IL BILANCIO PRESENTATO IL 23 NOVEMBRE SCORSO DAL CANCELLIERE DELLO SCACCHIERE (MINISTRO DEL TESORO), PHILIP HAMMOND, HA SCATENATO POLEMICHE SIA DA PARTE DELL’OPPOSIZIONE CHE DEL PARTITO CONSERVATORE.

Hammond, che è a favore di un divorzio il più morbido possibile da Bruxelles in modo da non danneggiare l’economia interna, ha delineato un “buco nero” di 58 miliardi di sterline nel deficit britannico causato, a parer suo, proprio dall’uscita dall’Unione Europea. Pur non pronosticando una recessione, il Ministro è convinto che il PIL continuerà a espandersi, ma seguendo una rotta diversa rispetto alla politica del suo predecessore George Osborne, che impedirà di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2020.

L’ex Ministro del Lavoro Iain Duncan Smith, leader della campagna Brexit e antieuropeista dei Tories, ha accusato il Ministro del Tesoro “di eccessivo pessimismo”. John Redwood, deputato che auspica una rottura totale con l’UE, ha affermato che “… La previsione di crescita dell’economia è troppo bassa, le previsioni sul denaro da prendere in prestito sono troppo alte e l’idea che non avremo sostanzialmente accesso al mercato comune anche se siamo fuori dalla Ue è sbagliata …”. Ancora, l’Ukip di Nigel Farage, partito da subito schieratosi pro-Brexit, ritiene che “… Il governo spreca miliardi di sterline perché ritarda a lasciare la Ue …”. Secondo il Labour, invece, il Governo “… ha perso tempo per sei anni, quando avrebbe dovuto investire nell’economia anziché continuare a tagliare la spesa pubblica …”.

Il primo budget del nuovo Ministro del Tesoro è basato sulle stime dell’Office for Budget Responsability, secondo cui la Brexit, da qui al 2020, anno in cui ci saranno le prossime elezioni, provocherà un’espansione economica di 2,4 punti percentuali inferiori rispetto alle precedenti previsioni. Hammond ha precisato che, anche se al momento non ci sono disastri visibili, i conti fanno pensare a un futuro tutt’altro che brillante per l’economia britannica per colpa della Brexit.