una decisione con cui la Commissione europea (Commissione) le aveva imposto di corrispondere un importo a titolo di interessi di mora per il ritardo nel pagamento della sanzione alla stessa inflitta in relazione alla partecipazione ad un cartello da parte di una sua controllata, Trioplast Wittenheim (TW).

Per comprendere quanto statuito nella sentenza in commento, è opportuno ripercorrere brevemente le vicende da cui trae origine. Come anticipato, la ricorrente figurava tra i destinatari di una sanzione comminata nel 2005, insieme ad altre due società, vale a dire FLSmidth e FLS Plast, in qualità di controllanti congiunte di TW nel corso della sua partecipazione all'intesa posta sotto la lente della Commissione. A seguito dell'imposizione della suddetta ammenda, la Trioplast proponeva ricorso innanzi al Tribunale, che, con sentenza del 2010, provvedeva a fissare un importo massimo (pari a 2,73 milioni di euro), su cui la Commissione avrebbe poi dovuto definire l'entità della responsabilità di ciascuna delle tre predette imprese. A fronte di tale decisione, la Commissione proponeva alla ricorrente di ridurre la garanzia bancaria stipulata in precedenza entro un importo di 2,73 milioni di euro, a cui si andavano ad aggiungere gli interessi di mora maturati a decorrere dal marzo 2006, periodo a partire dal quale la Trioplast avrebbe dovuto pagare la sanzione. Il 2012 segna l'anno in cui si assisteva all'adempimento dell'obbligo di pagamento dell'ammenda; in seguito, precisamente nel 2014, la ricorrente riceveva una lettera con cui la Commissione demandava la corresponsione degli interessi di mora. Benché la Trioplast provvedesse di seguito al relativo pagamento, non mancava di evidenziare come tale prestazione fosse, in verità, non dovuta, dacché la somma in questione era stata definita soltanto con la lettera del luglio 2014.

Con la decisione in esame, il Tribunale, in primis, dà conto della non ammissibilità dell'argomentazione di parte, secondo cui gli stessi giudici, con la decisione del 2010 avrebbero annullato in toto la decisione della Commissione, allorché avevano proceduto a ridefinire l'ammontare dovuto. Ciò in quanto “...la somma definita nella sentenza adottata nel 2010 dal Tribunale […] non costituisce una nuova sanzione distinta sotto il profilo giuridico dall'importo imposto dalla Commissione con la decisione del 2005…”, in quanto “...il giudice europeo non è competente [...] a sostituire la sanzione inflitta dalla Commissione con una ammenda nuova e giuridicamente distinta…”. Secondo i giudici del Tribunale, quindi, la lettera del 2014 non può essere colpita dall'annullamento invocato dalla ricorrente.

Infine, per completezza della trattazione, si segnala che, quanto alla richiesta di risarcimento del danno asseritamente subito, secondo le ricostruzioni della ricorrente, in ragione della corresponsione degli interessi contestati unitamente alle spese di garanzia bancaria, il Tribunale ha opposto il proprio rifiuto sulla base di un ragionamento fondato sulla condotta tenuta dalla medesima Trioplast: nel caso di specie, non si ravvisa, invero, un nesso di causalità tra il pregiudizio sofferto e l'operato della Commissione, in quanto siffatto danno consegue alla scelta liberamente assunta dalla ricorrente di fornire una garanzia bancaria invece di procedere al pagamento di quanto dovuto.