In una recente sentenza, il Consiglio di Stato ha chiarito che le motivazioni dell’eventuale diniego (anche solo parziale) dell’autorizzazione paesaggistica alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile devono essere particolarmente stringenti. Ai fini di una pronuncia di diniego, non è pertanto sufficiente che l’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico rilevi una generica minor fruibilità del paesaggio sotto il profilo del decremento della sua dimensione estetica (Consiglio di Stato, Sez. VI, 23 marzo 2016, n. 1201).

Il Consiglio di Stato è giunto ad affermare il suddetto principio di diritto muovendo dall’assunto che, ai sensi del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, le opere funzionali agli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile sono da qualificarsi come opere di pubblica utilità, in quanto la produzione di energia pulita è incentivata dalla legge in vista del perseguimento di preminenti finalità pubblicistiche correlate alla difesa dell’ambiente e dell’ecosistema. Quanto di più, l’art. 12 del medesimo d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, ha introdotto un procedimento unico semplificato per il rilascio delle autorizzazioni necessarie alla implementazione delle infrastrutture strumentali alla produzione di energia da fonte rinnovabile.

Posto quanto sopra, e considerato che in generale qualsiasi nuova opera produce una qualche incidenza sul paesaggio, ne discende che il giudizio di compatibilità, che l’autorità preposta è chiamata ad espletare, non può limitarsi a rilevare l’oggettività del novum sul paesaggio preesistente né può ridursi all’esame della ordinaria contrapposizione interesse pubblico/interesse privato che connota generalmente il tema della compatibilità paesaggistica negli ordinari interventi edilizi. L’autorizzazione paesaggistica alla realizzazione di un impianto di produzione di energia da fonte rinnovabile deve piuttosto essere espressione di un esame analitico della complessità degli interessi coinvolti. In forza delle norme sopra richiamate infatti, la produzione di energia da fonte rinnovabile è essa stessa attività che contribuisce, sia pur indirettamente, alla salvaguardia dei valori paesaggistici.

In linea con le motivazioni addotte dal Consiglio di Stato nella sentenza in argomento, può quindi concludersi che l’amministrazione preposta alla tutela del vincolo paesaggistico, anche mediante la contestuale indicazione di accorgimenti tecnici sulle modalità allocative degli impianti per la produzione di energia nel paesaggio, deve cercare di favorire la soluzione che consenta la realizzazione dell’intervento con il minor sacrificio dell’interesse paesaggistico nella sua declinazione estetica. Qualora l’interesse paesaggistico risulti prevalente, l’amministrazione preposta dovrà fornire una motivazione stringente a supporto del diniego di autorizzazione alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile.